Scuole fantastiche

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Scuole fantastiche perché fuori dalla soporifera abitudine. Il gioco di stravolgere l’insegnamento rendendolo un’avventura (senza negare che è pratica che anche nella realtà si può già definire avventurosa) è stato materia di ispirazione per molti autori, troppi, quindi il nostro viaggio sarà più una passeggiata, per evitare che ci si addentri eccessivamente nel fitto numero dei titoli che meriterebbero di essere citati.

La prima scuola fantastica che salta in mente è Hogwarts: la famosissima scuola di magia, in cui perdersi è facile, rischioso ed estremamente eccitante. Lì, anche le lezioni di magia hanno un innegabile fascino che, di fronte alle canoniche ore di italiano e matematica, rendono l’inizio della giornata scolastica stimolante, e mille volte più invitante.

Gli appassionati della saga di Harry Potter conoscono perfettamente la piantina del Castello di Hogwarts, per i pochi che non hanno, caparbiamente, voluto leggere nulla a riguardo, non toglierò certo il piacere di scoprire personalmente ogni angolo segreto che questa scuola, meravigliosamente magica, nasconde. Credo, infatti, che qualcuno dei “non fan” si possa ravvedere.

J.K. Rowling, l’autrice, ha attinto abilmente dalla scuola che conosceva per costruire il mondo fantastico di Hogwarts. È stata anche insegnante. Alcuni personaggi fortunati inoltre, come il preside Silente, hanno origine dalla sua esperienza di alunna.

Il mondo di Harry Potter è quasi esclusivamente LA scuola. È il palcoscenico principale di tutta la saga. La divisione tra fantastico e reale è netta e codificata: o sei un mago o sei un babbano.

Il mondo di Harry Potter è quasi esclusivamente LA scuola. Essa è il palcoscenico principale di tutta la saga. La divisione tra fantastico e reale è netta e codificata: o sei un mago o sei un babbano. Esiste anche il fattore discriminante, Hermione rappresenta la categoria presa di mira dai bulli “puristi” che disprezzano quelli come lei, i mezzosangue. Il castello però è anche rifugio e famiglia, dove le amicizie sono forti e leali. Gli insegnanti sono tutti maghi, specializzati in discipline quali pozioni, divinazione, erbe magiche, metamorfosi, arti oscure. Le aule hanno quel tocco di tenebroso e antico che rende ogni lezione “speciale”. Inoltre gli alunni sono “in gara” per tutto l’anno scolastico: ci sono le competizioni tra le varie case in cui è diviso il castello e i gruppi di alunni che lo abitano. Le dispute si giocano anche in aula, in campo sportivo e con speciali gare: il trofeo di fine anno è ambitissimo. La sala del refettorio è la stessa delle cerimonie, grande e grandiosa insieme; il soffitto magico cambia spesso aspetto e nelle lunghe tavolate compare sempre un prelibato banchetto, il cibo è preparato dagli elfi domestici, degli esserini che vivono in modo fin troppo servile.

La saga di Harry Potter

Harry Potter e la Pietra Filosofale è pubblicato nel 1997. Questa precisazione serve solo per unire i piedi e fare un salto indietro nel tempo, nel 1968. In questo anno è pubblicato Il Mago di Earthsea, di Ursula Kroeber Le Guin, famosa e premiatissima autrice di letteratura fantastica e fantascientifica. Dal Castello di Hogwarts, ci introduciamo nel Castello di Roke. Gli alunni che si incontrano non sono particolarmente goliardici, la scuola di magia è cosa serissima, i ragazzi assomigliano più a dei novizi, e si fanno subito carico del peso che comporta essere un vero mago e non uno stregone che sa solo disporre degli eventi atmosferici e poco più.

