Anemos. La forza del vento nella letteratura per l’infanzia

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The wind tapped like a tired man

And like a host: “Come in”

(Emily Dickinson)

Ogni vento ha una sua anima e un suo volto.

Ai marinai bastava sentirli spirare sulla pelle per riconoscerli. L’indomito Maestrale, il dolce Scirocco, la Tramontana forte come una matrona, il Levante ballerino e imprevedibile, ognuno ha un passo diverso, ognuno un suo canto.

Nel Mediterraneo, già dai tempi antichi, i marinai si muovevano per mare grazie alla loro conoscenza del cielo e dei venti. Sulle carte, nella tradizione romana, la Rosa dei Venti era collocata al centro del Mediterraneo, nella versione medievale invece poco spostata, in corrispondenza dell’isola di Zante. La Rosa dagli otto petali (nella raffigurazione più comune) è il diagramma con il quale si classificano i venti a seconda delle direzioni, riprendendo una vecchia nomenclatura già fissata nell’antica Grecia.

rosa a lisbona
La Rosa dei Venti ai piedi del Monumento ai Navigatori a Lisbona

I venti soffiano anche le parole, e ogni folata porta con sé una storia.

 

Tramontana, N; Grecale, NE

La Tramontana è un vento freddo proveniente da nord; passa “tra i monti” e si carica del freddo del nord. È un vento che segna la pelle, che crea solchi profondi e spaccature nelle mani di chi lavora. Forse corrode anche l’animo, che è sottoposto continuamente alla sferzata violenta della sua lama fredda. Da nord est si aggiunge il vento freddo e secco che porta con sé gli odori della Grecia, dal respiro pungente, intenso, e che chiamiamo Grecale.

“Quando zia Emmy era venuta a vivere in quel posto, era giovane e graziosa, poi sole e vento avevano trasformato anche lei; avevano spento la vivacità dei suoi occhi dando loro una tranquilla tonalità grigia e sbiadito i bei colori delle guance e delle labbra. Adesso era una donnina magra e smunta che non rideva mai.”

 

Dorothy vive con i grinzosi zii in un tempo sospeso, in un luogo immobile, dove nulla succede se non quello che capita ogni giorno, nelle grandi praterie del Kansas. L’unica cosa che cambia nelle immobili distese è il soffiare del vento.

Film Il-mago-di-oz-personaggi
Fotogramma del celeberrimo film Il Mago di Oz, diretto da Victor Fleming nel 1939

 

“Poi da nord giunse improvviso il cupo ululato del vento e zio e nipote videro l’erba della prateria ondeggiare e incurvarsi. Subito dopo un altro ululato si alzò da sud e l’erba si curvò e ondeggiò in quella direzione.”

Gli zii, temprati dal tempo, sono abituati a certe manifestazioni atmosferiche, hanno una cantina sotterranea dove rifugiarsi in caso di tormenta. Ma Dorothy è più preoccupata per le sorti di Toto, il suo cagnolino, che per il ciclone che sta per arrivare.

Illustrazione da The Wonderful Wizard of Oz
Illustrazione da The Wonderful Wizard of Oz, L. Frank Baum, con le illustrazioni di W. W. Denslow. G.M. Hill Co., Chicago – New York, 1900

 

“Poi accadde qualcosa di straordinario.
La casa roteò due o tre volte su se stessa come se si fosse trasformata in un pallone.
Il vento del nord e quello del sud, scontrandosi proprio in quel punto ne avevano fatto il centro del ciclone. Di solito al centro del ciclone l’aria è ferma, ma la violenta pressione del vento da ogni lato stava sollevando la casa sempre più in alto, la trascinò fino al vortice dove rimase e poi la trasportò per miglia e miglia lontano, come se fosse una piuma.
C’era un gran buio, lassù e il vento ululava, ma a Dorothy quel viaggio sembrò ugualmente divertente. Dopo qualche scossone di assestamento e dopo essersi inclinata pericolosamente, la casa si placò dandole la sensazione di venir cullata dolcemente come un bambino nel suo lettino.”

