Il tempo dentro e il tempo fuori

pubblicato in: Il Tempo | 0

Un tempo interno che è dettato solo dalla nostra esigenza di impiegare una porzione di minuti o ore nel leggere, per conoscere una storia, per far spaziare lo sguardo sulle figure. Un tempo di cui siamo, almeno teoricamente, governatori in tutto e per tutto.

E un tempo esterno, fatto di pioggia, di sole, di vento. Un tempo a cui siamo, e non solo teoricamente, assoggettati in tutto e per tutto.

Mettere insieme questi due tempi, il tempo della lettura e quello meteorologico, potrebbe rivelarsi un mero esercizio di stile, ma anche gioco di un qualche interesse.

 

Alle Wetter, B. Teckentrup, Jacoby&Stuart, 2015
Alle Wetter, B. Teckentrup, Jacoby&Stuart, 2015

La lingua italiana, così ricca e sonora, non distingue nella parola tempo la non lieve differenza che esiste tra il succedersi inarrestabile di istanti e il verificarsi di precise condizioni atmosferiche. Al contrario di quanto accade nelle lingue romanze, nel ceppo anglosassone questa distinzione è ben chiara:  Time, Zeit, Tijd, Tid per definire il tempo ‘orario’ e Weather, Wetter, Weer, Wejr per definire quello atmosferico.

Su questa notazione nata un po’ per scherzo, radicano invece serissime riflessioni suggeritemi da un articolo pubblicato in Ad occhi aperti. Leggere l’albo illustrato a proposito di quello che è il tempo della lettura, dal titolo Albo e tempo.

Scrive Varrà con la consueta chiarezza di ragionamento: “esiste un tempo del libro e un tempo del lettore.” Entrambi soggetti a un grande numero di variabili.

Esiste un tempo del libro e un tempo del lettore.

‘Il tempo del libro’, ancora una volta prendo a prestito e riassumo il pensiero articolato di Varrà, può diversificarsi in base alla differenza di stili o di relazione che si vuole che esista tra l’immagine e il testo, tra le immagini tra loro, tra l’immagine e supporto che la contiene, ovvero la pagina. ‘Il tempo del libro’ è dato dunque da un ritmo interno che autore/illustratore hanno impresso alla loro narrazione, sia essa a parole, sia figurata, servendosi delle molteplici possibilità di gioco che l’oggetto libro offre loro.

‘Il tempo del lettore’ è altra cosa: è il ritmo personale di lettura del lettore e non è detto che sia rispettoso del ‘tempo del libro’ e che con esso coincida. Il tempo del lettore consta di un portato soggettivo cui il libro e la sua storia non possono (e non devono) sottrarsi, se è vero -come sostiene Eco in Lector in fabula– che un racconto è di fatto una macchina per generare interpretazioni. A ogni lettore la sua lettura.

Quando si ragiona di tempo di lettura, e qui si tocca il punto di avvio della nostra riflessione, occorre valutare un numero ampio di variabili.

Chi sono i lettori in questione? Che tipo di lettura stanno facendo? Sono da soli o in compagnia? Se c’è, qual è il fine della loro lettura?

Le Livre des 4 saisons, R.S. Berner, La joie de lire, 2013
Le Livre des 4 saisons, R.S. Berner, La joie de lire, 2013
Interessante provare a verificare in quale relazione i due tempi, quello del libro e quello del lettore, entrino in ‘risonanza’ reciproca.

Impossibile e, tutto sommato, inutile trovare una ‘quadra’ che possa considerarsi onnicomprensiva. Interessante, invece, provare a verificare in quale relazione i due tempi, quello del libro e quello del lettore, entrino in ‘risonanza’ reciproca.

E siccome si è prefissato come obiettivo quello di giocare con il doppio senso della parola tempo, la scelta si è orientata su due libri che di meteorologia parlano. Il cimento è provare ad applicare su di essi le regole che sovraintendono ‘il tempo del libro’ e ‘il tempo del lettore’.

Due o tre coordinate per orientarsi.

Alle Wetter di Britta Teckentrup esce in Germania per Jacoby & Stuart nel 2015. I quattro ‘Wimmelbücher‘ di Rotraut Susanne Berner escono in Germania per Gerstenberg a partire dal 2003.[1]

Libri diversissimi tra loro: Alle Wetter si snoda per 168 pagine, i libri della Berner,  presi singolarmente, si concludono dopo sole 7 pagine.

I Wimmelbücher sono, come testimonia il loro nome,  brulicanti di personaggi  in azione e cose. Nel libro della Teckentrup l’umanità e le cose sono minuscole, quasi sperdute nella potenza della natura che l’avvolge.

