A casa Corraini con Suzy Lee

pubblicato in: Confini, Interviste | 0

Invitata da Marina e Ton, incontro Susy Lee a Casa Corraini, in compagnia di alcuni colleghi-amici, in un pomeriggio di maggio inoltrato, quando Milano indossa ancora il suo abito migliore, il caldo non è troppo, e una terrazza cittadina può diventare un accogliente salotto. Suzy Lee è già lì quando arriviamo, attorno a lei la brulicante casa editrice che la pubblica da sempre, una casa a tutti gli effetti. Sul terrazzo ci attende un fresco e amichevole aperitivo, come a casa appunto quando qualche amico ti chiama annunciandoti il suo passaggio da lì a poco e allora un buon vino delle nostre vigne, fresco al punto giusto, e qualche chicca del forno, che hai la fortuna di avere come vicino. E poi le voci che da lontane si fanno vicine, un’invasione di sorrisi e abbracci e bicchieri che iniziano a tintinnare. Suzy Lee invia velocemente un messaggio ai suoi figli in Corea tramite whatsapp, alza lo sguardo e ci sorride. E se non fosse per i suoi albi illustrati sul tavolo potresti veramente dimenticarti che lei è autrice e illustratrice di fama mondiale in ambito letteratura per l’infanzia. Che ha illustrato una trilogia, quella del limite e vi ha scritto un saggio, quello che a casa, la mia, viene ripescato costantemente dalla libreria per essere posto sul tavolo tra quelli che vengono consultati con maggiore frequenza.

Milano 22 Maggio 2017, Suzy Lee a Casa Corraini
Milano 22 Maggio 2017, Suzy Lee a Casa Corraini

Il limite è un confine. La forma stessa del libro può essere interpretata come un limite. Il limite di uno spazio dato all’interno del quale stare, uno spazio che impone la misura del gesto, un confine entro il quale dover far stare la propria immaginazione, la propria creatività:

“Gli aspetti fisici del libro possono limitare l’immaginazione dell’artista…”

Così come la piega fisica centrale della rilegatura della doppia pagina:

“Esiste una regola non scritta nell’editoria, che afferma che l’autore di libri illustrati dovrebbe evitare di disegnare al centro della doppia pagina per non ostacolare la lettura.”

(cit. Da Suzy Lee, La trilogia del limite, Corraini Edizioni,, Mantova 2012)

LC: Ne La trilogia del limite mettendo al centro l’errore e il limite poni una domanda “Cosa succede quando questa regola viene ignorata?” a noi di Libri Calzelunghe piacerebbe fare un piccolo passo indietro e sapere come affronti tu un nuovo foglio bianco. L’ennesimo limite all’inizio di ogni nuovo lavoro. Quando ti poni davanti a quel rettangolo bianco hai qualche abitudine che si ripete sempre nello stesso modo? Gesti scaramantici, riti personali?

SL: Non ho un rituale effettivo però qualcosa che si ripete ogni volta mi sembra stia emergendo dai miei libri, sì!

Quando affronto un nuovo lavoro ho bisogno di una grande pausa, tante cose si affollano e devo prendere un grande respiro. Questa pausa è per me fondamentale. Così tanto fondamentale da volerla far diventare parte del libro, voglio inserire questo momento che metaforicamente è come se fosse una pagina. E questo è il motivo per cui nei miei albi ci sono sempre delle pagine bianche o nere.

Come in Alice in Wonderland (Corraini Edizioni, Mantova 2002) per esempio, lì c’è una pagina nera. Anche se ascoltando e guardando bene non è poi completamente nera ma… La rappresentazione finisce. La luce si spegne, una pagina nera. All’improvviso come dei passi risuonano a mutare il nostro percepito della scena. Sta succedendo qualcosa? Per chi ascolta è una specie di pausa sospesa.

È nera ma non è completamente nera, è buia e dietro questo buio qualcosa sta succedendo.

Suzy Lee, Alice in Wonderland, Corraini Edizioni Mantova 2009
Suzy Lee, Alice in Wonderland, Corraini Edizioni Mantova 2009

Così anche in Ombra (Corraini Edizioni, Mantova 2010): c’è una pausa nel libro, una pagina nera che per la narrazione diventa una possibilità, un nero in cui si muove qualcosa, dove si agita un altro mondo che a causa di quello scuro non possiamo vedere. Bastano pochi secondi per capire che anche qui sta succedendo qualcosa.

