Raina Telgemeier: scrivo e disegno per affrontare le paure

Leggendo i suoi fumetti, in buona parte autobiografici (“Smile” e “Sorelle”, editi in Italia da Il Castoro) è naturale convincersi che Raina Telgemeier sia una persona che non si dà delle arie, bensì un po’ timida e gentile. Eppure l’indiscussa “regina del fumetto per ragazzi”, vincitrice di tre Eisner Award, avrebbe di che vantarsi, dall’oltre un milione di lettori in tutto il mondo alla tiratura record del ultimo graphic novel “Ghosts”, di recente pubblicazione anche in Italia col titolo di “Fantasmi”, sempre per la casa editrice Il Castoro.

La storia autunnale e delicata di due sorelle, di cui una affetta da una malattia incurabile, ritratte sul confine che separa la paura della morte dalla ricerca della speranza, è stata però criticata negli Stati Uniti per alcune libertà nella rappresentazione della cultura e tradizioni ispanico-americane. Con buona pace delle polemiche, l’autrice ha dalla sua parte la conoscenza e il rispetto per i suoi giovani lettori, che trapelano in ogni sua parola, insieme a un’innata gentilezza e umiltà, importanti da trovare in chi ha il delicato compito di parlare a bambini e ragazzi che si affacciano al mondo, prima di diventare gli adulti di domani.

Libri Calzelunghe l’ha incontrata al festival internazionale del fumetto, cinema di animazione, illustrazione e gioco Lucca Comics & Games, all’interno della quale è stata anche programmata una mostra di tavole originali dell’autrice. L’intervista è a cura di Virginia Stefanini.

Raina Telgemeier: dallo straordinario punto di vista degli adolescenti, Lucca, Palazzo Duvale, 14 ottobre-5 novembre 2017
Raina Telgemeier: dallo straordinario punto di vista degli adolescenti, Lucca, Palazzo Ducale, 14 ottobre-5 novembre 2017

LC: Nel tuo ultimo fumetto, Fantasmi, compaiono per la prima volta in un tuo libro elementi magici e fantastici. Come hai affrontato questo cambiamento tematico?

RT: È un’idea che ho avuto in testa per moltissimo tempo, però non ero sicura di essere capace di disegnare qualcosa di magico, mi domandavo se non fossi in grado di rappresentare soltanto storie su bambini veri. Però continuavo a vedere immagini di scheletri e fantasmi, e in più io adoro Halloween, gli spiriti e cose di questo tipo. Più li disegnavo, più mi rendevo conto che era quello di cui volevo scrivere, ma mi ci sono voluti otto anni per riuscirci.

 

Tavola originale di Ghosts / Fantasmi
Tavola originale di Ghosts / Fantasmi

LC: I fantasmi del tuo libro non sono, come da tradizione, personaggi spaventosi, ma si rivelano creature allegre e spensierate. La paura della protagonista Catrina nei loro confronti maschera una paura ben più reale, la possibilità di perdere la sorellina Maya, gravemente malata. Anche in Smile la protagonista (e tu stessa) si confronta con una paura molto concreta, la perdita dell’integrità fisica e in Sorelle è a rischio l’unità della famiglia. Ma in ognuna delle tue storie la paura, reale o irrazionale, si trasforma in qualcosa di positivo. Come mai?

RT: Penso che sia l’unico modo per reagire alla paura. Si può lasciare che la paura ci consumi, che non ci faccia vivere, oppure si può trovare un modo per affrontarla e trasformarla in qualcosa di positivo. È servito a me per affrontare le mie ansie e serve ai bambini per aiutarli a pensare in modo più positivo. Io ho avuto a che fare con l’ansia fin da quando ero piccola e sto ancora cercando modi nuovi per affrontare le mie paure. C’è chi fa terapia, c’è chi si fa aiutare da amici e famiglia. Io uso la scrittura e il disegno.

 

LC: I bambini e i ragazzi possono servirsi dei libri e della lettura per affrontare aspetti problematici e critici della realtà, con i quali non hanno ancora imparato a convivere. Credi che ci siano argomenti che non possono essere affrontati con i ragazzi? Altrimenti, qual è il modo migliore per proporli?

RT: Storie e personaggi sono il modo migliore per raccontare temi delicati e paure, che spesso i bambini non hanno ancora affrontato in prima persona nella vita reale. Può capitare di confrontarsi per la prima volta con sentimenti come la tristezza o il senso di perdita in un libro. A me è successo da bambina, quando lessi il manga Gen di Hiroshima [di Keiji Nakazawa, n.d.a.], che parla del bombardamento atomico su Hiroshima e di una famiglia che subisce questa devastante esperienza. Avevo circa dieci anni, ed era la prima volta che venivo a conoscenza della guerra, delle sofferenze, delle lotte, ma anche di religioni e di culture diverse, tutto attraverso la lettura. I miei genitori pensavano che non fossi abbastanza grande per quel libro, ma io lo lessi lo stesso e cambiò la mia vita. Mi fece desiderare di essere una persona migliore, e che nessun altro dovesse subire cose così tremende. Mi ha insegnato una lezione che mi porterò dentro per tutta la vita, e questo è ciò che fanno le storie.

