Fare esperienza della realtà attraverso i libri-catalogo

Intorno ai 6-7 mesi di vita i bambini cominciano a tenersi dritti su con la schiena e a stare seduti senza precipitare con la testa in avanti o di lato. Riescono a farlo contando unicamente sulle loro forze e non più sul sostegno offerto dalle nostre braccia. È il momento propizio per tendere loro un piccolo libro cartonato, resistente e sicuro, e lasciare che lo esplorino con le dita, lo assaggino con la bocca e lo divorino con gli occhi. È giunto il momento di affiancare ai libri di mediazione, quelli cioè mediati da un adulto che li tiene in mano, li sfoglia, e li legge ad alta voce per loro, i libri di contatto, che possono essere afferrati, manipolati e “letti” direttamente dai piccini.
Scrivevo tempo fa su Milkbook:

Tra un morso e una leccatina, i primissimi libri diventeranno col tempo familiari e ricercati dai nostri cuccioli. A patto che vengano usati (da noi genitori) nel modo opportuno. Non basterà porgerli ai piccoli e stare a vedere che succede. Mamma e papà dovranno essere molto presenti e partecipi nel corso di questi incontri ravvicinati.

Dovranno dialogare con i loro figli attraverso l’oggetto-libro, che diventerà il mezzo attraverso cui scambiarsi sorrisi, sguardi complici, espressioni divertite, carezze, attenzioni.
Il rapporto dei bambini con queste prime letture sarà molto fisico, incentrato sulle sensazioni tattili e sulle loro prove dirette. Lo sapeva benissimo Bruno Munari quando creò i celebri prelibri (pubblicati nel 1980 da Danese, oggi presenti nel catalogo di Corraini), dodici piccoli libri di carta, di cartoncino, di cartone, di legno, di panno, di panno spugna, di friselina, di plastica trasparente; ognuno rilegato in modo diverso. Libri utili ai bambini che ancora non sapevano leggere e scrivere, affinché familiarizzassero con il libro come oggetto, lo cominciassero a conoscere come strumento di cultura o di gioco poetico:

Dei piccoli libri tutti diversi ma ognuno con dentro una sorpresa. La conoscenza è sempre una sorpresa, se uno vede quello che già sa, non c’è sorpresa.

I prelibri di Munari rappresentano un campionario di libri unici, realizzati a mano, un geniale esempio di libri-gioco che solleticano la curiosità e la manualità dei bambini, che possono essere esplorati in un verso e nell’altro, che non contengono elementi figurativi o parole ma nascondono elementi inaspettati in ogni pagina. Possono essere considerati certamente degli illuminanti libri-catalogo progettati appositamente per dei precocissimi lettori!

Prelibri di Munari

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I prelibri di Bruno Munari, Edizioni Corraini, Edizione corrente: 5a ristampa 03/2016

 

Accanto a quelli tattili e multisensoriali, un’altra categoria di libri che gli esperti consigliano di porgere ai bimbi di pochi mesi sono i libri delle facce, che mostrano una serie di volti di bambini fotografati frontalmente mentre assumono un’ampia gamma di espressioni: sorridenti, tristi, stupite, arrabbiate… Dopo il volto amatissimo della mamma e, a seguire, dei familiari più intimi, il faccione dei coetanei pare essere il “libro più interessante” da guardare. Si presume che questa attrazione sia dovuta a un’affinità elettiva, alla somiglianza con se stessi, a un istintivo senso di familiarità, oltre al fatto che il volto di un bebè è più semplice da decifrare rispetto a quello di un adulto: pelle liscia e distesa, occhi grandi, nessun elemento coprente o di disturbo: peli, segni sulla pelle, baffi ecc.).

