Adattamento Lost in Translation

L’Enfant-Phoque

Written by Marina Petruzio

L’Enfant-Phoque è un racconto narrato dall’arte puntuale e immaginifica di Nikolaus Heidelbach, pubblicato in Germania nel 2011 e tradotto in francese nello stesso anno da Les Grandes Personnes. Il suo titolo originale, Wenn ich groß bin, werde ich Seehun, in italiano dovrebbe suonare più o meno così: Quando sarò grande, diventerò foca.

Un bambino porge alla mamma una conchiglia, una conchiglia sicuramente rara. Sempre, di ritorno dalle sue giornate in mare, porta alla mamma un ciottolo o una conchiglia. E la mamma, osservandoli, comincia a raccontare: i suoi racconti sembrano veri e lo riempiono di meraviglia. Con occhi resi tondi dallo stupore resta appeso alle sue parole. Così, da cena al momento di coricarsi, il racconto è ricco di colori, di pesci e molluschi che nuotano, si avviluppano, si spingono in avanti e la sensazione è proprio quella di essere portati dalla corrente. Laggiù, in quella profondità difficile da raggiungere, un popolo pinnato vive come in un reame: eleganti sirene ingioiellate, signorine gamberetto imbustate in rossi abiti da gran sera con strascico e guarniti di perle trattenute da preziosi castoni dorati. Seppie dalle lunghe e flessuose dita riccamente adorne di anelli dalle pietre preziose colorate. Paguri perlati dalle teste coronate, diademi di brillanti e coralli fluttuanti. Lamantini ammantati stretti in lattughe dalle lunghe lische appuntite. E la balena, lei porta addirittura un villaggio sul suo dorso!

Tra colori, gioielli preziosi e manti riccamente disegnati, il sonno arriva popoloso, una preziosa trapunta si espande a sembrare un polpo che si allarga e allunga fluttuando in quel reame. Una servetta cavalluccio marino lascerà l’ultimo bacio impresso sul naso di quel bambino. Dormirà sino a domani sognando quel mare e il momento in cui, indossati i suoi occhialini, vi si potrà tuffare a bomba. Ma come può la mamma sapere così tanto del mare? Lei, che neppure si bagna i piedi per pulirseli dalla rena!!

Si dice in alcune isole del nord, dalla Scozia alla Danimarca, che nelle notti di luna piena alcune foche si spingano sino a riva e lì, spogliate della loro pelliccia, danzino, con sembianze di bellissime fanciulle, in saluto alla luna nuova. Sono le selkie, donne-foca appartenenti alla mitologia marina.

Accade talvolta che un marinaio, vedendole, se ne innamori e che, trattenuta la pelliccia della prescelta – tesoro di inestimabile valore per le selkie, unico mezzo per poter tornare in mare – la sposi e con lei abbia dei figli.

Le selkie pur amando il proprio marito e i loro bambini, private del loro manto acquatico, si adattano a vivere sulla terraferma come comuni mortali, amorevoli mamme, con una grande nostalgia nel cuore: il mare e la vita sotto l’acqua. Accudiscono, crescono, raccontano, si occupano di case e giardini, e di quell’infanzia che, nella speranza di ritrovare la propria pelle, sanno un giorno di dover lasciare. Per questo si prodigano amorevoli per lasciare la loro traccia, prima di lasciare un pigiamino ben piegato su un letto teso e ben rimboccato, prima di indossare di nuovo l’abito che le porterà ad essere animali liberi in un mondo pinnato che sembra un reame.

Heidelbach non permette all’infanzia di arrivare sprovveduta a quel momento: per quanto doloroso, significherà l’accettazione della libertà di un essere così tanto amato e l’adattamento, per chi rimane, ad una nuova vita. E nel racconto mette in scena alcune tra le più belle pagine del rapporto tra madre e figlio.

Trovato il prezioso manto, il piccolo dovrà scoprire se appartiene al papà marinaio o se, come sospetta, alla mamma con la quale innescherà un gioco di botta e risposta, un indovinello: “Attenzione! indovina, indovina, è una cosa bizzarra. Non è un coniglio e neppure una volpe. E brilla! Che cos’è?”

Quel bacio sulla fronte e il pigiama ben piegato sul letto saranno la conferma temuta.

Il bambino dice che ha sempre saputo nuotare. Nessuno glielo ha mai insegnato. Lo sa fare, naturalmente. E da grande farà il marinaio…o la foca.

 

Edizione consigliata:

L’Enfant-Phoque, scritto e illustrato da Nikolaus Heidelbach, traduzione dal tedesco di Brigitte Déchin, Éditions des Grandes Personnes, 2011, 13€

sull'autore

Marina Petruzio

Fondatrice di Leggere insieme sul webmagazine Luukmagazine.com, una rubrica di recensioni di albi illustrati e libri rivolti all'infanzia e co-fondatrice del blog comeunacipolla.it, un luogo di confronto dialogico rivolto alla letteratura dei bambini e delle bambine