Di bestiari immaginari, sauropollidi ed esseri straordinari

“Chiunque abbia potuto osservare un vero elefante, sa per certo che razza di creatura sia, e nessuno potrà obiettargli a riguardo” (Comenio)

Questo è certo: vedere qualcosa è più efficace di quanto lo sia sentirne parlare, anche nel dettaglio. Per questa ragione meglio affidarsi a immagini didascaliche più che fittizie, che riproducano fedelmente quanto visto, piuttosto che leggerne o, meglio, leggerne soltanto. Perché io potrei pure raccontarvi, e lo farò, considerato quanto ami parlare delle mie avventure, di quando in giovane età mi ritrovai faccia a faccia con una creatura che successivamente compresi essere una sauropollide.

Giunta a un pomeriggio d’estate dei nostri tempi, dei miei di ragazzina, da un’epoca distante e certamente buia, la scorsi tra i cespugli, il manto squamoso e nero, come sporco di fuliggine, enorme, con zampe abnormi e unghiate, muso schiacciato e occhi porcini, guizzanti e distanti tra loro come se non conoscessero visione prospettica, le zampe ricoperte di piume lunghe sull’unghia principale, decrescenti fino al punto di congiunzione col ventre, prossimo alla schiena.

Potrei raccontarvi della sauropollide, ma ciò che voi immaginereste sarebbe la vostra personale sauropollide, probabilmente simile alla creatura da me realmente incontrata, ma nessuno di voi avrà in mente ciò che io ricordo, l’immagine vivida e perfetta di ciò che ho visto. E purtroppo non sono capace di disegnare.

“Ignoriamo il senso del drago, come ignoriamo il senso dell’universo, ma c’è qualcosa nella sua immagine che si accorda con l’immaginazione degli uomini, e così il drago appare in epoche e latitudini diverse” (dall’introduzione a Il libro degli esseri immaginari) Queste sono parole di Borges, che ne Il libro degli esseri immaginari riporta un ricco elenco di esseri descritti per mezzo dell’immaginazione fatta parola dagli uomini, tra cui addirittura si annoverano due animali metafisici di cui uno, quello di Lotze, addirittura ipotetico. Privo di immagini, “questo libro è adatto a una frequentazione simile al gioco con le forme mutevoli svelate da un caleidoscopio”, giacché, come dicevo, riportare, persino nel dettaglio, renderà l’idea sommaria di un essere, mai la sua reale immagine. Per questa ragione, da avida ricercatrice, e considerata la mia esperienza sul campo, ricorro ai bestiari illustrati, nel momento in cui sento il bisogno di stabilire un contatto tra la realtà e l’immaginario, nel momento in cui ho necessità di evadere dal surreale per toccare con mano, assaporare scientificamente, la reale sostanza delle cose.

Non so se abbiate mai sentito parlare dello Hugag. Ve ne parlerò per un istante così come lo ricordo io stessa dalle parole di Mr. T. Cox lette qualche tempo fa. Si tratta di una creatura che tradisce il proprio stato d’animo già dalla peculiare conformazione del volto: essa appare sempre come corrucciata, immersa in pensieri affatto leggeri. Ha un che di maestoso, è imponente, massiccia. Ma l’incedere è sghembo, le lunghe gambe sono prive di articolazioni per cui non si piegano, impedendole di dissetarsi ai torrenti, di accucciarsi, di dormire in una posizione che non sia quella eretta. Misera bestia lo Hugag, corrucciata, non conosce il riposo.

