Adattamento

Un libro adatto

Written by Beniamino Sidoti

«Buongiorno, vorrei un libro adatto a…»

E invece. Invece i libri non hanno una taglia, e vestono luoghi nascosti della nostra persona. E siccome non possiamo prendere il girovita dell’anima, la profondità del desiderio, il punto spalla dell’avventura, la lunghezza della curiosità, allora chiediamo un libro adatto a una bambina, oppure a un bambino. E di quella età. Invece.

I librai ci provano, lo so, li ho visti: ci provano a sapere che gusti ha, cosa legge, che passioni ha.

«In stampatello maiuscolo, legge poco»

E non è una risposta: il libro non è il carattere con cui è stato scritto. Così come una scarpa non è i suoi lacci (i silent book sono i mocassini dell’editoria).

«Fa la quarta»

E non è una risposta: se compriamo un libro per un bambino, o una bambina, non lo facciamo per regalargli, o regalarle, un supplemento di scuola.

«Un libro adatto alla comunione, al compleanno, a un funerale»

Un libro come un complemento d’arredo, come un accessorio elegante: bianco per la comunione, nero per il funerale. E per il compleanno, che comunichi esattamente la cifra spesa per il compleanno precedente.

«Purché sia un libro adatto»

Esistono i libri adatti?

È una qualità così fondamentale del libro il loro essere adatti a una occasione particolare, a un’età specifica, o in particolare al fatto di essere maschi o femmine?

Non è nella natura dei libri “essere adatti”: i libri nascono come luogo da esplorare, non come abito da indossare – possono essere meravigliosi per chi sta già cercando un luogo come quello, e possono essere terribili per chi non sopporta quel luogo. I libri possono essere dei sassi in cui inciampare nella diffidenza di un percorso scolastico, o delle pietre da collezionare sopra uno scaffale. O con i libri si può costruire qualcosa.

I libri sono adatti a misure che il lettore di sé stesso non conosce, ma che scopre leggendo: un libro ne chiama un altro, e il prossimo si trova un po’ più su, un po’ più in alto, ancora un po’ oltre. Quando leggiamo un libro, noi adulti, noi lettori esperti, ci immaginiamo a volte il prossimo libro: e lo immaginiamo come quello che stiamo leggendo, o completamente diverso (bello, eh, ma che il prossimo faccia ridere). I libri sono potenziamenti di ciò che siamo, espansioni in direzioni diverse. Sono meravigliosi quando ci portano esattamente dove volevamo andare, stupefacenti quando ci portano in un posto che non sapevamo esistere, ma che ci serviva.

A volte la lettura di un libro non basta: e sappiamo che dobbiamo insistere in quella zona; un altro fantasy, un altro fumetto, un altro libro di quell’autore o con quel personaggio. Un’altra storia ambientata in Irlanda, o in epoca napoleonica (non credo esistano grandi romanzi ambientati in Irlanda in epoca napoleonica: ma sono pronto a ricredermi).

Nessun libro è adatto, ma tutti i libri sono su misura: ci chiedono di essere provati, di portarci lontano. Di misurarci.

Non ci sono libri adatti: ma ci sono libri inadatti. O inopportuni.

Che toccano degli argomenti che è meglio affrontare in un altro momento, o non proprio adesso; o che non ha senso affrontare se non c’è dietro un proprio interesse personale, che ha senso incontrare in un momento preciso della propria vita, che magari non è questo. Ci sono libri che ha senso scoprire da soli, o con l’aiuto di un coetaneo. Ci sono libri che si possono regalare e consigliare solo tra innamorati.

I libri sono degli splendidi regali: perché parlano a un tempo dei gusti di chi li riceve e di chi li regala (o parlano dell’intuito del libraio o del delegato all’acquisto).

Sarebbe bello avere una bottega di libri “su misura”: con un libraio e uno scrittore che, insieme, prendano le misure di chi entra, facciano delle domande a casaccio tirando fuori i propri metri, chiedano quali colori vorrebbe il lettore nel libro, e proponendo delle nuance, delle sfumature, delle texture, dei tessuti.

«Guardi questa trama, come è fitta: perfetta per le letture invernali»

«Per un libro estivo sceglierei un plot più leggero»

«Con questa sintassi paratattica, la frase è più elastica e fascia meglio il protagonista»

«Dentro questo libro certe cose sembrano finte, di plastica. Così restano impermeabili e non scappano le lacrime»

«I dialoghi, qui dentro, sono così eccezionali che può rigirare il tessuto delle persone»

«Sì, lui è bello fuori e anche dentro: è un protagonista double face»

E poi accennando inizi di storia: due che ancora non si conoscono; una frase che sembra una promessa; una malattia che minaccia un Paese ancora giovane; due vampiri che si perdono in un labirinto di specchi.

E poi, così, come se entrambi, cliente e libraio, sapessero che non importa davvero:

«L’altro anno andavano i vampiri: ma quest’anno pare vadano di monda i banchieri»

«Perché non prende un bel romanzo storico? Secondo Barbero, gli ottomani vanno su tutto»

«Se il suo lettore ama mettere i libri in ordine alfabetico per autore, scelga un autore con la T: sono pochi e saprà apprezzarlo»

No, non c’è una libreria del genere: divertente immaginarla, ma irreale, assurda.

Eppure intorno a noi le storie vengono adattate: tagliate e ripulite perché possano entrare in un’antologia scolastica; riscritte in poche righe per essere meglio memorizzate; ridotte, perché possano stare in valigia (quello anche i vestiti).

Di fondo c’è una idea assurda della storia e del libro che la presenta: che la storia sia solo la vicenda, la trama. E non sia invece l’atmosfera, il luogo distante da visitare, la maledizione che incombe, quel mistero che si intesse in parole e si costruisce con un ritmo.

Se pensiamo che ogni libro e ogni storia sia solo la sua vicenda, allora sì: lo possiamo adattare. Possiamo decidere se è adatto. Possiamo ridurlo, tagliarlo, pulirlo per renderlo adatto al nostro museo delle cere.

Ma il libro è cosa viva: e può vivere solo se si mantiene intatta quella particolare magia che ci consente di creare un luogo a partire dalle parole, di far nascere un’emozione attraverso delle vicende raccontate. Si può farlo anche cambiando le parole, o lavorandoci intorno, ma non è adattamento, è traduzione, come dice (con altre parole) Sara Marconi nella sua intervista in queste stesse pagine: se è un passaggio da una lingua a un’altra, da un codice linguistico a un altro.

Sono i lettori ad adattarsi ai libri, piuttosto: a crescere con loro, a diventare ciò che c’è nel libro, a riempire i vuoti che il libro lascia per ospitare i lettori.

I libri, per conto loro, si trasformano con ogni lettore, ma restano sempre gli stessi.

Splendidamente inadatti.

sull'autore

Beniamino Sidoti

Beniamino Sidoti è autore e ricercatore in proprio: si occupa in particolare degli incroci e dei confini tra narrazione e gioco; ha animato recentemente i blog di Sonda.it e, per Giunti, di A scuola si legge. Tra gli ultimi suoi libri: Eccetera (edizioni la meridiana, 2013), Dizionario dei giochi (con Andrea Angiolino, Zanichelli, 2010), Lettori in gioco (con Alessandra Zermoglio, Sonda, 2015), Stati d'animo (Rrose Sèlavy, 2017) e Odeon Campero

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