Ladri di Tempo nella letteratura fantastica

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Ogni cosa a suo tempo, recita un famoso detto. Eppure da bambini il tempo sembra non passare mai, le attese paiono infinite. Il presente non è mai abbastanza eccitante e l’aspettativa struggente. Che bello allora immaginare di svegliarsi in una casa in cui al mattino è primavera e di sera è già Natale, dove il tempo scorre esclusivamente fra feste e vacanze. Oppure salire su una giostra che a ogni giro in avanti ti fa un anno più grande e girando all’indietro ti ringiovanisce. Una casa così, un parco giochi così, sarebbero il sogno di ogni ragazzino… se non fossero l’incubo di due maestri della letteratura fantastica.

Ricordo molto bene le lunghissime attese di quando ero ragazzina. Attesa di eventi eccezionali, seppur ciclici, come il compleanno, le feste natalizie, le vacanze. Attesa del futuro, che una volta compiutosi avrebbe riservato cambiamenti e conquiste.

Il tempo, a cominciare da quello del calendario, non è neutro, ha una personalità, trattiene storie, nasconde insidie.

A dieci anni, aspettare che trascorresse novembre, il mese che separa dal Natale, mi pareva un tempo infinito. Se ci fidiamo della teoria del “tempo proporzionale”, secondo la quale la nostra percezione è in relazione con la durata della nostra esperienza di vita complessiva, possiamo facilmente capire perché quel mese rappresentasse un periodo lunghissimo, rapportato alla vita fino a quel momento vissuta. Aspettare di compiere vent’anni, poi, avrebbe significato attendere per un’altra vita intera.

Non tutto della nostra percezione dello scorrere del tempo può (o deve) essere ridotto a meccanismi logici; essa resta personale e mutevole, indecifrabile e per questo talvolta angosciante. Il tempo, a cominciare da quello del calendario, non è neutro, ha una personalità, trattiene storie, nasconde insidie.

Molti scrittori fantastici hanno felicemente accolto queste stesse suggestioni, rielaborandole sotto la lente del mistero e della magia. Ecco come iniziano due meravigliosi romanzi con protagonisti preadolescenti, rispettivamente Il popolo dell’autunno di Ray Bradbury e La casa delle vacanze di Clive Barker:

In primo luogo era ottobre, un mese eccezionale per i ragazzi. Non che tutti i mesi non siano eccezionali. Ma ce ne sono di buoni e di cattivi; come dicono i pirati. Prendete settembre, un mese cattivo: cominciano le scuole. Considerate agosto, un mese buono: le scuole non sono ancora incominciate. Luglio, ecco, luglio è veramente splendido: niente scuola. Giugno, senza dubbio giugno è il migliore di tutti, perché le porte della scuole si spalancano e settembre è lontano un miliardo di anni.

Ma adesso guardate ottobre. Le scuole sono cominciate da un mese, e voi ve la prendete più calma, tirate avanti. Avete tempo per pensare all’immondizia che scaricherete sul portico del vecchio Prickett, o al costume da scimmia che indosserete alla fiera del YMCA l’ultima sera del mese. E se è già il 20 ottobre e tutto odora di fumo e il cielo è color arancio e grigio cenere al crepuscolo, sembra che Halloween non verrà mai, in una pioggia di manici di scopa e in un fiottare sommesso di lenzuola agli angoli delle strade.

Ma in un anno strano, buio, lungo e assurdo, Halloween venne in anticipo.

(Da Ray Bradbury, Il popolo dell’autunno, Mondadori 2002, pag. 7)

Ricurts, illustrazione di Clive Barker
Rictus, illustrazione di Clive Barker

Febbraio, la grande bestia grigia, si era mangiato vivo Harvey Swick. E lui ora era lì, sepolto nello stomaco di quel mese opprimente, e si chiedeva se sarebbe mai riuscito a trovare una via d’uscita tra le fredde viscere che si estendevano da lì a Pasqua. […]

Era un mese mostruoso, su questo non c’erano dubbi; un mese terribile e tetro. I piaceri del Natale, saporiti e dolci, stavano già svanendo nei ricordi di Harvey, e la promessa dell’estate era tanto remota da parere mitica. Ci sarebbe stato un intervallo primaverile, certo, ma quanto distava ancora? Cinque settimane? Sei? La matematica non era il suo forte, sicché preferì non tormentarsi oltre nel tentativo – destinato a fallire – di contare i giorni. Di sicuro, Harvey sapeva che, ben prima che il sole venisse a salvarlo, lui sarebbe già marcito nel ventre della bestia.

