Ogni figlio è diverso, è unico!

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Famiglie numerosissime o minimali, in ogni caso vale lo stesso principio: i figli sono tutti unici. Colonna sonora di Rino Gaetano con Mio fratello è figlio unico.

Unico infatti, non significa solo e nemmeno raro. Sono numerosi i “figli unici” che popolano la letteratura dell’infanzia, e compiono grandiose imprese, spesso insieme agli amici, fraterni.

Percy Jackson è molto solo, sembra soffrirne in principio, gradualmente si stupisce di saper affrontare pericoli davvero mostruosi. Per un periodo continua a sentirsi fin troppo unico, nella condizione di unico figlio di Nettuno, tanto che, quando arriva inaspettatamente un fratello, per altro un ciclope, fatica ad accettarlo.

I figli unici raccontati, fin dai classici, sono spesso anche orfani, perché, all’inizio della storia, il loro isolamento crea un terreno fertile per lasciar germogliare la vera avventura. Sono personaggi che sperimentano autonomamente il mondo che li circonda. Harry Potter ne è un esempio. È figlio unico ed è orfano. Conserva anche un legame familiare, con il cugino, ma sceglie la famiglia Weasley, di gran lunga più accogliente, e Ron Weasley è il suo amico fraterno. Non è raro incappare in altri personaggi coraggiosi e avventurosi che hanno già dei fratelli ma che decidano di scegliersene altri. Egbert, proprietario con la famiglia dell’isola di Mortaria, ha un fratello e una sorella ma non ha alcun legame con loro, sono ostili. È come se fosse figlio unico, forse un po’ peggio: i due sono coalizzati contro di lui. Nella serie I viaggi di Egg lo seguiamo compiere viaggi avventurosi, a bordo di navi di pirati avversari e in mezzo a continui pericoli, e al suo fianco ha Tic, lo sguattero di bordo dalla storia difficile. Il loro legame diventa forte, entrambi ne avevano bisogno. La loro fortuna risiede nell’essere incappati in quell’affinità, quasi una parentela fraterna, un sentimento sempre prezioso.

Perché è vero: ci vuole fortuna. Sono i destini, sono i sentieri contorti, la casualità. Non si può pilotare questo magico incontro. A condurti dall’amico fraterno sono le alchimie della fatalità. Trovarlo vale più di un tesoro, che tu sia figlio unico o con dieci fratelli.

Fratelli e fratellanze: sono legami dotati di spessori identici.

Tra i personaggi dei libri più cari, dell’infanzia, ho Heidi, che unisce due figlie uniche: la bambina che vive con il nonno, che incarna la libertà, e la bambina che vive con il padre e la governante, molto protetta per la sua condizione fisica, che mostra la chiusura e che è molto sola nel cuore. Questo incontro in principio è forzato e di conseguenza incontra vari ostacoli. Infine Clara reagisce alla propria condizione di disagio grazie alla gioia che Heidi sa trasmetterle, una vera forza di vitalità. Heidi è una bambina che non conosce solitudine nel cuore, anzi, è pieno di amore per tutti: questa epifania sovverte completamente il mondo di emarginazione. Sono un bell’esempio di “amicizia fraterna”.

HeidiIsao Takahata, Nippon Animation (che all’epoca di chiamava Zuiyo Enterprise)
Heidi Isao Takahata, Nippon Animation

Esiste più di un punto dolente che le accomuna: l’avere una famiglia parziale, l’essere figlie uniche, e questa condizione sembra da subito disgraziata. Il figlio unico, va detto, è guardato con sospetto. Certo, è capace di grandi imprese, ma anche fuori dalle pagine dei libri continua a far storcere il naso. Ci sono studiosi che si domandano se sia più o meno felice dei bambini con fratelli, si chiedono che adulto sarà e come è necessario “guidarlo” nella crescita per renderlo equilibrato, complicando la vita delle loro sventurate madri incerte, esploratrici genitoriali in un campo minato. Nel web o in libreria si trovano molte “ricette” che descrivono cosa fare e cosa non fare. Alcuni studi vorrebbero convincere che non sia così grave avere un figlio solo, lasciando persistere l’alone di problematicità. Dalle più disparate fonti ho dedotto che in genere si ritiene il figlio unico più collaborativo e meno competitivo, poiché non conosce rivalità fraterna, ma è più timido, perché solo. Sono figlia unica, e di questa particolare definizione non mi sento convinta.