Alle Wetter, B. Teckentrup, Jacoby&Stuart, 2015
Alle Wetter, B. Teckentrup, Jacoby&Stuart, 2015
Le Livre des 4 saisons, R.S. Berner, La joie de lire, 2013
Le Livre des 4 saisons, R.S. Berner, La joie de lire, 2013

Il libro della Teckentrup ha un testo importante; i libri della Berner sono senza parole.

Alle Wetter in origine era stato pensato come 4  libri separati. I 4 Wimmelbücher, in origine pubblicati separatamente, spesso oggi compaiono un unico volume.[2]

Il pubblico di riferimento dei due libri a prima vista parrebbe diverso, ma per  entrambi è auspicabile pensare a una lettura condivisa con grandi e piccoli.

Verificate queste curiose tangenze e distanze, è tempo di entrare più nel merito della questione, indagando quale possa essere ‘il tempo del libro’ dell’uno e dell’altro.

Alle Wetter nel suo andamento cadenzato in quattro capitoli racconta i principali caratteri di alcuni significativi fenomeni meteorologici: il sole, la pioggia, la neve e il ghiaccio e, valicando i confini del Centro dell’Europa, le intemperie, con tempeste, tifoni e tornado.

Appare molto chiaro fin dal principio che la visione, il racconto,  la percezione che si dà del tempo è fortemente caratterizzata in senso geografico. L’angolo visuale è nordeuropeo e, più precisamente, tedesco. Infatti, i colori e la luce non sempre ci appaiono consueti. Ad evidenza, la narrazione della Teckentrup è filtrata attraverso la sua esperienza diretta di fenomeni atmosferici propri delle regioni a clima continentale, in alcuni casi solo tangenti e sporadici per le nostre abitudini mediterranee.

Ciò nonostante, la sua sensibilità nel raccontare la formazione delle nubi, oppure il tipo di precipitazioni, scrosci o pioggerelline, o ancora il blu del cielo in una tersa giornata di gennaio sulla cima di una montagna innevata, o il verdognolo che annuncia la prossima nevicata, avvolge e coinvolge il lettore a qualsiasi latitudine egli si trovi.

Nello snodarsi naturale di una trama lunga quasi duecento pagine e costruita quasi unicamente su informazioni di carattere scientifico, ci si trova all’improvviso a ragionare di stati d’animo.

La scorrevolezza di una narrazione che è sempre a un passo dalla divulgazione scientifica nasce da un delicato equilibrio che la Teckentrup ha saputo creare tra i due ambiti.

Alle Wetter è nel contempo un avvincente racconto di quanto l’umanità si dimostri sensibile, dipendente e permeabile alle condizioni meteorologiche in cui è immersa, ma è anche una inesauribile fonte di informazioni e spiegazioni di molti dei fenomeni che con l’abitudine spesso dimentichiamo di capire.

Quanti, guardando il cielo, sanno il perché della tonalità rossa che assume al tramonto? E quanti ragionano sul colore delle nuvole, potendole guardare dall’alto di un finestrino di aeroplano? E quanti si interrogano sulla diversità di densità della nebbia?

Eppure, nello snodarsi naturale di una trama lunga quasi duecento pagine e costruita quasi unicamente su informazioni di carattere scientifico, ci si trova all’improvviso a ragionare di stati d’animo.

…quando per esempio piove a dirotto, ma la luna comunque è riuscita a bucare la coltre di nubi per specchiarsi con il suo riflesso sull’acqua, il nostro escursionista solitario lì capirà che ne è valsa la pena di essersi bagnato…e solo allora, pieno di stupore, avrà la percezione di quanto grande sia la natura, quando la pioggia avrà cessato di cadere e la luna piena, attraverso l’aria tersa, illuminerà con i suoi raggi le nubi, il mare e la terra, mentre le stelle cominceranno a distinguersi, quasi invisibili nell’ultima luce del giorno e nel chiarore della luna.

(Alle Wetter, B. Teckentrup, Jacoby&Stuart)

 

Alle Wetter, B. Teckentrup, Jacoby&Stuart, 2015
Alle Wetter, B. Teckentrup, Jacoby&Stuart, 2015

È questa sapiente miscela di oggettività e soggettività, di scienza ed emozione, la ricetta vincente che fa di questo libro un gran bel libro, che ha ricevuto la menzione al Deutscher Jugendliteratur Preis 2016.

Per ottenerla la Teckentrup si è servita di un Leitmotiv non espressamente dichiarato, se non in un breve accenno nella prefazione, quando allude alla pittura di grandi artisti quali Tiziano, Turner, Friedrich, Monet, Van Gogh, Hockney cui lei si dice debitrice nella concezione del libro.