(Da Clive Barker, La casa delle vacanze, Bompiani 1994, pag. 13-14)

Ray Bradbury, classe 1920, è l’indiscusso maestro statunitense del fantastico e della fantascienza. Il collega Clive Barker è uno scrittore inglese divenuto celebre negli anni Ottanta per la sua produzione horror per adulti e che in seguito si è dedicato alla letteratura per ragazzi.

Bradbury e Barker, due autori legati dalla convinzione che la letteratura sia capace di materializzare l’invisibile.

Oltre a un ideale rapporto di progenitura (“Ci sono cose in La casa delle vacanze che hanno una bellezza semplice che mi riporta a Ray Bradbury, uno dei più grandi maestri nell’arte dello scrivere. Se leggi Il popolo dell’autunno quando hai dieci anni, il libro avrà un significato molto diverso rispetto a quando lo leggi a trenta o quarant’anni. E spero che per La casa delle vacanze sia lo stesso”, ha dichiarato Barker in un’intervista nel 2000), i due autori sono legati dalla convinzione che la letteratura sia capace di materializzare l’invisibile.

E nulla è più inafferrabile allo sguardo dello scorrere del tempo. Come raccogliere la sfida di trasformarlo da sensazione effimera in realtà corporea e tangibile?

Con la sua scrittura barocca e ipnotica, Ray Bradbury fa comparire davanti ai nostri occhi un Luna Park di provincia, Il Grande Spettacolo Pandemonio di Cooger e Dark, i cui tendoni paiono fatti di nuvole strappate dalla volta del cielo, popolato di fenomeni da baraccone la cui umanità è solo una similitudine. L’Uomo Illustrato, alias Mr. Dark, sembra ricoperto di tatuaggi, ma in realtà la sua pelle brulica di animali selvaggi e creature misteriose, la Strega della Polvere indossa le fattezze di una statua di cera e palpebre cucite con bava di ragno come se fossero attributi della vecchiaia, e non la sua vera natura…

Illustrazione di David Grove per la locandina del film Something Wicked This Way Comes, tratto dal romanzo di Ray Bradbury
Illustrazione di David Grove per la locandina del film Something Wicked This Way Comes, tratto dal romanzo di Ray Bradbury

Nascosto in bella vista, il popolo dell’Autunno, al servizio di Mr. Dark, promette di esaudire i desideri di uomini, donne e bambini, da quelli più semplici, profumati di zucchero filato e divertimento a buon mercato, a quelli più segreti. Ritrovare la giovinezza, conoscere il proprio futuro in uno specchio, accelerare il momento in cui si diventa grandi.

Sovvertire l’ordine naturale delle cose – e lo scorrere del tempo è una di queste – non può essere privo di gravi conseguenze.

L’impossibile prende forma in una giostra meccanica, che gira in avanti per trasformare le fattezze dei passeggeri nella loro versione futura, un anno per ogni giro, oppure indietro per restituire loro la gioventù. I due giovani protagonisti, Jim e Will, e il padre di quest’ultimo ne sono attratti e allo stesso tempo respinti, perché è evidente che sovvertire l’ordine naturale delle cose – e lo scorrere del tempo è una di queste – non può essere privo di gravi conseguenze.

“Something wicked this way comes”, recita il titolo originale del romanzo di Ray Bradbury. “Qualcosa di sinistro sta per arrivare”, è ciò che dicono le tre streghe in Macbeth di William Shakespeare prima di presagire la fine del tiranno in circostanze all’apparenza impossibili. Conoscere in anticipo il proprio destino ha condotto Macbeth sulla via dell’omicidio e della dannazione morale, pensare che la morte possa essere scongiurata dalle parole di una oscura profezia lo rende avventato e vulnerabile. Shakespeare e Bradbury ci mettono in guardia: avere accesso al futuro prima del tempo, con la mente o con il corpo, può solo condurre alla pazzia o alla morte.

Immagine di copertina di The Thief of Always, Harper & Collins
Illustrazione di Clive Barker per la copertina di The Thief of Always, Harper & Collins

Mr. Dark, grazie ai trucchi del suo Luna Park, si nutre del tempo e delle speranze che le persone gettano via per paura o impazienza, e lo stesso vale per Mr. Hood, il Ladro del Sempre (The Thief of Always, così si intitola il romanzo di Clive Barker, da noi ribattezzato La casa delle vacanze), l’uomo-non-più-uomo che ha costruito la Casa del Sempre.