Nelle storie narrate, con personaggi fantastici, trovo più autenticità. Se Clara è stata salvata dall’estroversa Heidi, bisognerà ricordare anche che erano entrambe figlie uniche. La loro unicità appartiene a ognuno. Pippi Calzelunghe, esempio estremo, è il superlativo letterario dell’essere figlia unica ed estroversa. La solitudine marcia al fianco della libertà. È uno spazio da gestire e a volte da riempire, come meglio si può e si vuole. I figli unici camminano quasi sempre con degli amici accanto. Il figlio unico tende ad adottare un amico, un quasi fratello, non è solo. Non accade, forse, anche a tutti i figli del mondo? Si diventa fratelli di chi ci piace, di chi ci ama.

Quando ero piccola, c’erano davvero pochi compagni di scuola figli unici. Sono stata anche l’unica figlia unica. Sembrava che, quando ero tra gli altri compagni a costruire pensierini e a disegnare la famiglia, mi mancasse un pezzo. I tempi sono cambiati, i dati Istat del 2014 ci dicono che le coppie italiane con un solo bambino siano oltre il 46%. Si fa soltanto un figlio per scelta, per bisogno o per destino. Quale sia la causa di questa unicità, mi sento di dover tutelare il figlio unico dallo stato di poverino. Non è scritto da nessuna parte ma… aleggia.

Unik. Storia di un figlio unico, Vivian Lamarque, illustrazioni Donata Montanari, Bompiani
Unik. Storia di un figlio unico, Vivian Lamarque, illustrazioni Donata Montanari, Bompiani

Unik di Vivian Lamarque e Sono unico di Janna Carioli pare siano libri che vengono in soccorso. Unik è un bambino che già dal nome dichiara la sua condizione. Fin dalla prima pagina del libro compaiono fitte faccine di fratelli e sorelle, tutti felici, che giocano e ridono, leggono insieme libri, dormono abbracciati e si vogliono un gran bene. Unik vorrebbe un fratellino ma non arriva mai. Intanto osserva la sua camera piena di giochi ma vuota di “fratellitudine”. Gli amici gli dicono poverino te o beato te, a seconda dei rapporti che hanno con i propri fratelli. Lui è confuso. Chiaramente idealizza il fratello che non ha. Si immagina come potrebbe essere la vita con una compagnia del genere. A fargli cambiare idea sarà l’arrivo di un nuovo inquilino: dopo scrupolose indagini su quel trasloco in atto nel condominio, ha la sorpresa di incontrare l’amico che cercava, un altro figlio unico.

Ancora più appagante, è la seconda storia, quella di Leo, che sta bene così perché è circondato da tante persone che lo conoscono e gli vogliono bene, che ha una famiglia che lo ama molto e non ha spazi vuoti. In bici con la mamma attraversa la città e raccoglie tanti saluti. Una signora, mamma di due bambini che si stanno picchiando, prova a circoscriverlo nella sezione “figli unici”, quelli considerati anche poverini, ma la scena che si para davanti non è delle più invitanti. L’amica della mamma fa la domanda: ma non desideri dei fratellini? Lui si fa pensieroso e pare non averci mai pensato prima. Dopo varie considerazioni sull’attuale vita piena che conduce, sa rispondere che no, non ne sente il bisogno, perché non è solo. È unico!

Sono unico, Janna Carioli, Illustrazioni AntonGionata Ferrari, Lapis, Roma, 2013.
Sono unico, Janna Carioli, Illustrazioni AntonGionata Ferrari, Lapis, Roma, 2013.

Leo è felice così. Dall’altra parte però ci sono i figli unici che invece non ricevono le stesse attenzioni. La situazione per loro quindi precipita, sebbene la solitudine della trascuratezza o del bisogno importante non risparmi chi ha fratelli, avvolge chiunque nelle sue spire.