Il protagonista è Duny, talentuoso ragazzino cui verrà cambiato il nome: Ged, e già per i bambini del villaggio era Sparviere, per le sue abilità con i rapaci. Il nome deve essere custodito gelosamente e si accede alla scuola di magia solo se lo si rivela al guardiano, come atto di grande fiducia, una sorta di iniziazione. L’apprendistato nel Castello di Roke costerà fatica e grandi sacrifici. La crescita di Ged attraversa sentimenti forti e le contraddizioni che appartengono a tutti i preadolescenti e adolescenti, come accade a Potter, come accade al lettore. Anche Ged deve farsi dei nuovi amici, incontrerà Vetch, originario dell’Orizzonte Est, e avrà compagni invidiosi del suo talento. L’Arcimago Nemmerle, custode della scuola e vestito con una lunga tunica bianca, ci ricorda Silente. La magia di Terramare è un dono ma anche una condanna, un perenne pericolo a cui si viene chiamati. Il mago è solitamente un eremita. Agli allievi di Roke è molto chiaro che il bisogno non basta a scatenare il potere della magia, serve la conoscenza.

La struttura del castello è quella di un college fortificato. Un castello meno affascinante di Hogwarts: ha una Sala del Focolare dove si radunano tutti per le festività o le cerimonie, il Refettorio che accoglie oltre cento ragazzi e il cibo non appare per magia, ci si serve da soli. Nella Stanza degli Scaffali si trovano innumerevoli Codici del Sapere, i Tomi delle rune, che contengono preziose e segrete frasi magiche, incantesimi pericolosi e potenti. Le stanze del dormitorio non sono accoglienti e condivise come quelle di Potter e Fred Weasley, ma sono celle poste nelle torri e nei sottotetti.

È un mondo più antico, remoto e meno vicino al nostro. Il letto è un pagliericcio. Anche qui però i ragazzi indossano una divisa, principalmente un mantello. Gli animali da compagnia, a Terramare, non sono consuetudine, ma Ged, seppure abbia un feeling speciale con i rapaci, non possiede gufi o simili, ha invece un piccolo Otak,. Nel castello non manca nemmeno la Stanza delle Guarigioni ma non ha infermiere amorevoli e la magia ha effetti meno immediati. Il punto più importante però è fuori dalle mura della scuola, è il Poggio di Roke, da cui ogni incantesimo scaturisce con maggiore potenza, perché affonda le radici fino al centro della Terra da cui ricava energia.

Gli insegnanti di Roke sono i nove Maestri delle principali discipline: dei canti, dei venti, l’erborista, delle mani (per le arti minori del cambiamento e giochi di prestigio), dei nomi (conoscere il nome reale delle cose accresce il potere su di esse), dei Modelli, delle metamorfosi, delle evocazioni e infine il Guardiano. Potremmo però riassumere che l’insegnamento principale è che il mondo è condizionato dall’Equilibrio e non va scosso, cosa che un mago non saggio potrebbe fare. Il potere è pericoloso, deve essere subordinato alla conoscenza, deve servire la necessità, non ci si può giocare. Distante dalle marachelle combinate a Hogwarts. Anche a Roke però ci sono svaghi, non il Quidditch, ma gare di barca. Terramare, come mostra la mappa, è un enorme labirinto di isole e quasi tutti sanno andare in barca. Si compete anche in altre gare: di destrezza nelle invenzioni di illusioni nel cortile della Grande Casa o di rimpiattino nei boschi; la sera ci si sfida con i globi di luce fatua. La Grande Casa diventa la casa e la famiglia anche per Ged: Vetch, l’amico del cuore, gli offre l’affetto fraterno che gli mancava. Tasper invece è come Draco per Potter, l’antagonista un po’ invidioso. Il male c’è: Voldemort lo è per Potter, La Cosa, l’ombra evocata per errore, invece perseguita Ged. E come Voldemort, parte dell’ombra, quindi del male, risiede dentro il protagonista stesso, le cui cicatrici bruciano ogni volta che gli appare in sogno.

Voldemort è chiamato anche “Tu sai chi”, per non nominarlo, lo stesso soprannome usato dai fratelli Guendalina e Eric, detto Micio, per riferirsi all’Incantatore Chrestomanci. Altro castello altra scuola: siamo atterrati, appunto, nel Castello Chrestomanci.