Anche i libri delle facce rientrano a pieno diritto nella tipologia dei libri-catalogo, poiché mettono in scena una galleria di facce buffe, pensierose, felici, irritate… tante quante sono le emozioni, eclatanti e genuine, provate dai bambini ritratti.

facciamo le facce
Facciamo le facce, Edizioni Gribaudo, 2011

 

In paesi come la Francia, gli Stati Uniti, il Messico, non di rado i bimbi di appena un anno entrano in contatto con una serie di libri che favoriscono la disposizione alla curiosità, all’esplorazione, alla decifrazione della realtà: le raccolte di immagini fotografiche a tema, che invece scarseggiano qui in Italia. Libri d’artista che propongono successioni di fotografie legate tra loro e che rimandano l’una all’altra seguendo un criterio logico, un motivo ricorrente, uno sguardo particolare scelto come filo conduttore dall’autore. Libri per guardare con maggiore consapevolezza la realtà che ci circonda, osservare in modo attento gli oggetti, i colori, le forme, gli elementi naturali. Utili anche a condurre il bambino verso la decifrazione dei meccanismi della rappresentazione (l’oggetto che io vedo nella realtà è lo stesso che trovo riprodotto nel libro). Albi vivi, ricchi di inventiva, che educano la vista dei bambini e insegnano a guardare oltre le apparenze, aiutandoli a scoprire con leggerezza e ironia cosa si può intravedere dietro oggetti più o meno familiari. Penso ai libri pioneristici di Tana Hoban a cui ho già accennato in un precedente articolo, agli albi artistici di Katy Couprie e Antonin Louchard come Tout un monde, Au jardin, A table! (Editions-thierry-magnier), che vedono l’alternarsi di scatti fotografici e illustrazioni realistiche, agli splendidi cartonati di Jill Hartley (Petra Ediciones), Rojo+verde, Rayas flechas, Colores sabores, e tanti altri.

Tra i libri fotografici più amati dai bambini di tutte le età ci sono sicuramente quelli che hanno per protagonisti gli animali. I bambini sono incuriositi e affascinati dagli esemplari più vicini al loro contesto quotidiano ma anche da quelli esotici e provano gusto a riconoscerli, indicarli, nominarli, imitarne i versi, guidati dalle pagine di un buon libro.

Di albi divulgativi sugli animali per i ragazzini della scuola primaria c’è l’imbarazzo della scelta, mentre per la fascia d’età 0-3 l’offerta editoriale si assottiglia e non sempre si dimostra degna di nota. Le domande che dovremmo porci prima di offrire queste raccolte ai nostri piccoli sono sempre le stesse: hanno pagine cartonate che permettono al bambino di allenare la motricità fine? Sono maneggevoli? Le pagine stanno aperte da sole? Si prestano a una lettura autonoma e rievocativa? E in più, trattandosi di libri fotografici, gli scatti sono chiari ed eseguiti con cura? I soggetti sono a fuoco?

[Per i più piccoli] i libri dovrebbero avere sia immagini decontestualizzate con l’animale in primo piano, sia immagini che mostrano l’ambiente in cui vive, comunque sempre con un’alta iconicità (fotografie, disegni realistici ma caldi, immagini con tratti salienti ben evidenti. Per facilitare il passaggio dall’animale reale a quello simbolico, va presa in considerazione anche quella particolare tipologia di cartonati che presenta sulla stessa pagina la fotografia e il disegno simbolico.” (Luigi Paladin, Rita Valentino Merletti, Nati sotto il segno dei libri, Idest, 2015).

 

Alcuni buoni esempi di quest’ultima categoria di albi possono essere rintracciati nei cataloghi di Ippocampo Edizioni, Clavis Prima Infanzia (si vedano i libri di Mack), Les Grandes Personnes

Un’altra tipologia di liste che non dovrebbe mancare negli scaffali bassi delle nostre case, e che dovrebbe essere elargita ai baby lettori con generosità e continuità, è quella che rientra nella definizione dei libri per conoscere il mondo. Carrellate di figure in cui si succedono oggetti familiari che rimandano alla realtà, in cui le illustrazioni colgono gli oggetti quotidiani rispecchiando il punto di osservazione del bambino, con un’immagine al centro della pagina e, in quella seguente (nei casi più felici) l’oggetto mostrato nel suo utilizzo, contestualizzato, possibilmente in movimento. Libri in cui le figure vengono accompagnate dalle parole corrispondenti e che si rivelano utilissimi per aiutare i più piccoli a nominare il mondo, a memorizzare nuovi termini, ad ampliare il proprio vocabolario. Purché si scelgano parole precise, esatte, e non svilenti diminutivi.

