Leggere: c’è tempo. Ventalogo della lettura

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Leggere è sempre una vittoria sul tempo, mai una perdita di tempo. I libri sono delle vere banche del tempo – e vorrei dimostrarlo, in un momento in cui il tempo è morto e anche le banche non stanno tanto bene.

Continuo qui un discorso aperto su queste pagine da Francesca Tamberlani e Carla Colussi, che parlavano del tempo della lettura in famiglia e a scuola. Sono temi importanti, su cui penso sia importante un confronto plurale e articolato, uno scambio di esperienze, di voci e di punti di vista. Continuo, quindi, perché concordo in tutto con loro e con le loro esperienze: e le mie non sono diverse. Vorrei invece esplicitare un discorso che non dovrebbe restare sullo sfondo, e lo faccio in venti punti. Perché ogni elenco puntato suggerisce che si possa seguire un ragionamento ordinato – ma suggerisce anche che lo si possa dis-ordinare, che lo si debba leggere e praticare andando avanti e indietro, nel tempo e nel ragionamento.

Andando per punti, quindi:

1) Leggere dilata il tempo. C’è un’ampia letteratura in proposito: che vogliate citare Daniel Pennac (“Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere” – Come un romanzo, 1993) o Umberto Eco (“Chi non legge a 70 anni avrà vissuto una vita sola, la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni…” o “La scrittura allunga la vita”, entrambe su diverse Bustine di Minerva, la rubrica che il professore teneva su L’Espresso). Quando leggiamo viviamo vite diverse dalla nostra, e moltiplichiamo così la nostra esistenza.

Frank Asch, Happy birthday, moon, Turtleback books
Frank Asch, Happy birthday, moon, Turtleback books

 

2) Capita anche il contrario: scrivere allunga il tempo e porta le nostre parole altrove, rendendole immortali o eterne, come si augurava Orazio (“Ho costruito un monumento più duraturo del bronzo”, diceva il poeta a proposito della propria opera). Più semplicemente, le parole ci permettono di andare oltre l’istante, e raggiungere altri tempi e altri anni: leggendo e scrivendo usciamo dal presente in cui siamo immersi.

 

Emanuela Bussolati, illustrazione per Mostri selvaggi in mostra
Emanuela Bussolati, illustrazione per Mostri selvaggi in mostra

 

3) Leggere è un’attività che richiede tempo: le alternative che nei secoli si sono presentate alla lettura, o che più precisamente si sono affiancate alla lettura, sono solitamente “più veloci”, e richiedono meno tempo. Sono le versioni ridotte o per immagini, in cui “in poche parole” possiamo conoscere una trama o una vicenda. Un libro non coincide con il suo riassunto. La lettura richiede tempo perché in quel tempo noi possiamo vivere un’esperienza evocata dal testo.

Gek Tessaro, L’albero e la strega, Artebambini

 

4) Leggere è un’attività che non produce conoscenza immediata: al tempo della lettura si affianca un tempo lungo di latenza, che è prezioso e nel quale accadono tante cose. Un libro “funziona” quando rimane in testa, quando rimane addosso, non quando lo si capisce: se ci rimane appiccicato, ci torneremo sopra più volte, finché non si spiegherà da solo.

Jimmy Liao, When the moon forgot, illustrazione
Jimmy Liao, When the moon forgot, illustrazione

 

5) Abbiamo tanti modi per conoscere: la conoscenza narrativa è uno di questi. Quando conosciamo attraverso una storia conosciamo in modo ricorsivo, su tempi lunghi e incrociando varie esperienze. La conoscenza narrativa è eccentrica rispetto a un mondo in cui le conoscenze sono lineari e immediatamente verificabili.

6) Quando leggiamo, perdiamo la cognizione del tempo e ci spostiamo avanti e indietro modificando le nostre percezioni: la mente fa una fitta attività di passaggi che cuciono insieme piccole ipotesi e sensazioni seminate nel corso del testo. Questo stesso articolo, per come è scritto, suggerisce di andare avanti e indietro.

Gianmaria Testa e Altan, Biancaluna, Gallucci
Gianmaria Testa e Altan, Biancaluna, Gallucci

 

7) A cosa ci serve tutto questo parlare del tempo? A fare buone azioni di promozione della lettura, anzitutto. Se sappiamo come si struttura nel tempo l’esperienza di lettura, capiamo cosa fare e cosa non fare.

8) Per esempio, alla fine di una lettura, non tutti magari hanno formulato alcune ipotesi. Ogni testo avrà alcune cose che vanno capite subito (su cui tornare insieme – con le modalità che Chambers chiama Tell me, o con altre azioni condivise), e ne avrà altre che non devono essere spiegate e che possono svelarsi nel tempo lungo della latenza.

 

Dr. Seuss, One fish two fish red fish blue fish, Random House
Dr. Seuss, One fish two fish red fish blue fish, Random House

 

9) Il tempo della lettura deve essere preparato e deve essere coinvolgente. Il lettore ad alta voce deve far funzionare il testo, perché evochi quanto più può – e lo si fa rispettando la punteggiatura, le pause, i ritmi, rispettando il detto e il non detto; ma lo stesso lettore non deve rendere “piacevole” il tempo della lettura con espedienti che col libro non c’entrano. Quando leggiamo insieme impariamo a leggere meglio, abitando ogni singola lettura – sentendo insieme le emozioni che suggerisce il testo vivendole come gruppo di ascoltatori/lettori, facendo ipotesi, ridendo, commuovendosi: non deve essere una musica a farlo al posto nostro, non deve essere un gioco di luci, non deve essere un’animazione.