Mi riferisco ai protagonisti di Vita Stregata, di Diana Wynne Jones, la cui data del copyright è 1977. La strega dotata pare essere proprio Guendalina Chant, che rimasta orfana, con il fratello, intraprende i suoi studi di magia presso la Signora Sharp, una vicina e una strega, invece, poco dotata. Viste le potenzialità dell’ambiziosa ragazzina, si affiderà a insegnamenti privati presso il Signor William Nostrum, un mago più capace, che inizierà la ragazza a incantesimi più potenti. Ma non è ancora abbastanza per Guendalina, che fa in modo di arrivare fino al potente Chrestomanci. Purtroppo, una volta raggiunto il suo obiettivo, scopre che lì nessuno vuole insegnarle la magia. C’è un solo insegnante, il Signor Saunders, il quale insegna anche magia, ma solo ai due figli di Chrestomanci, Julia e Roger. L’insegnamento è desiderato fortemente, ma manca. Non è la scuola di magia il fulcro del libro, quanto il castello incantato, misterioso, e soprattutto le grandi magie e l’incalcolabile potere della figura di Chrestomanci. Da lui e dal suo castello partono le leggi che regolano tutto il mondo magico, i mondi, minacciati da chi questo potere agogna. Infatti, esistono dei portali che collegano i numerosi mondi esistenti e paralleli, attraversarli mina gli equilibri di ognuno.

Fantastico è anche il collegio statale Larwood House, in Strega di Classe, copyright del 1982, della stessa autrice e della stessa serie dei Chrestomanci; per la precisione entriamo nella classe 2Y.

In questo mondo le streghe sono ancora perseguitate, imprigionate e bruciate nei roghi, i loro figli sono mandati in scuole come questa, in cui si cerca di arginare il fenomeno magico. Nella 2Y però è apparso un foglietto anonimo in cui si denuncia la presenza di una strega in classe. Il Professor Crossley si agita e non sa ben gestire la situazione. La preside della scuola, la professoressa Cadwallader, ha istituito un’ora obbligatoria, cui si devono attenere tutti gli studenti, è uno strumento di controllo: l’ora del diario, mezz’ora in realtà, tutti i giorni. I ragazzi comunque sanno come aggirare la preside, dai diari non si evincerà mai nulla di veramente intimo. Le lezioni qui non possono essere sulla magia. Anche se accadono fatti curiosi: può verificarsi un’improvvisa incursione di uccelli. A differenza del castello di Roke, qui gli studenti sono tutti un po’ ribelli, insofferenti alla scuola piatta. Si avverte la forzatura di dover contrastare la propria natura. In questo mondo c’è una fortissima concentrazione di magia, ma è repressa. Le aule infatti sono normalissime ma il refettorio incute disagio, soprattutto quando si è chiamati a partecipare ai pasti nel tavolo alto, con gli insegnanti, gli ospiti e la preside. Nella storia ricompaiono gli stregoni pronti a rovesciare il potere e arriva anche l’Inquisitore che cerca la strega nella scuola.

Dal portale delle querce di Portway, è evocato in soccorso Chrestomanci. Ha l’arduo compito di riportare alla normalità un mondo nato “sbagliato”, originato da un errore grossolano e pure enorme. Alla base c’è l’attentato fallito di Guy Fawkes, il 5 novembre del 1605. L’uomo fallì nel tentativo di far saltare in aria il Parlamento e venne quindi giustiziato. Lo si ricorda ancora ogni anno con un falò. Questo evento drammatico scisse il mondo. La magia confluì tutta in uno di essi, in cui, però, le streghe finivano al rogo. Grazie all’operato di Chrestomanci, lo scomodo collegio Larwood House svanisce e al suo posto compare la scuola Querce di Portway. Spariscono anche le carceri con tutti i prigionieri stregoni. E la sera gli alunni possono tornare alle loro case.