Suzy Lee, Ombra, Corraini Edizioni, Mantova 2010
Suzy Lee, Ombra, Corraini Edizioni, Mantova 2010

LC: Da dove nasce il tuo interesse per l’altro, dove per altro intendo l’altro da sè, per le ombre, le immagini riflesse, per il limite?

SL: Dobbiamo accettare tutti di avere diverse facce. Non è vero che siamo unici, siamo capaci di essere diversi, abbiamo molte sfaccettature, non tutte belle, ma lo sappiamo e non possiamo mandarle via, cancellarle.

Quando affronto un nuovo libro, un nuovo personaggio penso a me stessa giovane.

Se disegno un personaggio cattivo, perchè lo voglio così, cattivo, poi penso sempre a come farò a mandarlo via, come posso mandarmi via?

LC: Per te che lavori molto con l’Occidente, quali le maggiori differenze tra illustrazione coreana e illustrazione occidentale e come cambia la visione del bambino?

SL: Non c’è molta differenza nella rappresentazione dell’infanzia tra mondo occidentale e mondo orientale sebbene, per esempio, i coreani sono più attenti alla parte emozionale.

Al di là dell’aspetto estetico, della rappresentazione illustrata, i coreani sembrano molto dentro la storia, molto attenti, la parte emozionale per loro è decisamente la parte più importante ma a parte questo non noto differenze maggiori o modi totalmente differenti di rappresentare l’infanzia e il bambino.

LC: La mancanza di testo scritto, quanto è un limite e quanto rende liberi.

SL: Nel mio caso non è assolutamente un limite il fatto di progettare un libro senza parole, senza testo! Poi dipende dal soggetto, dalla storia, dall’argomento che si vuole andare a esplorare. Ma quando è senza parole mi sento più a mio agio. Penso di essere un pittore, un’artista, per cui la parte visuale, quella dell’immagine, mi viene più facile.

Dipende anche dal testo che mi viene sottoposto: ci sono dei testi che mi chiedono di disegnare qualcosa che è già dentro. Altri tipi di testo mi permettono di spaziare, di sentirmi libera.

Bernard Waber illustrato da Suzy Lee, Chiedimi cosa mi piace, Terre di mezzo Editore, Milano 2016
Bernard Waber illustrato da Suzy Lee, Chiedimi cosa mi piace, Terre di mezzo Editore, Milano 2016

In Chiedimi cosa mi piace di Bernard Waber (Terre di mezzo, Milano 2016) sono autrice delle sole illustrazioni ma il testo mi è piaciuto subito molto. La prima volta che l’ho letto ho pensato che poteva essere, mi piaceva, l’ho sentito mio. E poi al suo interno c’erano molti spazi che io potevo riempire con le illustrazioni.

È semplicemente una conversazione tra papà e figlia, non c’era altra informazione. In questo frangente ho avuto tutto lo spazio per creare, mi sono posta molte domande pensando a che tipo di papà raffigurare, a che tipo di bambina, in che ambiente collocarli, e ho avuto questa idea del rosso, a me piace il colore rosso!

Da questo rosso mi vengono delle idee: potrei usarne molto, tanto rosso, potrei essere in un parco, inventarmi una passeggiata, i bambini parlano tanto quando camminano, raccontano, continuano a parlare, il parco col rosso poteva essere autunno.

Quando devo rappresentare una bambina penso sempre a me quando ero piccola, così nei miei libri ci sono sempre io! Ho fatto indossare alla bambina un abito rosso, ho molte foto di quando ero bambina con quel vestito rosso! E questa pettinatura che noi chiamavamo a elmetto, mia mamma mi metteva una scodella in testa e tagliava! Ma mi piaceva, non mi piacevano i capelli lunghi!

Ogni volta che penso a una ragazza energetica e curiosa disegno istintivamente una bambina così, che sono io è vero!, e in più mi piacciono queste figure di bambini con le spalle piccoline, il corpo da bambini, i movimenti liberi.Intervista Suzy Lee_html_m66d71e68

Suzy Lee è ripartita il giorno dopo, alla volta della Korea e dei suoi figli e delle sue matite. A noi restano i suoi libri oggi un po’ più preziosi e uno nuovo in questi giorni in libreria. Ci siamo salutati felici di esserci incontrati, su quel terrazzo di casa Corraini, in un giorno di fine Maggio in una giornata che poteva essere come le altre e che invece è stata un momento perfetto.