Silvia Borando: costruire libri è un gioco divertentissimo

Per la nostra ultima intervista collegata al tema del Bianco e del Nero ci siamo rivolti a Silvia Borando, che oltre a essere grafica, illustratrice e autrice di libri per bambini, è anche editrice di Minibombo, realtà editoriale giovane e pimpante, apprezzata in egual misura dal pubblico e dagli operatori del settore. Nelle sue pubblicazioni, Silvia ricerca la semplicità, l’essenzialità, il gioco e l’interazione con il lettore. Il fondo bianco è per lei un punto di partenza imprescindibile. 

 

Le tue pubblicazioni si caratterizzano per un ampio utilizzo dei fondi bianchi: da cosa dipende questa scelta? Quali possibilità ti offre lo spazio bianco in un libro per bambini?

Il fondo bianco è, a mio avviso, l’essenza del libro, il punto di partenza per qualsiasi idea o suggestione. Ogni storia comincia molto concretamente dal foglio, dall’imbarazzo (o dal piacere a seconda dei casi!) dello spazio da riempire, dai primi segni ben evidenti sulla carta.
Senz’altro alla base delle mie scelte c’è un motivo puramente autobiografico, perché questo è il mio modo di procedere fin da quando ero piccola e in famiglia si giocava a progettare libretti: si prendeva il foglio, lo si piegava, lo si spillava e si partiva a inventare con un pennarello nero o una matita…
Se poi vogliamo invece metterla sul filosofico, l’intero progetto minibombo è improntato a un principio di semplicità, chiarezza e leggibilità, in cui rientrano appieno le mie scelte di grafica e illustrazione, tra cui, appunto, il fondo bianco, i colori pieni, pochi elementi sulla pagina e molta essenzialità.

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Il libro gatto, Silvia Borando, Minibombo, 2014

 

Uno dei primi titoli di Minibombo è stato “Il libro bianco”, un wordless book (disponibile anche la versione app) che ha ricevuto numerosi apprezzamenti e che ha come protagonista un omino alle prese con uno spazio bianco da riempire, nel quale affiora a poco a poco il colore e la vita. Com’è nata l’idea di partenza del libro? E che ruolo gioca, in questo albo, il bianco?

Il libro bianco è nato essenzialmente dalla suggestione di questo piccolo imbianchino che dipinge, dando vita a un universo inatteso di cui nemmeno lui ha piena padronanza. Il libro è stato la nostra prima uscita in assoluto e internamente è sempre stato considerato una sorta di “manifesto” della casa editrice, perché passibile di innumerevoli interpretazioni metaforiche, tra cui, ad esempio, quella del processo di lettura, da cui scaturiscono infinite possibilità e molteplici punti di vista. Il famoso “spazio bianco”, in questo titolo più che mai gioca un ruolo fondamentale, perché spinge il lettore a una partecipazione attiva senza la quale non è possibile proseguire nel racconto.

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Il libro bianco, Silvia Borando, Elisabetta Pica e Lorenzo Clerici, Minibombo, 2013

 

Un altro elemento ricorrente nelle tue illustrazioni è la figura stilizzata, semplice, disegnata con pochi essenziali tratti usando il nero. Quanto lavoro c’è dietro questa apparente semplicità? O è semplicemente, scusa il gioco di parole, il riflesso del tuo modo di essere?

Come accennavo anche prima innanzitutto prevale sicuramente una componente intima nel mio approccio all’illustrazione, che ha a che vedere con la mia esperienza fin dalla più tenera età in fatto di racconti: costruire un libro era un gioco, gli strumenti che avevo a disposizione erano foglio (bianco!) e matita o pennarello (in quel caso, nero!). È la mia attitudine personale, dunque, che mi spinge a optare per la semplicità, complici anche gli studi di grafica che mi hanno ulteriormente portata ad approfondire quella vocazione all’essenzialità. La mia è un’identità segreta: in questo momento, a causa delle circostanze, vesto i panni dell’illustratrice… ma sono e rimango ahimè una grafica dalla testa ai piedi!

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Il libro bianco, Silvia Borando, Elisabetta Pica e Lorenzo Clerici, Minibombo, 2013

 

Gatto Nero Gatta Bianca, vincitore del Premio Nazionale Nati per Leggere 2015, è interamente basato sui contrasti del bianco e del nero. In breve, è la romantica storia di due gatti, uno bianco e uno nero, differenti in tutto e che conducono vite diametralmente opposte, fino a che, un giorno, si incontrano e si piacciono. Quanto ti sei divertita a giocare con il rapporto mai scontato tra bianco e nero, tra pieno e vuoto, nel segno dell’opposizione ma soprattutto della complementarietà?

La vicenda di Gatto Nero, Gatta Bianca curiosamente comincia dalla fine, anche in questo caso da un ricordo della mia infanzia: a volte, nelle numerosissime cucciolate di gattini dai classici colori bianchi, neri o grigi, ne spuntava a tradimento uno arancione che sembrava venuto fuori dal nulla… così, partendo da questo spunto autobiografico, ho costruito a ritroso una storia giocata sulle opposizioni, cromatiche e non solo, utilizzando la pagina per rappresentare due mondi che a un certo punto finiscono con l’incontrarsi.

Quella del bianco e nero è una scelta che mi ha innanzitutto aiutato nella fase ideativa e che ha condizionato tutto lo sviluppo del libro. In quanto struttura rigida e schematica che impone limiti e scelte ben precise ha costituito un forte stimolo, proprio perché mi ha permesso di incanalare idee e suggestioni seguendo un percorso più coerente e lineare… ovviamente, è stato divertentissimo!

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Gatto nero Gatta bianca, Silvia Borando, Minibombo, 2014

 

Nei tuoi libri non manca mai il gioco, l’esercizio della fantasia, il coinvolgimento diretto del bambino. Pensiamo agli albi della serie Libro-cane, Libro-gatto, Libro-criceto, a “Forme in gioco” e a tutti gli altri: illustrare e scrivere per i bambini cosa significa per te? Ci regali tre parole per descrivere la tua idea di editoria per l’infanzia?

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Il libro criceto, Silvia Borando, Minibombo, 2014

 

Spero di non dare una risposta troppo superficiale o irriverente se dichiaro che prima di tutto, per me, illustrare e scrivere libri per bambini è un grandissimo divertimento, quindi il tema del gioco è azzeccatissimo. Ho la fortuna di fare un lavoro privilegiato che è anche la mia più grande passione; devo fare un enorme sforzo per simulare la noia e la fatica di chi al lunedì mattina ricomincia la settimana lavorativa…
Per chiudere, mi sembra giusto citare le tre parole che costituiscono il “mantra” di minibombo e che ripetiamo sempre quando cerchiamo di definire l’identità del progetto editoriale: semplicità, gioco e partecipazione.

Semplicità che non deve coincidere con la semplificazione o banalizzazione ma piuttosto con l’estrema chiarezza e linearità dei contenuti; gioco, a indicare appunto che la componente ludica nella lettura – specie in quella rivolta ai più piccoli – non deve mai mancare; partecipazione, per evidenziare che quel divertimento è reso più intenso da una lettura attiva, costruita passo passo – ancor meglio se condivisa tra grandi e piccoli in uno scambio di idee e suggestioni!

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