Greta La Matta e il bruno Van Dick

pubblicato in: Il bianco e il nero | 0

Più di dieci anni fa usciva per Adelphi il libro Greta La Matta.
E nulla fu più come prima.

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Geert De Cockere, Carll Cneut, Greta la Matta, Adelphi 2005

Greta La Matta, secondo libro italiano di Carll Cneut, aprì uno squarcio di buio in una – tutto sommato – solare e piuttosto colorata tradizione di albi illustrati per bambini.
Un lago di nero fin dalla copertina, una storia piena di ombre, di inquietudine, una storia drammatica di una bambina che da buona che era diventa una ragazza cattiva, molto cattiva (dal risvolto di Adelphi: Greta era una bambina molto, ma molto buona, prima di diventare una ragazza molto, ma molto cattiva. E di scappare in posti grigi, neri, e rossi, pieni di mostri e di diavoli. E di incontrare, forse, il Diavolo in persona. Sarebbe tutto terribile, se una grande, bellissima palla blu non rotolasse, e rotolasse, e rotolasse…).
Chi, all’epoca, si occupava di letteratura e di albi illustrati per bambini e ragazzi molto si interrogò su questo magnifico libro, ispirato a una famosissima tela di Bruegel Il Vecchio datata 1561 e intitolata Dulle Griet.

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Bruegel il Vecchio, Dulle Griet, Museo Mayer van den Bergh Anversa

Un vero crepaccio si aprì tra chi diceva che era impensabile che ragazzi e ragazze potessero apprezzare un libro del genere e chi, invece, ne difendeva la bellezza e gli intenti nel pubblicarlo.
Qui stralci del dibattito all’epoca.
La cosa che a me parve rivoluzionaria per l’epoca, a parte il testo, fu quella copertina.
Una novità assoluta per il panorama italiano (e non a caso spettò ai raffinatissimi editori Adelphi, degli outsider nel panorama dell’epoca, di aver osato tanto).
A ben vedere non si trattava di una copertina nera e basta.
Era piuttosto una porzione rettangolare estratta direttamente da una tela preparatoria di un quadro a olio fiammingo. La copertina di Greta La Matta, infatti, non è nera. È color bruno Van Dick (pigmento naturale che prende il nome dal pittore fiammingo che ne fece largo impiego), marrone scurissimo, dato a larghe e dense pennellate.
Quella copertina vibra. Opaca, essa raccoglie ogni segno ulteriore che vi si incide sopra; vuoi anche solo lo sfregare tra un libro e l’altro nel metterlo a scaffale.
E quel bruno che avvolge il libro lo pervade anche all’interno. Non come si potrebbe pensare, dato a larghe campiture, a sottolineare il contenuto della storia, ma letteralmente nascosto sotto tutti gli altri colori.

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Geert De Cockere, Carll Cneut, Greta la Matta, Adelphi 2005

Mi spiego: Carll Cneut quando dipinge le sue tavole, in particolare nelle figure umane, ma più in generale in tutte le creature viventi, usa definirne il profilo con il nero, una sorta di silhouette piena, sulla quale poi interviene con i colori chiari.
In sostanza dipinge e campisce con il nero l’intera figura poi, strato dopo strato, aggiunge su questo fondo bruno, i colori, dal più scuro al più chiaro.
Questa tecnica, antichissima e raffinatissima (la tecnica del fondo scuro, preparatorio, è la regola in molta pittura fin dal Quattrocento, in ambito fiammingo ma anche in tanta pittura italiana tangente alla cultura nordeuropea. Antonello da Messina ne è un esempio fulgido) ha il pregio di definire una linea di contorno molto sottile, quasi impercettibile, e diseguale, particolare che dona naturale volume al corpo. E d’altro canto ha la funzione di ‘accendere’ i colori che vi si stratificano sopra.

Qualsiasi ritratto di Antonello, per rimanere in ambito italiano, costruisce la propria luminosità di incarnati e manti su questo sistema che Cneut ha fatto proprio a più di cinquecento anni di distanza. Per questa ragione le sue figure hanno una luminosità unica fatta di vibrazioni di luce e di pagliuzze di nero/bruno che traspaiono tra le pennellate sovrastanti.

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Geert De Cockere, Carll Cneut, Greta la Matta, Adelphi 2005

Stesso procedimento lo notiamo nei tessuti, cui Cneut ha sempre dedicato moltissima attenzione. Basta guardare i grembiuli di molti personaggi, o le tele che formano i manti e cappucci e colletti, che sono per la maggior parte bianchi, per accorgersi immediatamente della consistenza materica che essi assumono rispetto al fondo bruno che solo impercettibilmente traspare.
La resa pittorica illude l’occhio che crede di avere davanti vecchi lini tessuti con filati impuri per la presenza di fibre ancora grezze.
I toni dell’arancio e del rosso, che nel libro sono preponderanti, acquistano un’ombreggiatura che li fa sembrare veri e propri volumi, attraversati da luce naturale. Nei suoi primi libri, in verità, quasi nessuna superficie resta esente da questa tecnica; anche i prismi delle architetture sono dipinti con il medesimo sistema del fondo bruno.
Gli incarnati di Cneut, sempre un po’ lividi, se paragonati a quelli di altri illustratori, hanno un quid che permette di distinguerli immediatamente e riconoscergli la sua paternità.