A ben vedere, tutti questi artisti sono tra loro accomunati dalla capacità di dare consistenza visiva ed emotiva alle manifestazioni atmosferiche che caratterizzano molte delle loro opere, attraverso l’esclusivo uso del colore.

Ed è senza dubbio il colore il motivo conduttore che tiene insieme, ognuna per sé e tutte e quattro in sequenza, le narrazioni ‘meteorologiche’ che compongono il libro.

Alle Wetter, B. Teckentrup, Jacoby&Stuart, 2015
Alle Wetter, B. Teckentrup, Jacoby&Stuart, 2015

Non si può non notare il particolare uso di fondi diversi per ogni pagina illustrata. Laddove l’immagine della Teckentrup vira sul verde cupo di un mare in burrasca la parte del foglio che contiene il testo si scurisce secondo la medesima tonalità, laddove il “rosso di sera bel tempo si spera” inonda la pagina nella residua fascia sottostante di testo la carta assume un tono rosato.

Il rapporto armonioso tra figura e testo, talvolta, vede prevalere le grandi tavole su doppia pagina, mentre le parole si riducono a una riga che corre lungo il margine inferiore, altre volte si compongono in un equilibrio esatto di divisione delle due facciate, in altre ancora la potenza dell’immagine necessita di più ‘aria’ e sconfina, occupando i due terzi dello specchio della pagina e il racconto si emargina su una più ristretta fascia verticale.

Questo movimentato ritmo tra figura e testo ha come esito un sempre diverso andamento dello sguardo: talvolta puntato, lineare, sullo scorrere delle righe, talaltra disteso, rotondo, sull’immagine.

L’alternanza tra le illustrazioni di forte impatto evocativo ed emotivo, ottenuto grazie a un  sapiente  uso del colore,  e il testo di carattere oggettivo produce anche un altro effetto: quello di movimentare il respiro del lettore e della lettura.

Proprio come accade quando si fa una lunga passeggiata immersi nella natura. Si accelera, si rallenta a seconda di dove la nostra attenzione si punta; si guarda in avanti o si fa girare lo sguardo di fronte all’apparire improvviso di un bel panorama. Si va avanti con la giusta calma.

Alle Wetter, B. Teckentrup, Jacoby&Stuart 2015
Alle Wetter, B. Teckentrup, Jacoby&Stuart 2015

Se così stanno le cose, non si può non convenire sul fatto che ‘il tempo del libro’ si dipani in lunghezza. Alle Wetter sembra ben corrispondere all’ennesima definizione di Varrà: si tratta di un ‘libro della durata’, ovvero un libro che, nonostante la scansione inevitabile data dal giro della pagina, prosegue la propria narrazione come un fiume lento, aggiungendo scenari su scenari ad ogni ansa del proprio percorso.

Pur ruotando intorno al tema tempo, il libro della Teckentrup non è come Stagioni di Blexbolex un libro ‘ciclico’. Solo di rado riconosciamo lo stesso luogo con condizioni meteorologiche diverse e solo di rado ci sembra di poter costruire brevi nessi temporali tra un prima e un dopo.

Alle Wetter è piuttosto un ‘libro passeggiata’ -per citare ancora Varrà- che si caratterizza per fluidità, lentezza, sostanziale assenza di un protagonista, e per “un invito all’immersione nella realtà, in perpetuo movimento e trasformazione, ma non traumatizzante nei suoi capovolgimenti, perché noi siamo parte di essa, ci muoviamo e trasformiamo con lei” (L’albo e il tempo, E. Varrà, Donzelli, p.100).

I personaggi, ma ancora di più i lettori, sono chiamati “ad osservare e lasciarsi andare al flusso degli eventi”.

E se questo è il ‘tempo del libro’, ovvero il ritmo impresso dall’autrice, quale sarà invece il ‘tempo del lettore’? Sarà accondiscendente e si farà portare con la propria imbarcazione lungo il suo corso, dalla sorgente alla foce? O farà tappe intermedie? O tornerà di poco indietro per cogliere dettagli sfuggiti?

Tutt’altro ritmo contraddistingue i 4 Wimmelbücher della Berner. I suoi libri ‘brulicanti’ di varia umanità sono un capolavoro di sintesi.

Tutt’altro ritmo contraddistingue i 4 Wimmelbücher della Berner.

Bene fa Giulia Mirandola a definirla una ‘gigantessa del racconto multiplo’ nel suo contributo per Ad occhi aperti. Leggere l’albo illustrato. Merito che le è stato riconosciuto nel 2016 con l’Hans Christian Andersen per l’illustrazione.