La saga di The Familiars

Lasciamo i castelli e i college. La scuola di magia di Stone Runlet, il cui insegnante è il potente mago Kalstaff, ci conduce a Vastia che, da ciò che si evince dalla mappa, si colloca tra le pianure Aridifiche e la Foresta sotto gli Alberi, non lontana dalla Barriera incantata che separa dall’Oltre. The Familiars, la saga di Adam Jay Epstein e Andrew Jacobson, non pone la scuola come elemento particolarmente importante, ma possiamo dire che rappresenta la base di partenza per testare le potenzialità degli apprendisti maghi umani, in particolare Jack, Marianne e Dalton, e soprattutto dei loro famigli, gli animali magici che solitamente accompagnano maghi e streghe. In questa storia sono loro i veri protagonisti: Aldwyn il gatto, Gilbert la rana e Skylar, la ghiandaia. La scuola è un edificio poco adorno, e non possiede grandi sale per le cerimonie, manca anche un vero refettorio, dove si mangino pasti preparati. Il Mago Kalstaff e gli alunni si gustano delle insalate di funghi essiccati mentre si dondolano nelle amache di rampicanti che pendono dal soffitto. Il pavimento non è di pietra ma molto irregolare: è creato con intrecci di betulla e quercia. Alle pareti sono appese le armi, dall’aspetto vissuto, che un tempo usò il mago nelle sue battaglie. Più che un castello, è un cottage. Come le altre scuole di magia, però, possiede delle preziose pergamene rilegate in grandi volumi, che si studiano fuori, sul prato: ci sono dei ceppi per sedere e una tavola d’ardesia poggiata contro una roccia come lavagna. Per quanto rude, la magia sa compiere prodigi, così i segni delle formule magiche prendono vita nella lavagna grazie al tocco del bastone di Kalstaff.

Per quanto rude, la magia sa compiere prodigi, così i segni delle formule magiche prendono vita nella lavagna grazie al tocco del bastone di Kalstaff.

Dopo le lezioni, gli alunni devono adempiere a compiti più semplici ma importanti, quali pulire i calderoni, lucidare le bacchette, spolverare le clessidre, per tenere tutto in ordine e pronto all’uso. L’aspetto più rilevante in questo luogo, è il legame che si crea tra maghi e famigli: un legame profondo in cui risiede amicizia, stima e tantissima fiducia, è fondamentale che collaborino e si aiutino. Qui nasce il legame che mette in moto la ricerca cui sono chiamati i tre famigli protagonisti, per salvare i loro padroni in pericolo.

The paper magician, di Charlie N. Holmberg, ci porta nell’Accademia di magia Tagis Praff, nei primi anni del 1900. La magia in questo mondo è profondamente legata alla materia: metallo, vetro, carta. L’allieva Ceony Twill considera la carta meno importante del metallo, cui ambisce essere legata per la vita. Ritiene la carta come la più semplice delle materie. Purtroppo è costretta a disattendere il sogno per dovere: a causa dei pochi allievi iscritti al corso della magia della carta, viene costretta a seguire le lezioni del Mago Emery Thane, che è pure sorprendentemente giovane, e che insegna la piegatura di questo elemento. Ceony segue contro voglia le lezioni imposte e le trova alquanto noiose. Con arte certosina, il maestro insiste sulla precisione nel far combaciare perfettamente gli angoli dei fogli: la piegatura è un rituale che, preciso quanto gli origami, compie prodigi, anima l’inanimato. La magia che ne deriva è davvero molto potente, l’allieva lo scoprirà quando decide di salvare il maestro in fin di vita. Mette in pratica gli insegnamenti per restituire un cuore, di carta, al mago, cui era stato sottratto dalla perfida Lira, strega del lato oscuro. Quei noiosi insegnamenti erano davvero efficaci, alla fine.

Ci sarebbero altre scuole magiche da visitare, ma abbandono la magia per esplorare l’accademia frequentata da Perseus, Percy, Jackson, che ci catapulta tra gli Dei, o quasi.