Fearsome Creatures of the Lumberwoods, With a Few Desert and Mountain Beasts , William T. Cox, Fearsom Creature Crest, Illustrated by Coert Du Bois - Washington , D. C. Press of Judd & Detweiler, Inc. 1910
Fearsome Creatures of the Lumberwoods, With a Few Desert and Mountain Beasts , William T. Cox, Fearsom Creature Crest, Illustrated by Coert Du Bois – Washington , D. C. Press of Judd & Detweiler, Inc. 1910

Lo Hugag è inserito in un contesto piuttosto strutturato: Nel Fearsome Creatures of the Lumberwoods si parla di habitat, si colloca con la massima precisione geograficamente, se ne descrivono i costumi, se ne considera l’alimentazione. Un bestiario in piena regola in cui per dare all’irrealtà la massima veste di realtà si forniscono tutti i dati necessari a concretizzare e rendere plausibile un’operazione straordinaria di commistione tra invenzione, narrazione e illustrazione. Perché le bestie, così come le fiabe, sono narrate, e poi rinarrate, e ancora descritte dai più svariati cantastorie, e ciascuno di essi attribuisce ad ogni essere un quid che lo renda vicino alla voce di chi narra, che lo investa di un’aura di avventura e intrepido coraggio, che gli conferisca lo status di testimone di fatti strabilianti. Non a caso in questo senso i migliori bestiari sono quelli frutto di menti educate alla scienza e alla catalogazione, all’indicizzazione.

Non posso fare a meno, a questo proposito, di parlarvi delle creature note come Rhinogradentia Stümpkii, dal nome di colui che le ha scoperte e studiate, dopo attenta osservazione sul posto d’origine, un’isola del Pacifico purtroppo inabissatasi, e con essa l’opportunità di poter vedere questa straordinaria famiglia di mammiferi. Essi sono esserini della dimensione di un toporagno, all’incirca, appartenenti a una famiglia con otto ramificazioni, ma accomunati da una caratteristica peculiare: il naso. O meglio, i nasi: nasi tentacolari, nasi piedistallo, nasi fioriti, nasi trombetta. A ciascun naso la propria funzione, non scenderò ora nel dettaglio, a ciascun Rhinogradente un proprio destino naturale. Lettura interessante e accurata, piuttosto verosimile, e non a caso, considerato che Harald Stümpke altri non è nella realtà se non uno studioso naturalista dell’Università di Heidelberg meglio conosciuto come Gerolf Steiner. Anche del Rhinogradentia Stümpkii trovate un’accurata descrizione nelle Histoires naturelles des Animaux imaginaires di Hélène Rajcak et Damien Laverdunt, da cui è tratta anche l’immagine a corredo, affinché possiate, coi vostri occhi, studiare queste, purtroppo estinte, creature.

Histoires naturelles des animaux imaginaires, Hélène Rajcak, Damien Laverdunt. 2012, Actes Sud Junior
Histoires naturelles des animaux imaginaires, Hélène Rajcak, Damien Laverdunt. 2012, Actes Sud Junior

Qui negli schizzi originali di Harald Stumpke.

Corpo di gallo, coda di serpente. Cuore probabilmente di pietra, considerata la spiacevole attitudine a trasformare in roccia chiunque osi sostenerne lo sguardo ferino. È il basilisco, cui fa buona compagnia Cerbero, cane a tre teste, cui è affidata la guardia delle porte dell’inferno, lingua di fuoco tra le fiamme imperiture, destinato a un’esistenza di amarezza e solitudine, sul quale mi sono sempre chiesta: c’è un unico spirito che rinfocola tutte e tre le teste, e con esse le zanne, e con esse i latrati, o ciascun capo possiede il proprio, amaro, animo? Dante lo descrive come un’unica bestia e in Animali fantastici il poeta e l’illustratore José e André Letria restano fedeli a quanto riportato non solo da Dante (Inferno, canto VI, vv. 1-33) ma anche da Virgilio (Eneide, libro VI, v.417 ), a riprova che talvolta nei bestiari, capita che nulla si aggiunga, perché il metodo è e resta scientifico, nulla si può aggiungere a quanto già riportato da testimonianza diretta se non per altra diretta esperienza. La mia rimane dunque una curiosità irrisolta.

