Adattamento Interviste

Riscrivere i classici: intervista a Sara Marconi

Written by LibriCalzelunghe

Da un po’ di anni a questa parte l’editoria italiana sforna a pieno ritmo adattamenti di classici a misura di bambini e ragazzi, con o senza illustrazioni, con o senza testimonial d’eccezione (pensiamo a le Grandi storie targate Geronimo Stilton).

Dal nostro osservatorio, ci sembra che i classici “per bambini” siano, per chi lavora nel mondo del libro, una specie di rifugio sicuro e intoccabile, ancora più attraente in tempi di crisi: una visione probabilmente solo italiana, che abbraccia un numero limitato di titoli, in un canone mai discusso pubblicamente.

Ne abbiamo parlato con Sara Marconi, autrice per ragazzi, critica e traduttrice, con all’attivo diversi lavori di adattamento di testi classici. Suoi i primi titoli della collana Storie nelle Storie della casa editrice Lapis, che prendono spunto da opere “classicissime” della cultura mondiale, riscrivendole per un pubblico di lettori dai 7 anni in su e ponendo il focus su episodi scelti e sulle gesta di singoli personaggi (nella collana si possono leggere storie tratte da l’”Orlando furioso”, la Bibbia e i miti antichi).Sara ha firmato anche una recentissima versione di “Canto di Natale e altri racconti” di Charles Dickens, uscita per Lapis edizioni, con illustrazioni di David Pintor. Le abbiamo chiesto di condurci dietro le quinte del suo lavoro.

Orlando, paladino come nessun altro, Sara Marconi, illustrazioni di Simone Frasca, Lapis

Sara Marconi: Penso che prima di iniziare, sia necessaria una piccolissima precisazione terminologica, perché le parole “adattamento”, “traduzione”, “riscrittura” e “riduzione” vengono usate in tanti modi diversi generando, io credo, una certa confusione. Ecco come cerco di usarle io.

Sono state scritte pagine e pagine di teoria della traduzione, e non cercherò di riassumerle qui. Tagliando l’argomento con l’accetta si può dire che la traduzione è il passaggio da un codice a un altro codice, e per traduzione letteraria si intende in genere il passaggio di un testo da una lingua a un’altra. Se si allarga lo sguardo, però, ci si rende conto che anche uno spettacolo teatrale tratto – per esempio – da Alice nel paese delle meraviglie è una “traduzione” del libro, così come la descrizione a voce di un quadro, fatta per chi non può vederlo, è la “traduzione” di quel quadro. Il concetto è molto vasto.

Per semplicità, chiamo “traduzione” il passaggio di un testo da una lingua all’altra in cui il traduttore cerca di far sentire la sua voce il meno possibile. Chiamo “riscrittura” l’operazione, invece, in cui l’aspetto interpretativo dell’opera è più presente: racconto questa storia per come l’ho voluta leggere io, per quello che credo sia il suo senso, facendo sentire anche la mia voce, il mio punto di vista. Ma naturalmente le due cose tendono ad avere confini molto poco netti.

Tutt’altra cosa, invece, è per me la “riduzione”, alla base della quale sta l’idea che un’opera letteraria corrisponda alla sua trama, ovvero che si possa raccontare quella stessa storia con meno parole. Ovviamente la discussione su cosa “sia” un’opera letteraria dura da secoli; dirò soltanto che non credo affatto che un’opera sia la sua trama, e dunque non condivido per nulla le operazioni di “riduzione”. Penso che le riduzioni siano, nella migliore delle ipotesi, dei bei riassunti. E non ho mai capito perchè qualcuno dovrebbe leggere il riassunto di un’opera d’arte.

Io ho tradotto una quarantina di libri dall’inglese, quasi tutti per bambini e ragazzi. Poi ho fatto tre operazioni di riscrittura, tutte per l’editore Lapis, partendo dall’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, dal Perceval di Chrétien de Troyes e dai Libri del Natale di Charles Dickens. Sono state operazioni diverse, nate da esigenze diverse. Altre operazioni le ho rifiutate, perchè mi pareva che tradissero troppo l’originale. Ogni traduzione, si sa, è un tradimento: ma ci sono gradi e modi, e ognuno ha i suoi.

Libri Calzelunghe: Secondo la tua esperienza, come e perché si sceglie un classico da adattare per bambini e ragazzi? Sono i ragazzi lettori che li chiedono o gli adulti che glieli vogliono proporre?

SM: Credo che in linea di massima non ci sia nessun bisogno di far leggere un libro a dei lettori diversi da quelli per cui era stato pensato. Penso che si possa scoprire la bellezza e la forza di un classico nel momento in cui si hanno gli strumenti per leggerlo, per coglierne appunto bellezza e forza. Dunque credo che molte operazioni di adattamento siano volute dagli adulti, e magari rivolte più ai genitori che ai ragazzi. Mi spingo oltre: ho il sospetto che il vero “target” di queste operazioni siano gli adulti non lettori, che non conoscono la passione della lettura ma la vedono come un dovere, una raccolta a punti: mio figlio ha “già letto” la Gerusalemme Liberata di Tasso e L’idiota di Dostoevskij. Che sciocchezza! Perché dovrebbe averli letti? Perché non legge invece libri per lui, scritti benissimo, curati linguisticamente, originali? Quelli sì, che appassionano alla lettura, che creano veri lettori! Ovviamente ci sono dei casi in cui non è così. Ci sono grandi storie che i ragazzi incontrano sulla loro strada (penso ad esempio all’Iliade e all’Odissea), che li affascinano e che sono loro stessi a chiedere. Lì si apre un discorso tutto diverso. Del resto la maggior parte di noi ha letto un adattamento dell’Iliade, l’Iliade “di Monti”. E allora si può in effetti immaginare che quell’adattamento andasse bene per gli adulti dell’inizio dell’Ottocento, ma per i ragazzi del 2019 sia possibile un adattamento migliore. Questi sono i classici di cui, se fosse per me, proporrei per le riscritture.