Intorno all’anno di età, questi semplici libri che contengono elenchi di cose che si vedono in casa, o suoni ed espressioni onomatopeiche abbinate a oggetti e animali che li producono, dovranno essere affiancati ad altri albi che si aprono all’esterno, che mostrano situazioni e soggetti al di là delle mura domestiche, elementi naturali, paesaggi, il susseguirsi delle stagioni, offrendo un continuo stimolo conoscitivo, un incoraggiamento a uscire, a fare esperienze, uno spunto per apprendere parole nuove, per imparare a osservare i particolari, per prendere consapevolezza e coscienza della varietà e ricchezza della natura.

Il tondo
Il tondo, Iela Mari, Babalibri, 2014

Come ho appreso durante il corso “Le strutture comunicative dell’albo illustrato”, progettato e tenuto dalla dott.ssa Leyla Vahedi nel maggio 2015 presso la Sapienza, università di Roma (nell’ambito dei seminari “tools per la literacy sin dalla prima infanzia” a cura dell’osservatorio mediamonitor minori), vengono chiamati imagiers quei peculiari libri-catalogo, molto curati sul piano figurativo, che, oltre a insegnare il nome delle cose, dicono molto altro a chi li osserva. Il testo, quando c’è, non basta a descrivere l’illustrazione; si crea uno scarto che consente alla mente di “volare”, di spaziare poeticamente, di cogliere somiglianze e concatenazioni tra forme, di stabilire legami, di individuare categorie, concetti ecc. Ne Il tondo di Iela Mari, pubblicato nel 1974 da Emme Edizioni e tornato in libreria nel 2014 grazie a Babalibri, si succedono una serie di figure tra loro simili: tonda è la ruota – tonda è la fetta di limone – tondo è il disco – tondo è il piatto… Le immagini eleganti, rarefatte, dal segno preciso, pungolano il cervello del bambino lettore che è invitato a scoprire collegamenti, a guardare con partecipazione il mondo circostante, a usare la sua intelligenza per farsi ammaliare da nuovi accostamenti.

Un imagier innovativo e poetico destinato ai piccolissimi, ideato e pubblicato in Italia, è Quando il sole si sveglia, scritto da Giovanna Zoboli, illustrato da Philip Giordano, pubblicato dalla casa editrice Topipittori nel 2015. Seguendo lo scorrere del tempo, il libro è suddiviso in due metà: nella prima vediamo i soggetti (animali ed elementi della natura) mentre si svegliano e si muovono durante il giorno, nella seconda metà, ad essa speculare, gli stessi soggetti si fermano e riposano al sopraggiungere della notte. Un albo scandito da un ritmo lento, contemplativo, circolare, che pone il bambino in relazione con il mondo e “spiega” in modo molto semplice e concreto cosa succede agli esseri viventi là fuori. Un libro che rassicura i lettori più giovani: il buio non deve far paura, perché alla notte, succede il giorno, e quando il sole si sveglia tutti gli abitanti della terra riprendono le loro attività.

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Giovanna Zoboli, Philip Giordano, Quando il sole si sveglia, Topipittori, 2015

 