Bruno Munari, Buona notte a tutti, Corraini
Bruno Munari, Buona notte a tutti, Corraini

 

10) Al tempo della lettura segue immediatamente un tempo in cui condividiamo, per convalidare l’esperienza. È il tempo in cui parliamo di cosa ci è successo insieme – non del testo, e non di “cosa ha voluto dire l’autore”. L’ho già detto sopra, ma questa è una cosa un po’ diversa: ogni esperienza comune va preparata, aperta e chiusa. I rituali sono importanti.

11) Al tempo della lettura segue, nei tempi lunghi e imprevedibili della latenza, un tempo di condivisione, in cui ciò che sta nel libro letto può o meno riverberare altrove. È un tempo di libertà, individuale, non coercitivo. Dal punto di vista didattico è una relazione fatta di esche, lanciate o raccolte. È un tempo in cui si rilegge e si ritorna al libro: se il tempo della lettura dilata il tempo della vita è anche perché quel tempo ritorna in tanti momenti.

 

Lara Albanese e Fuad Aziz, Come coperta il cielo, Jaca Book
Lara Albanese e Fuad Aziz, Come coperta il cielo, Jaca Book

 

12) Il tempo dedicato alla lettura è un tempo investito nella lettura: investito perché potrà tornarci indietro in altri momenti, quando non ce l’aspettiamo e davanti a situazioni affatto diverse. Da sempre le storie funzionano così: ce le troviamo a disposizione per capire cosa ci succede, per spiegarlo agli altri, o per accettare ciò che semplicemente capita. Cenerentola ci torna agli occhi quando ci sentiamo trascurati, o quando dobbiamo spiegare cosa significa aspettare con ansia una festa, o spiegare che dobbiamo rientrare prima della mezzanotte.

Eric Carle, Papà, mi prendi la luna, per favore, La Margherita
Eric Carle, Papà, mi prendi la luna, per favore?, La Margherita

 

13) Il tempo nella narrazione non è una variabile esterna: non è il tempo t della fisica, ma il tempo verbale della coniugazione. Quando leggiamo un romanzo, ci immergiamo in quelle forme verbali-temporali e le spostiamo avanti e indietro nella nostra percezione del mondo: è una cosa che impariamo a fare molto presto, fin da quando diciamo “facciamo che ero”. È l’imperfetto che Rodari definisce “fabulativo”, ed è un tempo medio: è il tempo delle storie che è contemporaneamente passato e presente, così come le cose che accadono succedono al tempo stesso a noi e al protagonista. Chi propone un libro dovrebbe esserne consapevole – perché è quel tempo medio che abitiamo insieme ai nostri lettori, e in cui dobbiamo tornare quando parliamo del libro letto insieme.

 

Arianna Papini, Il sogno del riposo, illustrazione
Arianna Papini, Il sogno del riposo, illustrazione

 

14) Al tempo si ispirano tante azioni differenti: suonare, battere, levare, scandire… dal punto di vista educativo quando facciamo un percorso di educazione alla lettura (con adulti, ragazzi, bambini o bambinissimi), il verbo corretto è “accompagnare”. Leggere insieme significa accompagnare nella lettura – dare il giusto ritmo, rispettando insieme lettori e testo.

15) Ci sono tanti modi per accompagnare: lo possiamo fare con la voce o con i disegni, con il corpo o con la posizione che assumiamo. Non c’è un modo solo. Ogni persona ha i suoi modi, ogni gruppo ha le sue esigenze, ogni testo ha la sua partitura.

 

Tomi Ungerer, L’uomo della luna, Nord-Sud
Tomi Ungerer, L’uomo della luna, Nord-Sud

 

16) Il tempo della lettura non è tempo perso: ma ai nostri tempi, lo sembra. Perché non è immediatamente produttivo, perché non trascorre uguale per tutti, perché non è verificabile. Dobbiamo difendere questo tempo che trascorre diversamente, un tempo della lettura che non “produce” come l’industria ma “coltiva” come la natura: quando leggiamo, se lo facciamo bene e se lo facciamo con il libro giusto, seminiamo qualcosa che sboccerà in altri momenti.

17) Il tempo della lettura è ben speso quando è accompagnato dal rispetto di ciò che nei libri si trova: quando si unisce alla cura e al confronto, alle occasioni di parola e di dialogo, alle possibilità di condivisione e allo spazio per esprimersi. Così come le piante hanno bisogno solo di luce, terra e acqua, i libri hanno bisogno solo del tempo giusto, del clima giusto e di una buona continuità: ed entrambi, libri e semi, faranno crescere qualcosa.

 

Maurice Sendak, Nel paese dei mostri selvaggi, Babalibri
Maurice Sendak, Nel paese dei mostri selvaggi, Babalibri

 

18) E certo, infine, si impara a leggere, e lo si insegna. Insegnare a leggere significa far vedere tante piccole azioni che rendono più bella la lettura, più preziosa, più importante: far vedere queste azioni facendole insieme. E imparare a leggere significa non smettere mai di capire cosa la lettura ci possa riservare.

19) Esiste, prima di finire, sempre un tempo di mistero: in cui ci accontentiamo di non dire nulla.

20) Tutti i libri finiscono. Nessuna vera lettura finisce mai.  

 

Norman Rockwell, Boy and girl gazing at the moon, 1926
Norman Rockwell, Boy and girl gazing at the moon, 1926

 

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Beniamino Sidoti è autore e ricercatore in proprio: si occupa in particolare degli incroci e dei confini tra narrazione e gioco; ha animato recentemente i blog di Sonda.it e, per Giunti, di A scuola si legge. Tra gli ultimi suoi libri: Eccetera (edizioni la meridiana, 2013), Dizionario dei giochi (con Andrea Angiolino, Zanichelli, 2010), Lettori in gioco (con Alessandra Zermoglio, Sonda, 2015), Stati d'animo (Rrose Sèlavy, 2017) e Odeon Campero (Istos, 2017).