LC: Quali sono le caratteristiche di un buon adattamento, o per essere più precisi, di una buona riscrittura?

SM: Rispondo con una frase che ho usato anche nell’introduzione al “mio” Dickens: le buone riscritture sono quelle che puntano alla fedeltà, consapevoli dell’infedeltà. Quelle, cioè, che non hanno paura di essere un libro diverso dall’originale ma al tempo stesso cercano di riprodurne lo spirito, di farne vedere la grandezza, la forza, la novità.

LC: Il lavoro di adattamento di un testo classico avviene a partire dall’originale o da una traduzione preesistente?

SM: Io ho cercato di lavorare sempre usando almeno anche l’originale. È ovvio che questo mi è stato più facile con Dickens che con Chrétien de Troyes, ma per entrambi avevo di fronte l’originale (e quando ho dovuto scegliere due brevi brani dall’originale del Perceval come exergo li ho voluti ritradurre io, chiedendo la supervisione di una filologa romanza). Ora però sto lavorando a un altro testo che nasce in una lingua che non conosco, e la cosa effettivamente mi pone delle difficoltà che non avevo avuto in precedenza.

Perceval, il ragazzo che voleva essere cavaliere, Sara Marconi, illustrazioni di Simone Frasca, Lapis

LC: A proposito di traduzioni, si sente dire da più parti che le traduzioni invecchiano più degli originali, da cui l’esigenza di mettere in cantiere nuove versioni, per un nuovo pubblico. Che ne pensi?
SM: Beh, certo! Sarebbe strano il contrario. Quelli che noi chiamiamo “classici” lo sono anche perché hanno la capacità di attraversare i secoli senza perdere la loro forza. Una traduzione, invece, è pensata inevitabilmente per offrire quel testo a un certo lettore, il lettore – ad esempio – italiano e borghese del primo novecento. È molto facile, quindi, che le traduzioni invecchino.

 LC: La continua ripubblicazione di nuove versione di vecchi classici potrebbe dipendere, almeno nel nostro paese, dalla grande quantità di adattamenti che circolavano fra i giovani lettori negli anni Sessanta /Settanta, in assenza di proposte autoctone? In fondo i ragazzi di ieri sono i genitori e educatori di oggi, che si sentono più sicuri nel proporre storie che pensano di conoscere (ma probabilmente non ricordano con precisione) piuttosto che libri recenti e per loro ignoti.

SM: Sì, questa potrebbe certamente essere una ragione. Non ci avevo pensato. Ribadisco però anche la mia, cioè che siano il frutto di un popolo di adulti non-lettori, che non conoscono la lettura come piacere ma solo come dovere. Raccolta punti, come dicevo.

LC: Ci sono dei classici non ancora riscritti per ragazzi di cui senti la mancanza? Altri che, a tuo parere, hanno oggi meno da dire?

SM: Non è una domanda facile. Finora non ho parlato delle ragioni per cui ho scelto di lavorare sull’Orlando furioso e sul Perceval, e poi sui racconti di Dickens, ma non riesco a rispondere a questa domanda senza partire da lì. Sia Ariosto che Chrétien de Troyes rielaborarono materie precedenti, raccogliendo e rendendo grandi delle storie che giravano per il mondo da anni o da secoli. Mi è piaciuta l’idea che grazie a me quelle storie potessero essere spinte ancora avanti nel tempo, oggi che gli originali sono, ahimè, inaffrontabili dalla maggior parte di noi. Ci sono altre storie che funzionano allo stesso modo, e quelle penso che sarebbe bello riscriverle.

Altro discorso per Dickens, che non rielabora materia precedente. Tuttavia anche i Racconti di Natale, forse con l’esclusione del più noto, il Canto di Natale, oggi sono di difficile lettura (e non parlo di ragazzi: mi riferisco a tutti, adulti e ragazzi). Qui sono stata sedotta dal fatto che mi pareva un libro necessario oggi, quasi urgente. Mi è sembrato che si “dovesse” dire quelle cose, ricordare quella che per Dickens è stata quasi un’ossessione, l’interdipendenza tra gli esseri umani, l’assurdità di pensarsi soli al mondo, la felicità data dalla condivisione, dall’apertura, dall’incontro – e l’infelicità profonda data dalla chiusura, dalla concentrazione su di sé, sui propri ipotetici torti subiti, sulla propria piccolissima storia.

Se incontrassi altri libri che mi sembrano altrettanto urgenti, e altrettanto difficili da leggere in originale, certamente tenterei di proporne la riscrittura a un editore.

Canto di Natale e altri racconti,Sara Marconi, illustrazioni di David Pintor, Lapis

Le riscritture di Sara Marconi:
Astolfo, cavaliere curioso, illustrato da Simone Frasca, Lapis 2014
Angelica, principessa combina-guai, illustrato da Simone Frasca, Lapis 2014
Orlando, paladino come nessun altro, illustrato da Simone Frasca, Lapis 2015
Bradamante, guerriera senza macchia, illustrato da Simone Frasca, Lapis 2015
Percival, il ragazzo che voleva essere cavaliere, illustrato da Simone Frasca, Lapis 2016
Galvano, cavaliere cortese, illustrato da Simone Frasca, Lapis 2016
Canto di Natale e altri racconti, illustrato da David Pintor, Lapis 2018

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