Benvenuti ABC: quando un’idea vincente (e gratuita) nasce dalla volontà di aiutare gli altri

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Intervista realizzata in collaborazione con Sara Marconi per L’Indice

Durante la scorsa Children’s Book Fair di Bologna (3-6 aprile 2017) ho avuto modo di seguire un evento che mi stava particolarmente a cuore: la presentazione di Benvenuti ABC in cinese. Dopo il successo di Benvenuti ABC, app per smartphone e per tablet pensata per mettere a proprio agio bambini e adulti provenienti da tutti i paesi del mondo (in particolare dai Paesi arabi) e iniziarli così alla lingua italiana, Giulia Natale e Silvia Torchio hanno pensato di applicare la medesima tecnologia alla lingua cinese. Perché la lingua cinese? Nonostante le migrazioni che fanno più notizia siano quelle provenienti dal mondo arabo e africano, moltissime persone continuano ad arrivare dalla Cina, come ben sanno maestre e insegnanti, che spesso si trovano di fronte a classi multietniche e multilinguistiche. Un’app come questa, che si può anche proiettare sulle LIM, con una grafica divertente e accattivante, può servire come primo approccio nella mediazione e nella relazione.

In seguito a quella presentazione ho deciso di fare una breve intervista a Giulia Natale e Silvia Torchio per approfondire alcuni aspetti di questo importante e necessario progetto.

Come è nato Benvenuti ABC?

GN – Benvenuti ABC nasce in Germania da due illustratori tedeschi, Anna Karina Birkenstock e Caspar Armster, che due anni fa facevano gli operatori volontari nel centro di prima accoglienza di Colonia. Appassionati da sempre di immagini e tecnologia erano venuti alla Fiera di Bologna e lì si erano imbattuti nello stand di PubCoder [nota dell’intervistatrice: PubCoder è un’azienda italiana che sviluppa un software che consente la creazione di contenuti digitali interattivi distribuibili come ebook, app, HTML5 dentro i browser, su desktop e mobile] e avevano parlato con il capo dello sviluppo. Ci hanno poi raccontato che per loro è stato naturale, una volta tornati alle loro attività in Germania e al loro volontariato, immaginare subito di usare questa tecnologia con i bambini, con i quali non riuscivano a comunicare; è stato naturale, cioè, provare a disegnare per comunicare, prendere carta e matita per dare un senso alle parole e servirsi del software PubCoder per costruire un libro digitale che, a differenza di un libro di carta, non avesse gli stessi costi di stampa, tempi e modi di realizzazione e distribuzione sul territorio: a loro serviva qualcosa che si potesse preparare velocemente, data l’emergenza, e che altrettanto velocemente potesse essere messo nelle mani dei loro colleghi operatori per arrivare efficacemente ai bambini e alle loro famiglie. Dall’idea alla distribuzione: in qualche mese il loro progetto era pronto, distribuito e usato nei centri, scaricato sui cellulari di tutte le persone che si relazionavano con i migranti e dalle famiglie stesse. (cfr. http://www.willkommensabc.de/en/) La loro versione contiene la traccia sonora (aspetto di rilievo per insegnare le parole) in inglese e tedesco, le illustrazioni non sono interattive, sono ferme; oltre a Karina avevano collaborato con entusiasmo all’edizione tedesca 25 illustratori. Quando noi, in Italia, abbiamo visto l’utilità e la bellezza del progetto abbiamo capito che poteva essere importante crearlo anche qui, con alcune differenze.

Benvenuti ABC è un dizionario illustrato. Ma illustrato da chi?

GN – Da molte mani! Abbiamo infatti deciso di chiedere agli illustratori italiani di regalarci un’immagine, e hanno risposto in moltissimi. L’idea della chiamata agli illustratori è stata ispirata dall’emergenza di quei giorni e dal tipo di progetto; tra l’altro la versione italiana di BenvenutiABC, diversamente da quella tedesca, ha l’interattività su ogni immagine, il che significa che ogni illustratore ha dovuto darci almeno tre livelli per creare il movimento della parola da illustrare; inoltre le parole sono più numerose: alla fine hanno collaborato 124 illustratori per l’arabo, 140 per il cinese. Non chiedevamo omogeneità di stile fra loro, anzi la bellezza credo stia proprio nella coralità di voci: ciascuno era libero di esprimersi con la sua tecnica e in libertà, era imprescindibile solo che si capisse la parola e che avesse una buona resa, che non creasse confusione tra concetti (la soluzione di STAGIONI di Marianna Balducci, ad esempio, è stata un capolavoro, perché è montata come in un video e trasmette il senso della ciclicità delle stagioni). Solo in pochissimi casi abbiamo dovuto rinunciare a un contributo che non risultava abbastanza comprensibile. Hanno disegnato grandi illustratori come Emanuela Bussolati e Gioia Marchegiani, Marco Somà e Massimo Caccia, così come tre ragazzini, tutto nello spirito del progetto: è questa la parte che a me piace di più… il voler esserci, ciascuno con le proprie forze e capacità.

Oltre agli illustratori, quali altre figure sono state coinvolte in questo progetto?