Anche qui i ragazzi sono dei mezzosangue, ma non è un problema, perché è la norma. A Percy accadono cose straordinarie già nella scuola tradizionale: la professoressa di matematica si trasforma in una Furia, nel senso mitologico del termine, assume una forma mostruosa che rappresenta un assaggio degli Inferi dell’Ade. Da quel momento inizia la fuga verso un rifugio per semidei. Rick Riordan ha concepito la saga di Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo, sulla mitologia. Il figlio di Poseidone, braccato continuamente, compirà mirabolanti imprese. Curiosamente gli Dei hanno abbandonato l’antica Grecia e sono “raggiungibili” dall’Empire State Building, tutta la saga si sviluppa principalmente negli USA, soprattutto tra Los Angeles e New York. A Long Island ha sede il segreto Campo Mezzosangue, in cui Percy trova rifugio e in cui le sue peculiarità sono considerate normali. Tutti gli allievi di quella comunità sono speciali.

Il Campo Mezzosangue non è un edificio, e tantomeno un castello. È un vero campo di addestramento, simile ai “campi estivi” americani. I ragazzi si allenano a combattere e a usare i rispettivi doni trasmessi dal genitore-divinità. Nasce anche in questo caso un gruppo di amici affiatato, l’amico fraterno è il satiro, che proteggeva Percy, in incognito, già da prima. Nel campo si stringono nuove alleanze e avvengono anche i tradimenti, da Luke soprattutto, il figlio di Ermes che si finge amico. Chirone, il centauro, funge da preside, coordina gli addestramenti e tutte le attività del campo. Dionisio è il direttore, è dio del vino, e risulta a volte poco affidabile. Nel secondo libro della saga, Percy frequenta una nuova scuola tradizionale, nell’illusione che possa di nuovo appartenergli un’esistenza comune, ma sempre al Campo deve fare ritorno. È lì che impara a diventare eroe. In questa scuola di eroi è alto il livello di prestazioni, di aspettative, di sfide, di ambizione e di competizione. Si punta in alto per diventare i migliori. Una scuola fisica e molto performante.

Per i lettori più piccini c’è la Scuola per supereroi di Philippe Goossens e Thierry Robberecht, in cui il protagonista, Super Kevin, non è molto dotato, una specie di schiappa in mezzo a super compagni, ma grazie all’ironia e all’astuzia è infine gratificato.

Anche Nando teme la stessa cosa di Kevin, di non possedere alcun super potere, eppure è convinto che ogni suo compagno ne possegga qualcuno. Tutti, tranne lui. L’Accademia dei Supereroi, di Simone Laudiero rivela l’esistenza dei SUM. Nando crede di essere normale ma sarà identificato come SUM, individuo con facoltà Super-Umane Manifestate.

L'Accademia dei Supereroi e il Settimo Figlio

Nando quindi deve lasciare la scuola normale per essere trasferito nel Centro di Riabilitazione che raduna i SUM: un centro segreto, come il Campo dei Mezzosangue. Si ritiene che siano rinchiusi lì per il timore che diventino untori di una malattia letale per i normali: sono considerati dei portatori sani dell’Ombra della Chimera.

Siamo in un mondo simile al nostro ma in conflitto tra due super potenze: la Repubblica e il Regno. Non è tutto come sembra, questi ragazzi speciali potrebbero essere molto utili per qualche fine a loro occultato. Il Centro di Riabilitazione Corno è sotterraneo, diviso in più livelli, è dotato di aule con banchi e lavagna, di una palestra di allenamento molto grande, ha il dormitorio comune con gli altri compagni, il refettorio: un collegio moderno, dotato di mezzi all’avanguardia e pure un po’ “asettico”. La Repubblica lo tiene celato, in profondità e nasconde molti misteri. Gli allievi indossano divise, ma sono molto distanti dallo stile “maghesco”, infatti sono delle tute aderenti e futuristiche. Le lezioni prevedono anche combattere e usare i super poteri. Il Campo è protetto da molte difese, come quello di Percy Jackson o il castello di Harry Potter. Il fine dell’addestramento speciale dell’Accademia è meno “limpido” delle scuole finora incontrate.

