Se un gemello si taglia, l’altro sanguina

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Da bambina adoravo il film Il cowboy col velo da sposa, tratto dal romanzo di Kastner Carlotta e Carlotta, di cui ha scritto Virginia Stefanini su queste pagine. Tutte le volte che veniva trasmesso, e negli anni ottanta le repliche non si contavano, mi mettevo davanti al televisore (forse un po’ troppo!) e non mi staccavo finché non partivano i titoli di coda. Mamma e papà lo sapevano ed erano rassegnati.

Amavo quel film perché, da figlia unica quale ero, immaginavo che un giorno avrei trovato in qualche parte del mondo una bambina uguale a me, in cui potermi rispecchiare, nei gusti, nelle abitudini e in quelle strane modalità di pensiero che, all’epoca, ritenevo solo mie. Il fatto che i miei genitori non fossero separati e che, dunque, fosse alquanto improbabile per me avere una gemella lontana, era di secondaria importanza e non inficiava in alcun modo il fascino che le coppie di gemelli esercitavano e avrebbero sempre esercitato su di me; ecco perché il tema dei gemelli mi suscita un’inesauribile curiosità che negli anni ho cercato di appagare utilizzando più fonti possibili.

 Il cowboy col velo da sposa. www.rockandfiocc.com/2015/archive/categorie/film/film-vecchio-vs-remake-genitori-in-trappola
Foto da Il cowboy col velo da sposa

In questi ultimi mesi molte case editrici hanno pubblicato testi i cui protagonisti sono gemelli: I Gemelli Terribili, I gemelli Tapper, I gemelli Robinson (la cui storia è addirittura uscita in due volumetti), Ti darò il Sole, sono i primi che mi vengono in mente. Si tratta di una moda o di una risposta delle case editrici a uno specifico bisogno del mercato? Lungi da me effettuare in questa sede un excursus sulla domanda e l’offerta nel mercato editoriale, ma chissà che prima o poi non decida di approfondire il tema! Ora però resetto il pensiero e torno a focalizzarmi su quanto mi sono ripromessa di scrivere.

Il dizionario Sabatini Coletti definisce gemello “ciascun individuo nato da un parto plurimo”. L’enciclopedia Treccani afferma che dal punto di vista figurativo si possono definire gemelle quelle persone che hanno gusti, opinioni, volontà e sentimenti pienamente concordi; ma, definizioni a parte, chi sono i gemelli?

Addentrarsi a capire chi sono i gemelli da un punto di vista scientifico è impresa troppo ardua per le mie possibilità; la mia mente appena annusa l’odore di qualcosa che ha a che fare con formule, numeri e teoremi si chiude a riccio e respinge qualsiasi informazione provi a fare capolino fra gli aculei. Ho deciso dunque di provare a rispondere utilizzando una voce che da sempre riempie la mia vita e quella di molte delle mie conoscenze, inondandola di informazioni, pensieri, opinioni, colori e infiniti spunti di riflessione: la narrativa. Tra le pagine dei libri non si trovano le risposte a tutte le nostre domande, è vero, ma dalla lettura di romanzi e racconti si possono ricavare infiniti strumenti utili ad aprire un dialogo su qualunque argomento.

Così Gianni Rodari, capace di arrivare, come nessun altro al nostro io bambino, descrive Marco e Mirko, due pestiferi gemelli protagonisti di molte delle sue storie:

Marco e Mirko sono due gemelli. Marco è alto un metro e venti. Mirko, invece, centoventi centimetri. Mirko ha gli occhi celesti, Marco, invece, pure. Insomma, sono due gemelli e perciò sono uguali in tutto e per tutto: peso e statura, naso e pettinatura, calzoni, maglioni, scarpe e calzini.

(Storie di Marco e Mirko, Gianni Rodari – Einaudi Ragazzi)

Marco e Mirko sono quindi gemelli omozigoti, cioè nati dallo stesso uovo materno che è stato fecondato da un solo spermatozoo.

Marco e MirKo Rodari Anna Laura Cantone
Storie di Marco e Mirko, Gianni Rodari, ill. Anna Laura Cantone – Einaudi Ragazzi

La scienza ha iniziato a studiare ufficialmente i gemelli nel 1875, quando Francis Galton, ideatore dell’eugenetica, cominciò a interessarsi a quelli vissuti in ambienti diversi per accertare quanto di ereditario ci fosse nelle abilità umane. La letteratura ha sempre manifestato un’attenzione particolare, raccontando, dalla notte dei tempi, storie di gemelli divisi e ritrovati, scambiati, ecc. (il teatro degli antichi Greci è un prezioso archivio da cui rinvenire personaggi gemellari).