Mi muovo tra gli esseri fantastici che hanno popolato, e che a tutt’oggi ancora mi interrogano, i miei voli sospesi tra reale e immaginario, con una determinazione a non tralasciare nessuna bestia straordinaria, per poter contribuire anch’io a una catalogazione del catalogato che induca ad andar per boschi con la segreta speranza di scorger qualcosa di mai visto tra le fronde, o a pelo d’acqua. Marco Polo viaggiava con questo spirito: conosceva draghi e unicorni, erano esseri assai diffusi all’epoca, per cui, viaggiando, non ebbe difficoltà a riconoscere in specie esotiche membri appartenenti a quelle famiglie nostrane. Partiva Marco con il proprio immaginario composito: leggende ascoltate non solo a Venezia ma anche in Oriente; nessuna difficoltà dunque, arrivato nello Yunnan, a narrarci di serpenti con zampe da leone, draghi con la testa di topo, addirittura mercanti in fattezze da lupo: esseri tutti nati dalla commistione tra elementi noti e riconoscibili, commistione di generi che non fatica a dar luogo alla meraviglia.

Il milione Marco Polo, a cura di Marie-Therese Gousset. 2002 Bibliothèque de L'image
Il milione Marco Polo, a cura di Marie-Therese Gousset. 2002 Bibliothèque de L’image

Il topos del viaggio supporta spesso i Bestiari immaginari, molto più semplice collocare l’inusuale in un contesto distante e poco noto, ma a una condizione: tutto deve essere ben argomentato, niente è lasciato all’approssimazione. Penso a L’isola di Bestierare con poesie di Jack Prelutsky e illustrazioni di Peter Sís. Per L’isola di Bestierare si salpa e no, non la si trova sulle carte navali, e sì, forse è proprio per questa ragione che è molto semplice raggiungerla. Vi albergano creature nate dalla strana mescolanza di bestie e verdure, fiori, frutti. Si compongono in creature mai prima d’ora osservate, e convivono in una catena, che è anche alimentare, di eventi piuttosto ferini, che del mondo vegetale conserva le caratteristiche “stanziali”. I Tucanemoni, per esempio, “A volte muovono lenti le ali, come chi sa volare nei cieli, ma poi restano lì sugli steli. Non sono proprio attrezzati per volare via dai prati. Se hai le radici, non te ne vai: lì fiorisci, ma lì stai!”. Lo stesso principio vale per gli Ippofunghi che alle radici fungine associano la mole d’ippopotamo in un miscuglio piuttosto sedentario di bonario sottobosco.

Altro viaggio, altro bestiario, questo a firma autorevole: Il Professor Revillod che, nel pieno dello spirito scientifico si muove e introduce il suo bestiario al grido di “condivisione!”. «Attraversando terre e mari ignoti, risalendo vette sconosciute ed esplorando gli abissi più profondi, calcando strade ferrate e librandomi su palloni aerostatici, sempre ho seguito, inalterabile, una stella polare: la frase in esperanto che, orgogliosa, campeggia nell’emblema dell’Università di Bratislava, La Scienco, torco kaj grido da Homaro. Sì, la Scienza, fiaccola e guida dell’Umano genere, faro di progresso e civilizzazione, è stata il messaggio che ho bramato diffondere in quelle terre laddove abbisognava la mia missione. Possa il lettore trarre beneficio da questo lascito che dispongo per i posteri». Questo bestiario si colloca a metà strada tra i bestiari scientifici e quelli poetici, tra quelli in cui l’incredulità è sospesa, perché supportata dalla cognizione scientifica, e quelli in cui l’immaginazione s’affida alla poesia, è cosciente di essere testimone di un esercizio narrativo frutto di fantasia, un risultato creativo. Gli animali del Professor Revillod si compongono e scompongono, mescolandosi tra di loro e dando luogo, da queste piuttosto ben assortite varianti, a specie del tutto diverse ma con qualche radice comune. Da un numero circoscritto di specie note si ravvisano più di 4000, ben attestati, incroci. C’è l’elefante che diventa eledillo, ma potrebbe diventare tanti più ele quanti più dillo si desiderino. (img: Bestiario universale del professor Revillod. Mirabolante almanacco della fauna mondiale, Miguel Murugarren. 2010, Logos)

E poi si passa alla poesia. Nel suo Bestiario immaginario McGough conserva e applica la “mescolanza”, l’ibridazione di bestiari come quelli del professor Revillod, ma di tutti i bestiari in generale. Primi tra tutti, in questo processo di ibridazione, quelli classici; penso a Plinio il vecchio, che, partendo da basi piuttosto familiari, descrive – in un trattato che resta, nonostante ciò o proprio grazie alla presenza di esseri straordinari, di storia naturale – l’arcinoto Catoblepa (Bufalus Gorgonus) bue all’apparenza mansueto, aria bonaria conferitogli anche dalla sua consuetudine a stare sempre con la testa china, ma dall’effetto mortifero subitaneo per chiunque ne sia guardato.