Un veloce cenno lo dedico agli insegnamenti “personalizzati” e chiudo il cerchio con la magia con cui siamo partiti. Il settimo figlio di Joseph Delaney, racconta la storia di Tom, il cui destino è segnato dal fatto di essere il settimo figlio di un settimo figlio. È predestinato a diventare mago. In questo mondo, antico, non è un bel destino. La convivenza tra maghi e “normali” si avvicina a quella di Terramare, qui è ancora più forte. Il mago è un oscuro personaggio, si crede che incontrarlo non sia di buon auspicio, la gente lo evita, e lui stesso preferisce vivere da eremita, è un servitore errante e monacale.

Quando arriva il potente Mago Gregory a prelevare Tom, non c’è aria di festa, come per l’arrivo dei gufi in Harry Potter. È una chiamata che comporta un pesante fardello. L’insegnamento di Gregory è rude, fatto di molti, troppi silenzi, espone a pericoli ed è molto solitario. Non esistono giacigli comodi per i maghi, i pasti sono frugali e poco appetitosi: pezzi di pane secco, formaggio stagionato, cibi di questo genere, poiché spesso in cammino per raggiungere villaggi anche molto lontani. Il Mago insegna sul campo, senza troppe spiegazioni di supporto, è un continuo mettersi alla prova. Sono test molto difficili da superare con le poche nozioni rivelate dal maestro. Il futuro pare già scritto, se si sopravvive: sarà quello di una figura isolata, temuta e rifiutata, chiamata solo al momento del bisogno. Tom non accetta di buon grado quello stile di vita e tollera a fatica quell’insegnamento, almeno finché non apparirà chiaro che il suo ruolo è molto importante, riconosce la sua indole e le proprie grandi capacità.

Un altro insegnante speciale si trova in Eragon, di Christopher Paolini. Questo mondo è ambientato in un medioevo fantasy, i draghi non ci sono, ma solo perché il tiranno Galbatorix li ha sterminati. Il ritrovamento di un uovo di drago, da cui nascerà Saphira, cambia il destino del protagonista, Eragon, un ragazzo orfano che vive con lo zio e il cugino, che ama cacciare e in cui è particolarmente abile. Ma anche in questo caso, l’improvvisazione non è auspicabile: draghi e magia richiedono una buona conoscenza, soprattutto dell’uso che se ne fa e delle potenzialità in essi racchiuse. A insegnare i rudimenti di queste arti antiche, quasi dimenticate, è Brom, il cantastorie, che vive ai margini della società. Chiaramente non ci sono strutture scolastiche, come per Tom l’insegnamento avviene principalmente all’aperto. Brom è maestro di incantesimi potenti e dell’antica lingua con cui sono scritti e pronunciati. Eragon è uno studente che vuole imparare. Si scoprirà in seguito che quel personaggio invecchiato dagli anni, ma anche dal peso del proprio passato, non è altro che l’ultimo dei Cavalieri dei Draghi. I suoi insegnamenti permetteranno a Eragon di diventare l’eroe del suo tempo.

Le scuole fantastiche possono davvero celarsi ovunque.

Bibliografia:
Harry Potter, la saga di J.K. Rowling, Salani
Il Mago di Earthsea, di Ursula Kroeber Le Guin, Nord editore, 2007
Vita Stregata, di Diana Wynne Jones, Salani, collana Mondi fantastici, 2010
Strega di Classe, di Diana Wynne Jones, Salani, collana Mondi fantastici, 2010
The Familiars, la saga di Adam Jay Epstein e Andrew Jacobson, Newton Compton Editori, collana Gli Insuperabili, 2012
The paper magician, di Charlie N. Holmberg, Fanucci Editore, collana Collezione narrativa, 2015
Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo, (e la saga) di Rick Riordan, Mondadori, collana I Grandi, 2010
Scuola per supereroi di Philippe Goossens e Thierry Robberecht, Clavis Editore, 2012
L’Accademia dei Supereroi, di Simone Laudiero, Edizioni Piemme, Il Battello a Vapore, 2015
Il settimo figlio di Joseph Delaney, Mondadori, 2015
Eragon, di Christopher Paolini, Bur Biblioteca Universitaria Rizzoli, collana Bur Big, 2012