La protagonista della storia narrata da Sara Weeks, La ragazza Chissachi, si chiama Heidi e incarna il figlio unico in una situazione estrema. La ragazzina è cresciuta in un isolamento patologico, con una madre disabile e bisognosa di aiuto e con una vicina amorevole ma malata anch’essa. Heidi deve compiere il suo viaggio, e lo fa con coraggio e determinazione. Spezza il cerchio protetto perché ormai non è più adeguato e la sta soffocando. Non ha trovato subito una mano tesa ad accompagnarla. Eppure la cercava, perché aveva un naturale timore. Sceglie i compagni giusti lungo il cammino, grazie a un particolare sentire. Anche la sua solitudine trova qualche sollievo.

Nei momenti di difficoltà può capitare che la solitudine sia davvero troppa. È naturale avvertire l’esigenza urgente di poterla spartire con qualcun altro.

Il figlio unico impara sicuramente a gestire i momenti di solitudine ma avere un fratello non assicura la compagnia e nemmeno la solidarietà. Un fratello sperimenta lo stesso senso di solitudine, se non ha un autentico legame affettivo.

Giusti e Manucci hanno così descritto questo desiderio di fratelli nel loro saggio:

“I figli unici tendono a idealizzare il rapporto fraterno del quale non hanno esperienza. Ne hanno un’idea astratta e utopistica, ignorando la rivalità e i contrasti dovuti alle differenze di temperamento e di carattere tra fratelli” e “gli amici sono i sostituti dei fratelli con cui possono sperimentare la fratellanza”.

I Lupi nei muri, Neil Gaiman, Dave McKean, Mondadori, 2003.
I Lupi nei muri, Neil Gaiman, Dave McKean, Mondadori, 2003.

Nella solitudine dell’isola Trille incontra Lena, in Cuori di waffel di Maria Parr. Sono due bambini molto diversi, uno riflessivo e sensibile, l’altra un vulcano e a volte dura. Lena cerca un papà, è il suo più grande desiderio, Trille invece cerca amicizia, ed è molto affettuoso, accomodante, comprensivo, anche quando la sua migliore amica è aggressiva. L’ambiente condiziona la situazione di isolamento in cui vivono. Un papà per Lena finalmente arriva. Il desiderio si realizza ma la bambina realizza anche che Trille le manca, lo aveva già e con il trasloco lo ha perso. Per Trille sarà meraviglioso scoprire di essere il migliore amico di Lena, per tanto tempo ha ritenuto che fosse un sentimento parzialmente a senso unico, frutto di una sua illusione. È un amico troppo importante, è la famiglia degli affetti scelti, più di quel nuovo nucleo domestico di appartenenza. Trille è quasi un fratello, da cui Lena si rifugia quando scappa dalla nuova casa in città. Sono incontri magici quelli con i migliori amici, amici fraterni appunto.

Se invece questo incontro fortunato non avviene, i figli unici o che si sentono soli, hanno una strategia infallibile: l’amico o il fratello immaginario.

Molti bambini ne hanno uno, ne ho avuto uno anche io.

Ci sono bambini per cui il compagno immaginario è un amico fidato, fidatissimo, a cui si rivolgono confidenze e preoccupazioni, come Lucy con il pupazzo porcellino nell’albo I Lupi nei muri di Gaiman, oppure sono compagni con cui si gioca senza limiti, come Calvin & Hobbes di Bill Watterson. A dire il vero ne esistono molti di pupazzi parlanti in letteratura, nei fumetti, nei film di animazione: sono i segreti amici bizzarri ma viventi.

Calvin & Hobbes di Bill Watterson
Calvin & Hobbes di Bill Watterson

In alcuni casi invece prende vita il fratello immaginario, gemello addirittura, che non deve essere per forza un doppelgänger.

La storia delicata di Jacques Papier, il bambino immaginario, narrato da Michelle Cuevas, vive la condizione di fratello gemello di Fleur. Peccato che lui, a differenza di Fleur, non sia reale, quindi è un bambino invisibile. Quando torna all’Ufficio di Ricollocamento, perché lì deve tornare a un certo punto, rischia di svanire del tutto. Si sente davvero solo, con un doloroso senso di abbandono. Per non svanire riempie se stesso dell’amore che aveva condiviso con Fleur.

I fratelli immaginari non tradiscono mai, possono avere sembianze bizzarre, tipo un drago, e non sostengono solo i figli unici, Jacques Papier lo insegna, quando raggiunge la sorellina minore di Fleur. Si è invisibili finché non entra l’amicizia nel cuore, che colma il senso di solitudine e riempie la vita di colori più intensi, brillanti. E non ci si lascia più.