I suoi libri ‘brulicanti’ di varia umanità sono un capolavoro di sintesi tra l’immutabile e il cambiamento, tra il contenitore e il contenuto, tra la contemporaneità e la ciclicità, tra l’istante e l’eternità, tra l’uno e i tanti.

La chiave di volta che le permette di tenere su tutto questo è di una semplicità disarmante: lei si è ‘limitata’ a costruire sette diversi scenari, anzi otto con la copertina. Un albero di ciliegio come punto di partenza; segue una visuale di un palazzo di tre piani, visto in sezione, che sorge ai confini di una cittadina di media grandezza; quindi uno scorcio della periferia che confina con la campagna; una stazione ferroviaria; un quartiere un po’ più centrale dove fervono lavori di espansione edilizia; il nucleo più antico della città; un grande centro commerciale con il parcheggio multipiano; e per ultimo uno scenario panoramico del limite estremo dell’abitato, caratterizzato come zona di svago per i suoi abitanti.

Le Livre des 4 saisons, R.S. Berner, La joie de lire, 2013
Le Livre des 4 saisons, R.S. Berner, La joie de lire, 2013

Con lievissime varianti questi otto ‘quadri’ accolgono i ‘brulicanti’ abitanti, che ogni volta agiscono e interagiscono in modo diverso.

Ciò che è stato appena definito ‘lievissime varianti’ rappresentano in realtà uno dei fondamentali nodi di senso dell’intero progetto e alludono, evidentemente, al fattore tempo da intendere come flusso di istanti in successione, die Zeit, che incide sull’altro tempo, das Wetter, cogliendone le diverse manifestazioni.

Se si sfogliano anche solo le quattro copertine si noterà che il ciliegio appare spoglio durante l’inverno, pieno di fiori bianchi a primavera, rosso di milioni di ciliegie in estate e bruno di poche foglie cadenti in autunno.

Ecco che l’immutabilità della presenza dell’albero si intreccia con il suo cambiamento stagionale, ed ecco che alla contemporaneità corrisponde una sua intrinseca ciclicità e, volendo, si può coglierne la presenza in quel preciso momento e contemporaneamente la sua potenziale ‘eternità’.

Se si osserva ciò che Rotraut Susanne Berner disegna all’interno delle abitazioni, o dei negozi o della stazione o delle stazioni di servizio o tra i sedili di automobili o autobus, si ha immediatamente la percezione di quale sia il legame che lei stabilisce per i suoi piccoli lettori e lettrici tra contenitore e contenuto, tra il singolo e la comunità. E ancora una volta questo meraviglioso brulichio appare sensibile e permeabile tanto al concetto di Zeit quanto a quello di Wetter.

Tutto ciò avviene in un gran silenzio di testo, a parte la quarta di copertina che l’autrice usa come mappa di orientamento umana e animale. Si tratta di un elenco di meno di venti tra i personaggi che agiscono nel libro: per ognuno c’è un nome e una breve nota che allude alle cose che accadono:

Le Livre des 4 saisons, R.S. Berner, La joie de lire, 2013
Le Livre des 4 saisons, R.S. Berner, La joie de lire, 2013

Susanne ha bisogno di un nuovo cappello… Questo motociclista arriva da molto lontano… Petra ama talmente leggere che si dimentica tutto il resto…

(Le livre des 4 saisons, R.S. Berner, Le Joie de lire)

Il fatto che siano dei silent books li rende in qualche modo universali e con un numero infinito di possibilità di diverse letture. Tuttavia è altrettanto evidente che il gioco creato dalla Berner ha delle sue regole precise.

Neanche la Berner si è sottratta al compito di stabilire ‘il tempo del libro’, di cadenzarlo secondo un preciso ritmo interno.

Qui, ancor più che in Alle Wetter, questo ritmo sembra incidere sul tempo del lettore.

Pagine coloratissime, piene di minuziosi particolari e dettagli, intrecci complessi di cose che succedono, di incontri che avvengono, di circostanze che si evolvono fanno pensare a una tessitura unica che cresce, generando un meraviglioso senso di curiosità, attesa e sorpresa a ogni giro di pagina.

Se di ritmo si tratta, sarà veloce e incalzante.

Nello stesso tempo, però, lo scenario così complesso suggerisce uno sguardo orizzontale dell’intera pagina che spazia da destra a sinistra, da sopra a sotto in un movimento circolare, e quindi il ritmo sembra rallentare nella ricerca ‘disordinata’ e ‘imprevedibile’ di ciò che le immagini raccontano.