Bestiario immaginario, Roger McGough. 2013, Gallucci
Bestiario immaginario, Roger McGough. 2013, Gallucci

Mcgough, quindi, sfruttando la norma compositiva secondo cui un elemento complesso diventa sezionabile e quindi dà luogo a più e diversi elementi dal nuovo significato, compone un bestiario immaginario piuttosto surreale, quanto mai divertente, in versi.

Altrettanto surreali e poetici gli animali straordinari (o veicoli fantastici) del Bestiario meccanico di Laëtitia Devernay (Terre di Mezzo editore). L’ordine qui è alfabetico, gli animali meccanici sono considerati alla stregua di sostantivi e ne è precisato per ciascuno il genere. Il nome è meccanico, il lessico è piuttosto didascalico, come si confà a un dizionario, e la spiegazione, così come l’illustrazione, è animale e animata. Un mix piuttosto surreale ma altrettanto coerente che pervade tutto il bestiario di una bislacca vena umoristica e soprattutto lo configura a pieno titolo nella categoria dei bestiari immaginari perché proteso alla meraviglia.

Bestiario meccanico. Animali straordinari, veicoli fantastici, di Laëtitia Devernay. 2015, Terre di Mezzo editore
Bestiario meccanico. Animali straordinari, veicoli fantastici, di Laëtitia Devernay. 2015, Terre di Mezzo editore

Leggero il dirigibile vola sulla città, rinfrescando all’occorrenza i passeggeri con spruzzi vigorosi. Più leggero dell’aria, nonostante le dimensioni imponenti, quindi, viaggia tutto l’anno, ma in Primavera ha l’abitudine di mettersi a cantare. Così la ruspa, dotata di un grande braccio flessibile e di una estrema resistenza alle intemperie, rossa fiammante scava, per delimitare il territorio, si dice ma anche per puro divertimento, a parer nostro.

Per tornare alla sauropollide, in attesa che essa riesca ad essere attestata altrove, rimane ancora fuori dai bestiari ufficiali, giacché la comunità scientifica non ammette pressapochismi e conta su un numero considerevole di avvistamenti e testimonianze. Lascio a voi il potere di immaginarne altre, con esatte fattezze, modi peculiari e numerose varianti.

BIBLIOGRAFIA
Bestiario meccanico. Animali straordinari, veicoli fantastici, di Laëtitia Devernay. 2015, Terre di Mezzo editore
Animali fantastici, José Jorge, André Letria. 2011 Kaladraka
L’isola di Bestierare
,Jack Prelutsky, Peter Sís; traduzione di Giusi Quarenghi. 2012, EDT Giralangolo
Bestiario immaginario
, Roger McGough. 2013, Gallucci
Histoires naturelles des animaux imaginaires
, Hélène Rajcak, Damien Laverdunt. 2012, Actes Sud Junior
Bestiario universale del professor Revillod. Mirabolante almanacco della fauna mondiale
, Miguel Murugarren. 2010, Logos
Il libro degli esseri immaginari
, Jorge Luis Borges, Margarita Guerrero; traduzione di Ilide Carmignani. 2006, Biblioteca Adelphi
Fearsome Creatures of the Lumberwoods With a Few Desert and Mountain Beasts
, William T. Cox, Coert Du Bois. 1910 Washington , D. C. Press of Judd & Detweiler, Inc.
Il milione Marco Polo
, a cura di Marie-Therese Gousset. 2002 Bibliothèque de L’image
I rinogradi e la zoologia fantastica
, Harald Stumpke – Franco Muzzio Editore