Il vento del Nord è arrivato, ha portato la sua irruenza, la sua implacabile ondata. Nulla è più come prima.

 

Here ends the story of “The Wonderful wizard of Oz
Here ends the story of “The Wonderful wizard of Oz”

Levante, E.

Da est arriva un vento freddo e umido, che porta con sé precipitazioni, nuvole e talvolta trombe d’aria; può creare una gran confusione, soprattutto se di cattivo umore. Anzi, pessimo umore.

Se il vento è arrabbiato, urla “come un pazzo sulla città”: soffia lungo i tetti delle case e dei palazzi, per i vicoli e per le strade, nei parchi deserti e nelle piazze. Nessuno rimane in strada, tutti si riparano e cercano scampo negli edifici chiusi .
Come un bambino capriccioso, la sfuriata del vento si trasforma presto in un pretesto di gioco, di marachella da birbante. Il vento solleva i cappelli e li porta via, li mescola e li disperde.

 

Copertina del libro Il vento
Il vento, Alessandro Riccioni, Simone Rea

Scirocco, SE.

Spira dalla direzione della Siria la brezza marina più impertinente.

“Soffia il vento nelle steppe,
soffia il treno alla stazione,
soffia anche il buon Giuseppe,
quando suona il suo trombone.”

Lo scirocco è ballerino, può soffiare, saltare, ballare. Sembra una brezza leggera ma può alzare le gonne e i tetti delle case.

“Soffia il nonno sul risotto
e la mucca di sollievo,
soffia il geyser con gran botto
e la moka molto lieve.”

Un vento così non può che avere un caratterino anticonvenzionale. Soffia per almeno tre giorni, a volte può portare forti danni, soffia dove non ce lo aspettiamo, se non stiamo attenti può usare la forza di un uragano solo per spegnere le candeline di una torta di compleanno!

Filastrocca ventosa per bambini dal fiato corto
Simona Mulazzani per Filastrocca ventosa per bambini dal fiato corto

 

Maestrale, NW

Il Maestro della navigazione è lui, il Maestrale. Dalla direzione della strada maestra che passa sotto Roma oppure sotto Venezia, a seconda della carta di riferimento che stiamo consultando, è irruente, deciso, duraturo. Al suo passaggio può lasciare il mare in tempesta e portare mareggiate violente, per via delle sue radici fredde e rigide del nord. Passa e comanda, non lascia a nessuno la possibilità di decidere per sé. “Il vento soffia” e porta via le parole, i suoni, i significati: non c’è spazio per altro se non per il suo suono.

Il vento “turbina”, “impazza”, “ulula”, in un crescendo di intensità, passando dal vento moderato al teso, fino alla burrasca e alla tempesta, percorrendo tutte le intensità della scala di Beaufort.

Infine si arresta, lascia andando via relitti e oggetti sollevati e poi abbandonati al proprio passaggio.

Fabian Negrin Come Cosa
“Come? Cosa?” di Fabian Negrin

 

Libeccio, SW; Ponente, W.

Sono i venti della brezza del mare e della pioggia estiva, che risultano piacevoli, moderando l’umidità del mare e portando con loro il ricordo del suo viaggio, la sabbia del Sahara.

Raccontano la storia vagabonda di ciò che arriva da lontano.

“Veniva dal mare, bianco, tagliente, prepotente…

vento randagio. Sollevava pugni di sabbia,

gonfiava le sdraio, spettinava i gabbiani.”

STORIA-RANDAGIA
Storia Randagia, illustrazioni di Sonia M. Luce Possentini

 

Il Libeccio, che spira dalla Libia, porta con sé bel tempo e una storia ristoratrice, randagia e lontana. Basta ascoltarla tra il canto del vento, e accoglierla a sé.