VieLa-boite-imagesne dalla Francia, grazie all’intuizione e all’ispirazione artistica di Emanuelle Houdart, La boîte à images (Editions Thierry Magnier), un cofanetto contenente quattro libretti cartonati di formato mini, i cui titoli rimandano a suoni onomatopeici: Grrr!, Areuh!, Argh!, Miam!, che ha vinto la Pépite Petite Enfance al Salone di Montreuil 2014. Ciascun libricino offre una carrellata di immagini dal segno “adulto” e potente, fuori da ogni cliché, che si muovono sull’onda di un’emozione e delle attività ad essa correlate. Areuh! evoca gli oggetti familiari a cui il bambino può avere accesso tutti i giorni (la pentola, i giocattoli, le bolle di sapone ecc.). Argh! esprime le paure, da quelle più comuni legate ad accadimenti reali (infortuni, tempeste, oggetti rotti) a quelle più fantastiche (streghe, fantasmi, draghi, teschi …). Grrr! mette in scena una moltitudine di animali, da quelli veri (lumache, conigli, tartarughe), a quelli di fantasia (sirene e creature magiche), sempre con il consueto tratto realistico e audace. Miam! propone un sacco di cose buone da mangiare e bere, dall’antipasto al dolce. Ogni immagine rimanda a quella successiva per una somiglianza esteriore o per un nesso logico. Sicuramente una proposta affascinante, creativa e fuori dalla retorica che infarcisce buona parte della produzione editoriale rivolta alla primissima infanzia.

 

Quando si parla di libri per bambini costituiti da elenchi e liste di cose, non si possono dimenticare i cosiddetti libri-vocabolario, albi solitamente di grande formato, dall’impianto tradizionale, in cui un’ampia varietà di oggetti, persone, animali (appartenenti a una determinata categoria, ambiente o famiglia), sono accompagnati dalla parola che li definisce o da una breve didascalia. Le figure vengono in genere riprese sia singolarmente sia nel contesto di riferimento, e ciò aiuta i bambini a comprenderle e ricordarle più velocemente. Sono libri che danno valore alle parole, restituendone anche un sapore e un colore, libri che consentono una lettura esplorativa, libera, saltando le pagine per soffermarsi sui vocaboli che destano maggior fascino, che permettono di pronunciare tanti termini dal suono magico e misterioso, che fanno sentire più grandi e capaci di esprimersi e raccontarsi.

I bambini sono notevolmente coinvolti dai libri quando c’è movimento, dinamicità, azione. Grazie all’attivazione dei neuroni specchio, è come se partecipassero in prima persona all’azione, come se sentissero quello che sente il protagonista del libro, e provassero le medesime sensazioni. Per questo motivo i bambini preferiscono i libri che presentano situazioni, oggetti e personaggi in movimento, intenti a fare qualcosa (e non staticamente riversati sulla pagina).

Esistono bellissimi albi rivolti alla primissima infanzia che si attengono a questo principio. Rimanendo nel circoscritto ambito dei libri-catalogo a cui si rifà il mio articolo, cito a titolo esemplificativo La scatola dei papà (Papà re, Papà spinge, Papà coniglio, Papà dà i bacini, di Alain Le Saux, trad. di F. Rocca, Babalibri, 2012), una raccolta di libretti dedicati alla figura paterna che illustra una carrellata vivace e giocosa di azioni che papà e figlio possono fare insieme; P di papà (Isabel Minhós Martins, B. Carvalho, Topipittori), dove brevi didascalie e raffinate illustrazioni rappresentano un papà generoso e istrionico, mai fermo, pronto a trasformarsi in tutto ciò di cui ha bisogno il suo piccolo… un libro interattivo che offre una gamma di situazioni e momenti di scambio affettuosi e gioiosi; il classico Dalla testa ai piedi (di Eric Carle, La Margherita) che raffigura una carrellata di animali nelle loro pose e movenze caratteristiche, invitando il piccolo lettore a imitarli Tu lo sai fare? Io lo so fare… e a prendere consapevolezza delle proprie parti del corpo; e ancora il famoso Dieci dita alle mani dieci dita ai piedini (Mem Fox, Helen Oxenbury, Il Castoro, 2009) in cui, pagina dopo pagina, si susseguono ritratti di bambini indimenticabili: bambini di etnia diversa ma profondamente simili nelle movenze, nelle espressioni, nella vivacità che esprimono con lo sguardo e con il corpo. Bambini in movimento, che allargano le dita delle mani, che si toccano i piedini, che sorridono, si spingono, si sostengono l’un l’altro.