Questa apparente contraddizione nella direzione dello sguardo trova però una sua sintesi.

Nel concetto di ‘simultaneità’ si cela la soluzione.

Nel concetto di ‘simultaneità’ si cela la soluzione.

Ancora una volta si torna alla catalogazione proposta da Varrà cui siamo debitori. I libri della simultaneità costringono i propri lettori e le proprie lettrici a fare un continuo sforzo per cambiare visuale e passo: dalla velocità in senso lineare del giro pagina si passa allo sguardo zenitale dell’intera pagina, seguendo i singoli micropercorsi che chi ha concepito il libro crea per la gioia degli occhi e dell’immaginazione. Questa modalità di lettura comporta di necessità un certo moltiplicarsi di narrazioni equivalenti, rispetto a una, eletta come principale. E ancora è di grande stimolo per chi legge, in quanto nella molteplicità si annida il concetto di possibilità.

Entrambi i gesti richiesti in questo tipo di lettura portano a una complessità di pensiero che con la contemporaneità del nostro vivere si rivela di grande utilità.

La vita e i fatti lo insegnano, tuttavia imparare a leggere la realtà come un complessissimo sistema di singole narrazioni che si snodano tutte contemporaneamente e farlo attraverso un libro bellissimo, divertentissimo, coloratissimo che potrebbe capitarti in mano quando hai meno di due anni, è cosa buona e giusta.

Le Livre des 4 saisons, R.S. Berner, La joie de lire 2013
Le Livre des 4 saisons, R.S. Berner, La joie de lire 2013

 

Due righe di conclusioni, ammesso che se ne possa trarne.

Ogni buon libro ha un suo ritmo interno, su cui autori/illustratori hanno lavorato. Il suggerirlo ai propri lettori e lettrici ha il tono del consiglio e non dell’imposizione. Quindi ogni buon libro deve permettere a lettori e lettrici di trovarsi un tempo di lettura personale che assecondi la propria chiave interpretativa. Usare esempi che con il tempo di fuori  hanno contribuito a chiarire il tempo di dentro è stato un mero pretesto, ora lo si può dire in tutta serenità, ma hanno permesso anche di ‘illuminare’, seppure nel nostro piccolo, cinque libri meravigliosi, e seguire nel dettaglio le alterne vicende dei cappellini di Susanne.

Credo ne sia valsa comunque la pena.

[1]Winter-Wimmelbuch (2003); Frühlings-Wimmelbuch (2004); Sommer-Wimmelbuch (2005); Herbst-Wimmelbuch (2005). L’edizione italiana, ora fuori commercio, fu pubblicata da Emme con il titolo Una giornata d’inverno in città (2003) e Una giornata di primavera in città (2004).
[2]Come testimonia l’edizione curata da La joie de lire (2013) dal titolo Le Livre des 4 saisons, cui faccio riferimento in questo articolo.

Bibliografia
Albo e tempo, Emilio Varrà, in Ad occhi aperti. Leggere l’albo illustrato (a cura di) Hamelin, Donzelli, 2012, Roma, pp. 73-110
Lector in fabula, Umberto Eco, Bompiani, 1979, Milano
Alle Wetter, Britta Teckentrup, Jacoby&Stuart, 2015, Berlin
Winter-Wimmelbuch, Rotraut Susanne Berner, Gerstenberg, 2003 Hildesheim
Frühlings-Wimmelbuch, Rotraut Susanne Berner, Gerstenberg, Hildesheim, 2004
Sommer-Wimmelbuch, Rotraut Susanne Berner, Gerstenberg, Hildesheim, 2005
Herbst-Wimmelbuch, Rotraut Susanne Berner, Gerstenberg, Hildesheim, 2005
Le Livre des 4 saisons, Rotraut Susanne Berner, La joie de lire, Genève, 2013
Libri senza parole? Li voglio subito, Giulia Mirandola, in Ad occhi aperti. Leggere l’albo illustrato (a cura di) Hamelin, Donzelli, Roma 2012, pp.111-141
Segui Carla Ghisalberti:

Che mestiere fai, tu? SEMINO LETTURE, COLTIVO LETTORI E, DI NOTTE, SCRIVO. Un mestiere strano quello di mettere insieme chi, dai 3 ai 13 anni, vuole ascoltare ciò che ho da dire sui libri, sulle storie e sulle loro figure. Nel 1997 è cominciato questo mio lungo cammino di mediatrice di letture, di lettrice pubblica. Il blog Lettura candita arriva dopo e nasce da un'esigenza di mettere 'a sistema' la riflessione personale e, eventualmente, di condividerla per vederla crescere...