“Scompigliava il mondo,

si burlava degli uomini,

accarezzava una palla…

Vento randagio…”.

Ostro, S.

L’Ostro, il vento australe dal sud del mondo, è caldo e umido. È come un abbraccio stretto, una carezza soffice. Può però scoppiare in un temporale quando non riesce a contenere il proprio emotivo volume.

 

Di che colore è il vento?
Di che colore è il vento? Anne Herbauts

 

Ad ogni passo una carezza, i sensi acuiti, l’Ostro può far sentire al sicuro nel proprio spazio morbido. Possiamo sentirci in grado di muovere grandi passi, intraprendere grandi avventure e farci domande che non avevamo ancora mai osato farci. Di che colore è il vento, quel vento che è “aria che spira”, come lo definiva Seneca (nel volume delle Questioni Naturali)? Come è fatto, di cosa sa, come facciamo a riconoscerlo?

Eppure il vento è il movimento attorno a noi, è il flusso della vita che ci scorre e ci circonda. Non un colore, non uno solo, ma tutti i colori e tutte le sensazioni che conosciamo e che ci fanno sentire a casa, questa è la gamma cromatica dell’Ostro.

 

Di che colore è il vento
Di che colore è il vento? Anne Herbauts

Soffio, Interno

Il vento è una forza invisibile, ma visibili sono i suoi effetti. Molte piante evolute affidano il loro destino al vento, il polline viene disperso e viaggia trasportato dalle correnti in quella che viene chiamata riproduzione anemofila. Dalla bava di vento all’uragano, passando per la brezza, il vento forte e la burrasca, un buon marinaio o un esperto escursionista sa misurare la forza del vento dai suoi effetti, riconoscere la direzione e prevedere come cambierà. Attraverso i suoi flussi il vento genera energia eolica, gonfia le vele, asciuga i panni e i capelli, trasporta suoni, muove le onde del mare.

Da bambina mi raccontarono che quando vedevi volare i soffioni, i frutti secchi dal ciuffo peloso del tarassaco o dente di leone, potevi affidargli un messaggio che sarebbe stato spinto dalla corrente e recapitato al destinatario, sussurrato dalla voce del vento.

“Ho lasciato la mia anima al vento

mi sento così leggero ora

oh poter sempre viaggiare

poter partire andare tornare”.

Il vento è addosso a noi, e viene da lontano. Il vento è soffio generatore, è forza che sconvolge e che cambia. Il vento muove le parole, e le porta dove devono.

Il vento muove le anime.

Bibliografia
Il Mago di Oz. Frank L. Baum, illustrazioni Baraldi. Fabbri, 1986
Il Vento. Alessandro Riccioni, illustrazioni Simone Rea. Il Leone Verde Piccoli, 2016
Di che colore è il vento? Anne Herbauts. Gallucci, 2015
Filastrocca ventosa per bambini col fiato corto. Giovanna Zoboli, illustrazioni Simona Mulazzani. Topipittori, 2004
Come? Cosa? Fabian Negrin. Orecchio acerbo, 2016
Storia Randagia. Alfredo Stoppa, illustrazioni Sonia Maria Luce Possentini. Fatatrac, 2014
Anemos. I venti nel mediterraneo. Fabio Fiori, Mursia, 2012
Ho lasciato la mia anima al vento. Roxane Marie Galliez, illustrazioni Eric Puybaret, traduzione di Vivian Lamarque, Emme edizioni, 2014
Segui Valeria Bodo:

Valeria Bodò è una giocattolibraia. Promuove la letteratura per l'infanzia in gruppi di approfondimento e lettura tra adulti. È un'educatrice naturalista e ha tenuto laboratori per bambini e ragazzi, specializzandosi in un tipo di didattica inclusiva in centri di accoglienza e in carcere. Ha lavorato in una biblioteca accessibile a persone sorde, curando in particolare il reparto ragazzi.