R come Ripetizione

R come ripetizioneMa non nel senso di ripetizione di una materia perché non l’hai studiata e ti sei preso un debito a settembre, ma come ri-ri- ripetizione di una sillaba fino a che la lingua non si scioglie di nuovo e la parola ri-ri- riesce ad andare avanti e a completarsi perché tutti la possano capire.

Questo è quello che succede al bambino Tartattà. Un bambinetto francese inventato da Béatrice Fontanel al quale Marc Boutavant ha dato un faccino un po’ spaesato.

Prima elementare, primo giorno di scuola. Entra in classe e ancora prima di aprire bocca tutti hanno notato i suoi capelli ri-ri- ribelli. Quando alla ri-ri- ricreazione apre bocca è tutta una ri-ri- risata. Il soprannome Tartattà è già pronto ad aspettarlo e sarà un distintivo accettato con ra-ra- rassegnazione. D’altronde anche il suo vero nome gli dà non pochi problemi. La sua lingua riottosa e agitata s’impunta sulle Bba, Tta, Ppa e chiamarsi Basilio Tamburo non aiuta.

La storia di un bambinetto balbuziente che si ri-ri- rinchiude nel bagno, si ri-ri- rifugia sul tetto da cui urla (senza balbettare) a tutti quelli che da sotto lo guardano con il naso all’insù in apprensione: “Lasciatemi stare! Non avete nient’altro da fare?”.

Tartattà non smette di balbettare, ma gli altri di certo hanno smesso di notarlo e questo fa la differenza. Ed è proprio da lì che, al fianco del suo nuovo amico Ferdinando, comincia la sua ri-ri- riscossa.

Il mio amico Tartattà, Béatrice Fontanel, Marc Boutavant (trad. Lucia Roca), La Nuova Frontiera junior 2012