Accade anche a Lisa, in Sorellina tuttamia di Astrid Lindgren. Lisa non è assolutamente figlia unica, anzi, il problema è proprio l’arrivo del fratellino. Ha paura di non essere più amata come prima. Ecco che appare, anche qui, una gemellina immaginaria. Un nuovo legame fraterno per condividere un mondo tutto segreto, tutto speciale, con un fantasioso linguaggio per comunicare, con un nascondiglio intimo, per rendersi inaccessibili agli adulti, per fare dispetto. Sarà l’arrivo di un cucciolo “tutto suo” a far tornare la fiducia a Lisa, ma molto di più sono le rassicurazioni dei genitori, l’amore grande che ricolma il timore di essere dimenticati, come aveva temuto anche Jacques Papier nel limbo in cui rimase a lungo.

Il bisogno di condividere, il desiderio di fratellanza, sono tensioni umane, istintive addirittura. I bambini poi sono creativi, hanno un vasto potenziale di risorse e si inventano varie strategie per non annoiarsi o per giocare comunque in compagnia. Non ritengo sia possibile definire “la condizione del figlio unico”, questo proprio perché ogni bambino, in fondo, è unico!

Aidan Chambers a 3 anni con la sua amica Marion
Aidan Chambers a 3 anni con la sua amica Marion

There were no other children nearby except a girl, Marion, six months older. Up to the age of ten, when his family moved to another town, they were brother and sister, friends and lovers. School was a shock. He and Marion were separated for the first time – a traumatic experience from which he thinks he never recovered (Dalla biografia di Aidan Chambers)

 

 

 

 

 

Bibliografia:
Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo, Rick Riordan, Mondadori, collana Oscar grandi bestsellers, Milano, 2011
Harry Potter, J.K.Rowling, edizione completa, Salani, Milano, 2013.
I viaggi di Egg, In fuga da Mortaria, Geoff Rodkey, serie, traduzione Stefania De Franco, Giunti Junior, Milano, 2012.
Heidi, Johanna Spyri, traduzione L. Lamberti, Einaudi, collana Super ET, Torino, 2016.
Sono unico, Janna Carioli, Illustrazioni AntonGionata Ferrari, Lapis, Roma, 2013.
Unik. Storia di un figlio unico, Vivian Lamarque, illustrazioni Donata Montanari, Bompiani, collana I girini, Milano, 1999.
La ragazza Chissachi, Sara Weeks, traduzione Chiara Bellitti, Beisler, collana Il serpente a sonagli, Roma, 2005.
Cuori di waffel, Maria Parr, illustrazioni di B. Gaustad, traduttore A. Tonzig, Beisler, Roma, 2014.
I Lupi nei muri, Neil Gaiman, Dave McKean, traduzione M. Bonetti, Mondadori, Milano 2003.
Calvin & Hobbes. C’e un tesoro in ogni dove, Bill Watterson, (oltre a vari albi, raccolte e strisce), traduzione N. Pardi, Franco Cosimo Panini, Modena, 2016.
Le avventure di Jacques Papier. Storia vera di un amico immaginario, testo e illustrazioni Michelle Cuevas, immagine di copertina Ilaria Urbinati, traduzione Giuseppe Iacobaci, De Agostini Libri, Novara, 2016.
Sorellina tuttamia, Astrid Lindgren, illustrazioni Arnold Hans, Il Gioco di leggere, collana I classici moderni per bambini, Milano, 2010.
Figli unici: psicologia dei vantaggi e dei limiti, E. Giusti, C. Manucci, Armando Editore, Roma, 2000.
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Collabora con la rivista letteraria online /Book avenue, nella rubrica Piccoli Lettori Crescono, in qualità di redattrice, occupandosi di recensioni di libri per bambini e ragazzi. Scrive storie, rivolta ai ragazzi, e promuove laboratori e approfondimenti di lettura. Dopo qualche piccolo premio letterario e l'inclusione nel catalogo del concorso Syria Poletti/Sulle Ali delle Farfalle 2013 (Sacile), nel 2016 ha pubblicato il suo primo romanzo per ragazzi, La vacanza spettrale.