Che bello dev’essere stato, pensò Harvey, costruire una casa come questa. […]

Eppure quella casa così bella non si pavoneggiava. Non c’erano scalinate di marmo, né colonne scanalate. Era una casa orgogliosa, certo, ma in quell’orgoglio non c’era nulla di riprovevole; infatti la casa aveva molto di cui essere orgogliosa. Era alta quattro piani ed esibiva più finestre di quante Harvey potesse contare. Aveva un ampio portico e c’erano scalini a condurre alla porta di legno intagliato dell’ingresso; il tetto di ardesia era ripido e coronato di grandiosi comignoli e di parafulmini.  […]

L’interno della Casa era ancora più avvincente della sua facciata. Persino nel breve tratto che separava l’ingresso dalla cucina, Harvey poté vedere abbastanza per comprendere che quello era un luogo fatto per i giochi, le cacce e le avventure.

(Da Clive Barker, La casa delle vacanze, Bompiani 1994, pag. 30)

L’insofferenza di Harvey per la monotonia quotidiana ha fatto sì che il tempo sia mutato in un mostro da annientare (“Febbraio, la grande bestia grigia” che divora i ragazzini annoiati). Allo stesso modo le sue febbrili aspettative per qualcosa di eccitante e sempre rimandato hanno plasmato un luogo che è l’incarnazione di un’infanzia che pretende perenne soddisfazione.

Nella Casa del Sempre tutte le mattine è SEMPRE primavera, dopo pranzo arriva l’estate, all’imbrunire di ogni giorno è SEMPRE Halloween, a cena la Notte dei Falò (il 5 novembre della tradizione britannica) e prima dormire è SEMPRE Natale. I giorni non sono mai noiosi e i desideri dei piccoli ospiti costantemente esauditi sotto forma di manicaretti, regali e malie.

Cosa stanno inconsapevolmente barattando i bambini che vivono nella Casa delle Vacanze, il cui destino è quello di sparire dopo qualche mese di permanenza? Lo scopre Harvey riuscendo a scappare oltre i confini del regno di Mr. Hood, che si cela nella nebbia a pochi isolati dalla casa della famiglia Swick.

Se la distanza lineare che separa Harvey dai genitori non è molta, lo stesso non si può dire del tempo. Dopo un mese trascorso nella Casa, il ragazzino non si sente troppo cambiato, mentre invece nel mondo reale sono trascorsi trentuno anni, la vita è andata avanti e tutti coloro a cui egli voleva bene sono inesorabilmente invecchiati.

Se fosse rimasto nella Casa delle Illusioni, distratto da tanti piaceri insignificanti, finché non fosse trascorsa un’intera vita nel mondo reale, della sua anima si sarebbe impadronito Mr. Hood e anche lui sarebbe andato a finire con gli altri pesci che vagavano in cerchio nel lago e avrebbe continuato a vagare in eterno anche lui. Rabbrividì al pensiero.

(Da Clive Barker, La casa delle vacanze, Bompiani 1994, pag. 130)

Chiara Casarini, Above The Surface, anno 2016 (80x60, tempera acrilica, gesso, collage su tela)
Chiara Casarini, Above The Surface, anno 2016 (80×60, tempera acrilica, gesso, collage su tela). Ispirato a Rictus, illustrazione di Clive Barker. www.chiaracasariniart.portfoliobox.net
Il tempo può solo essere vissuto, non battuto.

Caro Harvey, cari Jim e Will, cari lettori, cedere tutti i giorni bui e i periodi neri della vita, in cambio di una giovinezza eternamente spensierata, così come accelerare o riavvolgere con un giro di giostra le trasformazioni del corpo e le esperienze che si accumulano negli anni, non possono che essere due scorciatoie che conducono alla dannazione, e non alla felicità.

Mr. Dark e Mr. Hood, ladri di tempo e bugiardi fra i più abili e seducenti, vi ingannano quando vogliono farvi credere che il tempo sia un ostacolo e non un’opportunità, l’unica che abbiamo, di crescere e fare esperienze indimenticabili.

Il tempo può solo essere vissuto, non battuto. Ciò che può essere invece battuto e sconfitto è l’incantesimo che lo intrappola: così, come tutti i sortilegi illusori, anche quello della Casa delle Vacanze e quello del Luna Park dell’Autunno si possono spezzare, consentendo al tempo di tornare a fare il suo corso.

Mese dopo mese, stagione dopo stagione, anno dopo anno, occorre dare tempo al Tempo per cullare le sue storie e la nostra.

BIBLIOGRAFIA
Clive Barker, La casa delle vacanze, Bompiani 1994
Ray Bradbury, Il popolo dell’autunno, traduzione di Remo Alessi, Mondadori 2002
Un ringraziamento speciale a Chiara Casarini: insieme abbiamo condiviso la lettura di La casa delle vacanze in gioventù e ancora ce ne ricordiamo.