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Geert De Cockere, Carll Cneut, Greta la Matta, Adelphi 2005

Deformi, nel caso di Greta La Matta, in omaggio al modello bruegheliano, spalancano le loro bocche, quelle sì autentiche voragini di nero.
Di nero assoluto. Ma quel nero allude a ben altro.
La sigla di Cneut sta proprio in quel nero che si nasconde sotto, dentro.

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Carl Norac, Carll Cneut, Mostro, non mangiarmi!, Adelphi 2006

I maiali di Mostro non mangiarmi! (Adelphi 2006) o gli elefanti di Un milione di Farfalle (Adelphi 2007), come pure lo stesso Mr Morf (Adelphi 2004) o l’orso di Cuore di carta (Adelphi 2004) sono costruiti allo stesso modo.
L’uso del nero, o di un bruno di fondo, è per Cneut un felice quanto efficace sistema di dipingere e illustrare.
E questa tecnica sembra aver attecchito anche da noi in Italia. Penso alle tavole ad acrilico di Simone Rea, per il libro Favole di Esopo (Topipittori 2012). Sebbene la resa finale delle figure di Rea, in questo libro che ha segnato una svolta nella sua carriera di illustratore, sia più patinata rispetto ai primi libri di Cneut, tuttavia il suo modo di procedere è esattamente lo stesso: fondo bruno su cui, strato dopo strato, i colori si vanno a sovrapporre. L’effetto di maggior patinatura è dato da un lento lavorio che Rea produce sulla superficie pittorica, alternando al colore delicatissime smerigliature.

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Edward Van de Veldel, Carll Cneut, Un milione di farfalle, Adelphi 2007

Torniamo Oltralpe. La relazione che Cneut ha con questo colore, come ho appena sottolineato, ha radici molto antiche, ma si alimenta anche in una cultura più diffusa di cui questo straordinario artista è parte.
Penso che non sia un caso che tutti gli illustratori che del nero hanno esaltato la magnificenza, non interpretandolo mai in modo didascalico, ovvero non usandolo mai in connessione con il nero in natura, ovvero con il buio, o l’ombra o con il nero in ‘psicologia’, ovvero con il mistero, con la paura, vengano da un’area geografica piuttosto circoscritta, i Paesi Bassi.

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Annie De Vries, Ilja Walraven, Il mio elefante sa fare quasi tutto, Lemniscaat 2008

Penso a Il mio elefante sa fare quasi tutto illustrato da Ilja Walraven (Lemniscaat 1995), o ancora Di chi è questa zampa? (Lemniscaat 2008), illustrato da Martijn van der Linden, o ancora la bella serie di libri di Mies van Hout, Emozioni (Lemniscaat 2010) in testa.

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Mies Van Hout, Emozioni, Lemniscaat 2010

Si tratta di un nero ‘energetico’, sorta di tappeto elastico cromatico che ha la funzione e il merito di far (ri)saltare ogni altro colore che vi si appoggi.
Questo, di fatto, elimina ogni ritrosia nei confronti dell’uso del nero diffuso, considerato colore ‘scomodo’ nell’ambito della illustrazione per l’infanzia. Se tra gli illustratori neerlandesi esiste una consapevole disinvoltura nei confronti del nero, non si può negare che in Cneut questo colore assuma un valore ancora più emblematico.

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Peter Verhelst, Carll Cneut, Il segreto dell’usignolo, Adelphi 2009

Nel Segreto dell’usignolo (Adelphi 2009) rivisitazione dell’Usignolo dell’Imperatore, sottolinea l’accento notturno e misterioso della narrazione, mentre nella Voliera d’oro (Topipittori 2015), ultimo suo capolavoro, è un maturo contrappunto in quel meraviglioso mare di giallo.

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Anna Castagnoli, Carll Cneut, La voliera d’oro, Topipittori 2015

 

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Anna Castagnoli, Carll Cneut, La voliera d’oro, Topipittori 2015
Geert De Cockere, Carll Cneut, Greta la Matta, Adelphi 2005
Anna Castagnoli, Carll Cneut, La voliera d’oro, Topipittori 2015
Peter Verhelst, Carll Cneut, Il segreto dell’usignolo, Adelphi 2009
Mies Van Hout, Emozioni, Lemniscaat 2010
Annie De Vries, Ilja Walraven, Il mio elefante sa fare quasi tutto, Lemniscaat 2008
Edward Van de Veldel, Carll Cneut, Un milione di farfalle, Adelphi 2007
Carl Norac, Carll Cneut, Mostro, non mangiarmi!, Adelphi 2006
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Che mestiere fai, tu? SEMINO LETTURE, COLTIVO LETTORI E, DI NOTTE, SCRIVO. Un mestiere strano quello di mettere insieme chi, dai 3 ai 13 anni, vuole ascoltare ciò che ho da dire sui libri, sulle storie e sulle loro figure. Nel 1997 è cominciato questo mio lungo cammino di mediatrice di letture, di lettrice pubblica. Il blog Lettura candita arriva dopo e nasce da un'esigenza di mettere 'a sistema' la riflessione personale e, eventualmente, di condividerla per vederla crescere...