Francis Galton da https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/0b/Francis_Galton.jpg
Francis Galton

 

Allo scadere della prima metà del 1800, George Sand racconta la vita di due gemelli, ne La piccola Fadette, e mette in bocca ai personaggi secondari molte dicerie, credenze e superstizioni dell’epoca. La mamma dei protagonisti, ad esempio, riporta in un suo discorso col marito quanto sentito dire nel corso degli anni:

 …non c’è niente di più incerto e arduo che allevare due gemelli. Si danneggiano a vicenda e quasi sempre occorre che uno dei due muoia perché l’altro possa crescere bene.

Tali credenze vengono fortunatamente smontate da una brava levatrice:

Faccio la levatrice da cinquant’anni e ho visto nascere, vivere e morire tutti i bambini della zona. Non è la prima volta, quindi, che mi capitano dei gemelli. Innanzitutto, la somiglianza non nuoce alla salute. Alcuni non si somigliano più di quanto ci somigliamo noi tre e spesso capita che uno sia forte e l’altro debole, così che uno sopravvive e l’altro muore. Ma guardate i vostri: sono entrambi così belli e robusti che sembrano nati ognuno per conto proprio. Dunque nel grembo materno non si sono accapigliati; sono nati bene tutti e due, senza far soffrire troppo la madre e senza soffrire nemmeno loro. Sono dei bei Bambini e chiedono solo di vivere.

La stessa levatrice, però, si prodiga nell’elargire consigli ai genitori su come crescere i due figli appena avuti per evitare che crescano in simbiosi:

Fate attenzione, non appena i gemelli inizieranno a riconoscersi, a non lasciarli sempre insieme. Portate uno nei campi quando l’altro rimane a casa. Se uno va a pescare, mandate l’altro a caccia; quando uno guarderà le pecore, l’altro dovrà occuparsi dei buoi al pascolo; se a uno avete dato del vino, all’altro date dell’acqua, e viceversa. Non sgridateli e non puniteli mai insieme; non vestiteli in maniera uguale: se uno porta il cappello, l’altro dovrà portare il berretto, e soprattutto il blu delle loro giubbe non deve essere lo stesso. Infine impedite loro, con qualunque mezzo vi venga in mente di confondersi l’uno con l’altro e di non poter fare a meno l’uno dell’altro.

(La piccola Fadette, George Sand – Neri Pozza)

Secondo le teorie pedagogiche più recenti non c’è un modo giusto per crescere due gemelli, affermazione che, tra l’altro, vale per i figli in generale; la personalità di ogni individuo è caratterizzata in parte dall’ambiente in cui vive e dalle esperienze vissute e in parte dai geni ereditati dai propri genitori e avi. Queste tesi nascono proprio da decenni di studi condotti su gemelli cresciuti separatamente.

Avvicinandoci alla nostra epoca, in Ti darò il Sole, Jandy Nelson lascia direttamente la parola a Noah e Jude che, pur essendo eterozigoti (cioè nati da due ovuli fecondati da due diversi spermatozoi), affermano se stessi solamente contemplando la presenza dell’altro:

A differenza della maggior parte degli esseri umani sulla terra, noi eravamo insieme fin dalla nostra prima cellula, e siamo arrivati qui insieme.

…noi siamo stati fatti insieme, cellula per cellula. Ci tenevamo compagnia quando ancora non avevamo occhi né mani. Prima ancora che ci venisse data un’anima.

Io e Jude abbiamo un’anima sola che dobbiamo dividere in due…

So sempre cosa passa per la testa di Jude.

… non possiamo giocare a morra cinese visto che in tredici anni mai una volta abbiamo scelto cose diverse. Sempre così: tutti e due sasso, tutti e due forbice, tutti e due carta.

In terza elementare la signorina Michaels, l’insegnante di educazione artistica, ci assegnò come compito di fare il nostro autoritratto. Eravamo ai due angoli opposti dell’aula, e senza nemmeno scambiarci uno sguardo io disegnai lui e lui me.