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Alain Le Saux, La scatola dei papà, Babalibri, 2012

 

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Isabel Minhós Martins, B. Carvalho, P di papà, Topipittori, 2011

 

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Eric Carle, Dalla testa ai piedi, La Margherita, 2016
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Eric Carle, Dalla testa ai piedi, La Margherita, 2016
dieci dita alle mani dieci dita ai piedi
Mem Fox, Helen Oxenbury, Dieci dita alle mani dieci dita ai piedini, Il Castoro, 2009

 

Nell’introduzione al nuovissimo Il libro delle cose reali e fantastiche (traduzione in italiano a cura di Grazia Gotti, pubblicato da Lapis in collaborazione con Giannino Stoppani Cooperativa Culturale, 2016) le autrici Jutta Bauer e Katja Spitzer chiariscono:

i bambini adorano fare gli elenchi delle cose che preferiscono. Il libro delle cose reali e fantastiche è perfetto per fare questo gioco. Su ogni doppia pagina sono raccolti 23 pesci disegnati, dipinti o costruiti in 16 modi diversi da 16 artisti… e la stessa cosa succede con le caffettiere, con gli insegnanti, i cattivi, le mutande, i fiori, gli insetti, le fate, i draghi, le torte…
Il libro delle cose reali e fantastiche è un catalogo di tantissime cose, realizzato da 60 illustratori, per un totale di quasi 900 immagini. L’idea è semplice: lo stesso oggetto viene rappresentato da molti illustratori. Le immagini prendono vita sulla pagina senza l’aiuto delle parole o delle storie, e possono essere lette e capite da tutti.

 

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Jutta Bauer, Katja Spitzer, Il libro delle cose reali e fantastiche (traduzione in italiano a cura di Grazia Gotti), pubblicato da Lapis in collaborazione con Giannino Stoppani Cooperativa Culturale, 2016

 

Un libro originale che si fonda su un’idea brillante, semplice e bellissima: dimostrare ai bambini che uno stesso oggetto (che sia una figura umana, animale, una pianta, un concetto, un personaggio fantastico o un essere inanimato) può essere disegnato in una pluralità di stili differenti, che non c’è un modo giusto di vedere la realtà e rievocarla, che ognuno può esprimere il proprio punto di vista, la propria sensibilità, la propria cultura e la propria vena creativa come meglio crede. Un libro che affina lo spirito critico degli osservatori e, soprattutto, celebra la libertà espressiva, le differenze culturali e stilistiche, e spinge verso il superamento degli stereotipi e dell’omologazione.

Mentre sfogliavo questo intelligente volume, mi è tornato alla mente un episodio che ha segnato il mio percorso di formazione nell’ambito dell’albo illustrato. Ero a Venezia a seguire un corso tenuto da Livio Sossi. A un certo punto, rivolto alla platea in sala, il professore ci ha chiesto di chiudere gli occhi e pensare alla prima immagine di Cenerentola che ci veniva in mente. Dopo qualche secondo sul proiettore è apparsa quella che, secondo lui, sarebbe stata la risposta data dal 99% delle persone presenti:

cenerentola disney

 

 

Ovviamente aveva indovinato. Era lei, la Cenerentola di Walt Disney, la bionda, longilinea, sorridente principessa con l’abito celeste che tutti noi abbiamo ben impressa nella mente. Dunque il nostro immaginario di bambine e bambini è stato così fortemente condizionato da quest’unico modello omologante e uguale per tutti? Possibile che sia esistita, per noi bambini degli anni ‘70 e ‘80, solo la Cenerentola immaginata e disegnata da Walt Disney? Possibile che a nessuno sia venuto in mente un altro segno, un’altra suggestione, un’altra atmosfera?

 

E se facessimo la stessa domanda ai bambini e alle bambine di oggi? Cosa risponderebbero?

Ricordo come se fosse ieri lo sconforto piombato nella sala in quell’istante.

Arrivata alla fine di questo viaggio negli albi che contengono universi puntiformi, vertiginosi e stimolanti, destinati ai più giovani, il mio ultimo pensiero va a un volume unico e spiazzante, che ha appena spento le 30 candeline: L’album d’Adèle (Edicions Gallimard), del pittore, illustratore e autore francese Claude Ponti. Un libro senza parole dal formato gigante, che Ponti ha progettato e illustrato appena saputo dell’arrivo di sua figlia. Un albo che non si legge seguendo una successione rigorosamente predefinita ma permette un’esplorazione-lettura libera.