Le storie aiutano. Non c’è niente che sia off limits per i bambini. Ci sono modi diversi per introdurre ai bambini temi non facili da affrontare, bisogna solo trovare quello più appropriato.

 

LC: A ogni età corrisponde un modo diverso di raccontare storie. Nei tuoi fumetti tu racconti di e ti rivolgi ai cosiddetti tweens, ragazzi e ragazze fra i 9 e i 12 anni. Perché li hai scelti come tuo pubblico d’elezione? Hai mai pensato di scrivere per bambini più piccoli o giovani adulti?

RT: Quando ho iniziato a scrivere, non sapevo ancora quale fosse il mio pubblico, scrivevo per me stessa. Lo stile dei miei disegni però attrae molto i bambini, perché assomiglia un po’ alle strisce e ai cartoni della Disney. Anche se al college scrivevo e disegnavo storie per quelli della mia età, molti vedendole pensavano che sarebbero state adatte per i loro bambini e io dovevo selezionare quali sì e quali no. Me lo chiedevano così spesso che un po’ alla volta ho iniziato a focalizzare le mie storie su temi adatti a bambini e ragazzi. Poi l’editore Scholastic si offrì di pubblicare i miei lavori e mi disse che erano perfetti per i tweens, e io non sapevo nemmeno cosa volesse dire.

Lavorare con un editore significa essere affiancato da qualcuno che sa come valorizzare il tuo lavoro e fare arrivare un libro nelle mani giuste. Ora penso molto di più al mio pubblico quando scrivo, a ciò a cui è interessato.

Mi piacerebbe fare degli albi illustrati per bambini. Non credo che scriverò e disegnerò mai per lettori adulti, forse per adolescenti, perché non desidero cambiare il mio stile né raccontare storie che non siano adatte ai ragazzi. Se capiterà dovrò collaborare con altri artisti o abbandonare il fumetto.

Raina Telgemeier: dallo straordinario punto di vista degli adolescenti, Lucca, Palazzo Ducale, 14 ottobre-5 novembre 2017
Raina Telgemeier: dallo straordinario punto di vista degli adolescenti, Lucca, Palazzo Ducale, 14 ottobre-5 novembre 2017

LC: Come autrice, c’è qualcosa che ti spaventa quando realizzi un nuovo libro?

RT: Sono molto spaventata, ho sempre paura di offendere qualcuno. All’inizio, scrivendo storie autobiografiche utilizzavo spesso nomi di persone reali, i membri della mia famiglia sono diventati personaggi delle mie storie, ma ora sono più consapevole che questo può diventare un problema. Ora se penso di raccontare di una persona o un avvenimento reale chiedo sempre il permesso.

Ma la cosa di cui ho più paura è turbare i bambini, non voglio farli arrabbiare o urtare i loro sentimenti. Cerco sempre di tenerli a mente anche quando affronto storie difficili da raccontare, desidero trasmettere loro un senso di sicurezza. Le mie storie finiscono sempre in un modo che possa soddisfarli e se non ci riesco significa che non ho fatto bene il mio lavoro.

 

LC: È difficile essere allo stesso tempo autrice e personaggio dei tuoi libri? Il fatto che i lettori pensino di conoscerti bene, grazie a quello che gli racconti di te stessa ti aiuta o ti mette in difficoltà?

RT: Essere entrambe le cose è surreale, soprattutto perché il mio personaggio è una ragazzina e quando i lettori mi incontrano si aspettano qualcuno della loro età, mentre io sono un’adulta e non capiscono immediatamente come mai.

Raccontare di me stessa mi è venuto naturale. Però noto che i lettori pensano che io abbia la loro età e quindi si aspettano che io risponda alle loro lettere, che gli mandi dei messaggini… ma con un milione di lettori è impossibile. Allora cerco di darmi il più possibile nelle mie storie, sperando che sia sufficiente.

Spesso ricevo inviti per partecipare a feste di compleanno, vengo invitata a cena, oppure mi chiedono di dare dei consigli, mi mandano indirizzi e numeri di telefono. Io cerco di far capire ai lettori che in realtà sono un’adulta estranea e che questa confidenza può anche essere pericolosa. Allo stesso tempo mi ricordo di come ci si sente a quell’età, a leggere di un personaggio e sentirsi capiti, e faccio di tutto per essere il più gentile possibile.

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