Bianco e nero, fuor di metafora

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Cosa è Libri CalzeLunghe ve lo spieghiamo da un’altra parte: detto in poche parole è una rivista web dedicata ai libri per bambini e ragazzi. Ogni numero di questa rivista esplora un tema, e il tema di questo numero è “Il bianco e il nero”.

Bianco e nero come colori che si alternano e dialogano, come tecnica di stampa e di illustrazione, come alternativa complementare al colore nell’albo illustrato, come composizione tipografica della pagina, come sguardo particolare, come una specie di silenzio scritto… ogni nostro articolo esplora un punto di vista differente, con l’intento comune di acuire lo sguardo, di ricostruire la complessità sottostante i libri per ragazzi.
È una complessità bella, quella dei libri per ragazzi, libri che sono (almeno, lo sono quelli che ci piacciono) semplici e scatenanti: immediati ma ricchi di suggestioni.

Che senso ha guardare i libri per ragazzi? Che senso ha dedicar loro così tanti (in questo numero sono più di dieci) punti di vista? E che senso ha studiare l’immediatezza?
Ci sono tanti motivi: uno, a noi particolarmente caro, è la scarsità di luoghi dove portare avanti queste riflessioni – ne sentiamo il bisogno, e per questo agiamo. Un altro motivo, più specifico, è che guardiamo i libri per ragazzi sia come forma d’arte, sia come oggetti del mondo: strumenti per immaginare e vivere le storie. Strumenti importanti, quindi.

M.C. Escher, Drawing hands, 1948
M.C. Escher, Drawing hands, 1948

Il nostro sguardo, in questo primo numero, si fissa allora sul libro come occasione, come strumento: ognuno di noi ha lavorato intorno a questo tema e ha parlato di un “come” – come funziona l’alternarsi di bianco e nero? Come funziona lo spazio del silenzio? Come funziona all’occhio una certa tecnica di illustrazione? Come funziona il ritmo di colore e bianco e nero?

“Come funziona” non è “come fare”. I nostri articoli sul bianco e sul nero descrivono e discutono, ma non pretendono di spiegare e fornire istruzioni: leggendoli crediamo si possano scoprire diverse cose sul funzionamento della lettura o della creatività, e da lì inventarne altre.
Al limite, non fare scoperte né invenzioni, ma avere un rinforzo importante a continuare a fare le stesse cose che già facciamo, magari con una consapevolezza diversa.

Parlare di libri per noi significa anche questo: condividere sapere, creare consapevolezza, andare oltre.
Cercare, soprattutto, di non essere generici, o metaforici.
Non parlare genericamente del “libro” o della “lettura” ma parlare di libri e di letture: al plurale. Perché il plurale rispetta la complessità, e perché pensiamo che nessun lettore genericamente ami leggere, ma che ami (o rifiuti) leggere alcune cose particolari.

Siamo concreti, infine, in questo numero: nessuno di noi ha parlato del bianco e del nero in termini metaforici… nel linguaggio comune il nero può rimandare al buio, alla paura, a un lato oscuro – noi ne parliamo in quanto colore, e in quanto questo colore crea contrasti con gli altri colori e con il bianco della pagina o dello schermo. Non parliamo genericamente di “ombra” ma di silhouette. Parliamo di silenzio e ritmo: immateriali ma non per questo meno concreti. Parliamo di contrasti e di come questi fanno i libri – come li rendono più leggibili, come contribuiscono alla costruzione di un immaginario, come danno spessore a una figura.
Così sono il bianco e il nero: concreti, materiali, contrastanti, semplici e scatenanti. Così abbiamo cercato di raccontarveli.

Libri Calzelunghe, dicembre 2015