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Alla sua piccola che sta per nascere, Ponti dedica pagine popolate di personaggi e di piccoli oggetti a misura di bambino, reali e immaginari, che prendono vita e diventano i protagonisti di storie cariche di umorismo e fantasia. Un catalogo di cose, mobili, giochi, elementi della natura, animaletti, omini e donnine pulsanti, disposti ordinatamente in fila ma che entrano in relazione gli uni con gli altri senza un apparente criterio. Nel descrivere il suo lavoro, Ponti dice: “Le mie storie sono racconti ambientati nel meraviglioso che parlano di vita interiore, di emozioni e di infanzia così che ogni bambino abbia la possibilità di leggere ciò che vuole nelle illustrazioni: in questo modo, i personaggi e i sogni diventano i suoi”. Ogni immagine di questo albo produce un’emozione in chi osserva. Pagina dopo pagina gli oggetti si accumulano, si ripetono, si assemblano e, man mano che il tempo scorre, e il momento in cui Adele verrà alla luce si avvicina, si ingrandiscono e occupano sempre più spazio.

Album-d'Adele

 

Album-d'Adele
Claude Ponti, L’album d’Adèle, Edicions Gallimard Jeunesse, 1986

 

Ogni immagine è un racconto. L’album d’Adèle, come ha rilevato Elisabetta Cremaschi in occasione di Disegnare una mappa – come orientarsi nella buona letteratura per l’infanzia, organizzato dalla Libreria Radice Labirinto nell’ottobre 2015, è un albo polimorfico, a prima vista delirante, un albo che suggerisce un atteggiamento di esplorazione del mondo e la cui forza risiede non nel numero di oggetti presentati, ma nella capacità di entrarvi in relazione e di creare dei legami sempre nuovi e unici.

BIBLIOGRAFIA
Bruno Munari, I prelibri, Edizioni Corraini, Edizione corrente: 5a ristampa 03/2016
Facciamo le facce, Edizioni Gribaudo, 2010
Katy Couprie, Antonin Louchard, Tout un monde, Editions Thierry Magnier, 1999
Katy Couprie, Antonin Louchard, Au jardin, Editions Thierry Magnier, 2008
Katy Couprie, Antonin Louchard, A table!, Editions Thierry Magnier, 2008
Jill Hartley, Colores Sabores, Petra Ediciones, 2007
Jill Hartley, Rojo+verde, Petra Ediciones, 2007
Jill Hartley, Rayas flechas, Petra Ediciones, 2007
Soledad Bravi, L’uccellino fa, Babalibri, 2005
Iela Mari, Il tondo, Babalibri, 2014
Giovanna Zoboli, Philip Giordano, Quando il sole si sveglia, Topipittori, 2015
Emanuelle Houdart, La boîte à images, Editions Thierry Magnier, 2014
Ole Könnecke, Il grande libro delle figure e delle parole, Babalibri, 2011
Alain Le Saux, trad. di F. Rocca, La scatola dei papà (Papà re, Papà spinge, Papà coniglio, Papà dà i bacini), Babalibri, 2012
Isabel Minhós Martins, B. Carvalho, P di papà, Topipittori, 2011
Eric Carle, Dalla testa ai piedi, La Margherita, 2016
Mem Fox, Helen Oxenbury, Dieci dita alle mani dieci dita ai piedini, 2009
Jutta Bauer, Katja Spitzer, Il libro delle cose reali e fantastiche (trad. Carla Gotti), Lapis in collaborazione con Giannino Stoppani Cooperativa Culturale, 2016
Claude Ponti, L’album d’Adèle, Edicions Gallimard Jeunesse, 1986

Una risposta

  1. […] così bambini, che poi diventano adulti, per i quali, come racconta Francesca Tamberlani in questo suo prezioso articolo per Libri Calzelunghe, una principessa avrà sempre le sembianze di una principessa Disney, un albero avrà un tronco e […]