GN – Le professionalità coinvolte sono state molte. Rami Zaatari ha fornito le parole nell’arabo tradizionale, riconosciuto dalla comunità araba come arabo di riferimento; Paolo Favaro ci ha regalato 30 rumori, studio Lumax gli spazi per registrare, Giancarlo Judica la voce italiana, Mattia Garofalo la voce inglese; Valeria Petrone la copertina per l’arabo, poi grazie a Silvia Torchio che ha curato la versione Cinese abbiamo avuto la copertina di Arianna Papini. Per l’arabo è stato utile avere il sostegno di Fondazione Migrantes che ha diffuso il libro fra gli operatori e in tutte le loro case d’accoglienza, facendo un lavoro di distribuzione capillare di cui noi non riuscivamo a farci carico (per il cinese è diverso, saranno le scuole e gli insegnanti a veicolare lo strumento). E poi naturalmente ci siamo noi, io e Silvia Torchio, curatrici rispettivamente della versione araba e di quella cinese.

BenvenutiABCPer chi l’avevate pensata? Sapete già chi la sta usando?

GN – La stanno usando i bambini nelle scuole ed è questa la grande sorpresa! La stanno usando i maestri e gli insegnanti per spiegare le parole ma anche per avvicinare i bambini della stessa classe, che oltre a condividere i libri di carta condividono un momento di scuola parzialmente costituito di tecnologia e ne sono attratti, lo trovano divertente, collaborano e imparano. Del resto, secondo me, questo è uno strumento che può servire in tante occasioni differenti e a tanti livelli di didattica: molto dipende dalla creatività di applicazione degli insegnanti. Non appena conoscono lo strumento sono loro stessi a capire come adattarlo al meglio ai loro allievi, alle esigenze delle loro classi. È facile immaginare laboratori, gruppi che si aiutano, un gioco di mimi sull’interattività appena vista, delle gare di vocaboli a squadre… è importante lo strumento, ma conta ancora di più chi lo maneggia.

Questo è un progetto costruito intorno a una tecnologia. Sarebbe stato possibile altrimenti?

GN – Certamente non con questi tempi e questa distribuzione. A volte non ci penso, lo do per scontato, e invece parte della meraviglia è nel congegno, nella semplicità di un programma intuitivo senza scrittura di codice che permette queste realizzazioni non solo a noi ma a chiunque voglia farsi un libro ad hoc, un altro progetto utile alla società, un libro della scuola, un diario della gita di classe…

Ci sono state delle difficoltà impreviste a cui non avevate pensato?

GN – Spiegare a ogni illustratore, soprattutto ai meno abituati a lavorare su livelli, come dovevano preparare il flusso delle immagini affinché in fase di montaggio si raggiungesse un effetto fluido dell’animazione; pensare con loro illustrazioni comprensibili ai bambini ma adatte anche agli adulti. Inoltre, gestire un gran numero di illustratori non è stata una difficoltà imprevista ma comunque ha comportato una certa dedizione!

Ultimamente avete lanciato anche la versione cinese. Come è nata?

GN – È successo che Silvia ha avuto l’idea di proporre alle maestre della scuola dell’infanzia di suo figlio (frequentata da molti bambini della comunità cinese) il libro e la sua declinazione in cinese. Le maestre le hanno fornito una lista con le parole che trovavano più complicato esprimere, quelle necessarie in un asilo… minestra, giocattoli, bavaglino, pennarelli, pantofole, asciugamano, sapone… così abbiamo chiesto nuovamente aiuto alla comunità degli illustratori che ha subito risposto con eccezionale entusiasmo permettendoci in due mesi di integrare la versione araba con 17 nuove tavole interattive di 17 nuovi vocaboli. Poi Silvia ha tradotto tutte le duecento parole e siamo andati in sala di registrazione con Yue Zhao, amica cinese di Silvia, per registrare la traccia audio. Anche in questo caso, tempo e studio di registrazione sono un regalo delle persone coinvolte. Sbalorditivo, no?

ST – La scorsa estate ho visto il lavoro che Giulia e PubCoder stavano realizzando e ho pensato che sarebbe stato bello partecipare a un progetto così bello e utile. Non sapendo tenere in mano una matita, ho pensato a cosa potessi fare e mi è venuta in mente l’idea di proporre una versione cinese. Proprio in quei giorni, tra i partecipanti a un laboratorio sul cinese che ho tenuto a Milano, ho ritrovato una maestra della scuola di mio figlio, venuta per capire qualcosa in più su questa lingua e poter interagire maggiormente con i suoi bimbi cinesi in classe. Io già realizzavo piccoli annunci per le famiglie cinesi a scuola e conoscevo un po’ la complessità della situazione, ma in questa occasione la maestra mi ha ulteriormente spiegato le loro difficoltà e l’importanza di avere strumenti che coadiuvassero l’integrazione. Ho pensato che non ci fosse occasione migliore per questo progetto, che, oltretutto, va anche a soddisfare quell’esigenza di introdurre in modo costruttivo e consapevole l’utilizzo delle nuove tecnologie nella scuola, fin dall’infanzia.
E così, coinvolgendo anche la scuola, abbiamo avviato il progetto, nella modalità spiegata da Giulia.

Per la copertina ho contattato Arianna Papini perché di recente aveva pubblicato per Donzelli uno splendido albo bilingue su una leggenda cinese legata alla nascita dei loro segni zodiacali (Quando gli anni divennero animali). Arianna ha accolto in modo splendido la proposta e lei stessa mi ha raccontato che ha accettato senza remore perché da subito ha riconosciuto l’organizzazione del progetto, la trasparenza, l’immediata utilità.

Benvenuti ABC, da scaricare qui