(Ti darò il Sole, Jandy Nelson – Rizzoli)

Molte di queste affermazioni sembrano convalidare l’opinione comune secondo cui i gemelli si intendano attraverso una sorta di telepatia. In realtà, al momento, concretamente si sa solo che già all’interno dell’utero i gemelli si picchiano, si accarezzano e si baciano. Ecco dunque una delle possibili ragioni per cui manifestano una forte empatia fra loro, empatia che viene a volte percepita dagli stessi come una sorta di energia che scorre fra loro:

Anche quando non manifestavo i miei poteri, ho sempre percepito qualcosa in me, una specie di forza latente… Non so esattamente come spiegarlo. […] Be’, due giorni dopo la scomparsa di Chloe non l’ho più sentito. Così, all’improvviso, nel cuore della notte. È stato allora che ho cominciato davvero a temere per la vita di mia sorella.

(La ragazza drago IV – I Gemelli di Numa, Licia Troisi – Mondadori)

Il pensiero comune, che si esprime spesso attraverso la superstizione, enfatizza a suo modo questo legame empatico: “Quando due gemelli vengono separati, i loro spiriti escono di nascosto a cercarsi”, “Se un gemello si taglia, l’altro sanguina”.

Le tradizioni popolari legate ai gemelli si perdono in realtà nella notte dei tempi e traggono la loro origine nella mitologia; quella greca, ad esempio, ha i suoi eroici gemelli: i Dioscuri, Castore e Polluce, per secoli “considerati i protettori di quanti, sul campo di battaglia o in mare, si trovassero in situazioni di grave pericolo”.

Castore e Polluce, tratta da castore e pollùce i gemelli portafortuna, Valeria Alessi, Giuseppe Lisciotto – Mesogea ragazzi 2013
Castore e Pollùce i gemelli portafortuna, Valeria Alessi, Giuseppe Lisciotto – Mesogea ragazzi 2013

Potrei andare avanti per migliaia di pagine a riportare citazioni, spiegazioni, implicazioni e ipotesi relative alla gemellarità umana e non solo (molecole gemelle, numeri primi gemelli, il segno astrologico dei gemelli, ecc), ma credo sia impossibile arrivare a capire fino in fondo il legame che lega due individui formatisi nel corso di nove mesi condividendo spazi e nutrimento, a volte lottando per guadagnarne un po’ di più.

6102095 - ultrasound scan of 10 months old twin boys

La testimonianza di chi vive da molto tempo a contatto con due gemelle, essendone sorella, può forse aiutarci:

«Per la mia esperienza posso raccontare che il rapporto fra i gemelli è davvero qualcosa di molto profondo e delicato. Ho due sorelle, gemelle fra di loro, che hanno fatto finora un percorso di vita che non le ha portate a separarsi per lungo tempo (e anche questa è già una scelta); quindi non posso dirti come agisca la lontananza su di loro. La vicinanza è però vissuta fra grande complicità e liti furibonde, continui rispecchiamenti e altrettanti rifiuti.»

Chi mi conosce sa quanto io sia alla continua ricerca di rapporti umani sinceri e appaganti; in un mondo in cui mi guardo intorno sempre più incapace di comprendere il perché di talune azioni, sapere che ci sono persone che, fin dal momento del concepimento, sviluppano un legame empatico indistruttibile nel tempo, mantiene salda in me la fiducia nel prossimo e rinvigorisce il mio ottimismo. Avere la consapevolezza che litigi e tensioni, all’apparenza insormontabili, non saranno mai in grado di rompere completamente l’energia invisibile che alimenta il rapporto fra due gemelli mi ha sempre rassicurato sugli esiti della mia ricerca.

Se dunque da bambina, con aria sognante mi domandavo quanto sarebbe stato bello se avessi avuto una gemella, oggi ho la certezza che le anime gemelle esistono e sono unite da legami indissolubili. Chiunque abbia la fortuna di incontrare la propria non se la lasci scappare, perché arricchirà e rafforzerà la propria vita. Lo dico per esperienza.

 

BIBLIOGRAFIA
Il Sabatini Coletti – Dizionario della Lingua Italiana, Francesco Sabatini e Vittorio Coletti – Rizzoli Larousse 2007
www.treccani.it/vocabolario/gemello/
Storie di Marco e Mirko, Gianni Rodari – Einaudi Ragazzi 2012
La piccola Fadette, George Sand, trad. A. Calvanese – Neri Pozza 2014
Ti darò il Sole, Jandy Nelson, trad. L. Celi – Rizzoli 2016
La ragazza drago IV – I Gemelli di Numa, Licia Troisi – Mondadori 2015
Gemelli, Vito Tartamella, in Focus – Mondadori Scienza Giugno 2016