Libri conturbanti – Erotismo nei libri per adolescenti

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Servono le liste dei libri consigliati per le letture estive? Se fatte con criterio, in collaborazione con librerie specializzate, servono eccome. Sono un appoggio, un aiuto, un puntello. Leggere salva la vita, soprattutto in adolescenza, ce lo raccontano i ragazzi, ce lo confermano gli scrittori a loro volta forti lettori fin da bambini. Oppure si possono rivelare, per insegnanti incauti, anche armi a doppio taglio. Avevo 14 anni, era appena terminato il primo anno di scuola superiore, immancabile arrivò la lista di romanzi tra i quali scegliere le letture estive. Su una trentina di libri consigliati, ne avevo letti ben più della metà, da forte lettrice inconsapevole e sconsiderata.

Non avevo letto, però, Nanà, di Émile Zola, e a posteriori credo che questa mancanza dalla biblioteca di casa fosse voluta: mia madre da qualche tempo aveva inziato a nascondermi certi titoli. Trattandosi di un libro per la scuola, mia madre non si sarebbe potuta sottrarre. Non aveva voglia di impelagarsi in lunghe discussioni, o forse riteneva fosse arrivato il momento opportuno: insomma, mi comprò il libro. Fu una folgorazione reale: avevo certamente letto Anna Karenina, ma il bigottissimo Tolstoj si era dimenticato di aggiungere le scene più intime! Avevo anche letto Goethe, Dostoevskij, Mann, ma insomma, il sesso mancava del tutto! Qui, tra le carni bianche e sempre nude della florida ballerina Nanà, rivivevano uomini sottomessi, sofferenti, avvizziti. Eppure Nanà costava, pretendeva, il suo amore aveva un prezzo elevato. Era, dunque, una prostituta, Nanà? Vendeva il suo corpo? Ne ricavava infatti soldi, gioielli e vestiti, e case, servitori e carrozze. Era moralmente inaccettabile, Nanà? Non riuscivo a farmela apparire antipatica, non riuscivo a giudicarla, come non ci riesce mai il giornalista Zola, che pure ci si era messo d’impegno a condannare questa celebre ballerina dalla vita dissoluta. Mi impietosii, piansi con lei, patii i suoi amori e le violenze che le perpetravano i suoi amanti. Avevo appena scoperto il sesso e la prostituzione, tutto insieme.

Norman Rockwell
Look Away, Norman Rockwell

Fu un’estate di ricerche: lessi Moll Flanders, La lettera scarlatta, La signora delle camelie, Madame Bovary e rilessi anche i romanzi russi sotto a una luce nuova, differente. Ma lessi anche altro: cercai romanzi ancora più ambigui, nascosti in alto nella biblioteca di casa. Scovai un’edizione de Il Delta di Venere, di Anaïs Nin, che lessi con morbosa e vigile passione, sempre pronta a non farmi trovare con questo libro in mano, che percepivo non esattamente una lettura per signorine. Persi l’ingenuità, ma non l’innocenza. Perché nel libro scoprii una realtà mediata, non vissuta carnalmente. Il libro è stato per me fonte di esperienza e di vita vissuta, non mi ha insegnato, infatti, a riprodurre comportamenti, ma a riconoscere sensazioni, a porre in atto vissuti, a cercare quell’accenno di sensualità che percepivo e a cui non sapevo dare una risposta.

A 14 anni avevo il mondo davanti e nessuna esperienza. Avevo percezione del proibito? Certamente. Dello scandalo? Sicuramente. Ero ingenua ma non sciocca. Vivevo il mio corpo con le sue pulsioni e i desideri. Nel libro, ora, trovavo anche questo: sensualità e contemporaneamente una soddisfazione del desiderio. Fu un’estate magnifica, vissuta quasi interamente da sola sotto a un ombrellone, protetta dalle copertine anonime e serissime della BUR, e io dietro il libro ad arrossire. Diventai disobbediente: mi sceglievo le letture, affrontavo il pericolo del proibito, dello scandalo. Porci con le ali, di Marco Lombardo Radice e Lidia Ravera, per esempio. O un certo Milo Manara, il cui conturbante fumetto trovavo in fondo al settimanale L’ “Espresso” che mio padre dimenticava in bagno. (Poi non lo dimenticò più, lo sottrasse alla mia vista). Giravo le librerie, infrattandomi negli angoli bui. Quante volte mi sorprendevo a chiudere un libro rossa in faccia, abbandondando la libreria in fretta, alla ricerca della luce del sole e di un po’ di vento. Leggevo senza un vero criterio, quello che mi capitava sotto mano, preferendo i classici.

Perché i classici? Perché donavano una patina di rispettabilità al mio turbamento. Diventavo grande. Ero consapevole del mio corpo, di cosa poteva succedermi. Tutto internamente, almeno per il momento, almeno per quell’estate. Poco tempo dopo lessi Lolita, di Nabokov e l’esaltazione passò. Lolita fu per me insostenibile. Lolita rappresentava ciò che non potevo accettare: ero entrata nel campo del morboso, del vizioso fine a se stesso. Quanto odiai questa ragazzina provocante! Perché accettavo con simpatia le avventure di Nanà e consideravo con spregio (gettai infatti il libro contro il muro, dopo averlo letto fino all’ultima riga: ne ero attratta e sconvolta) questo insano rapporto? C’era il lascivo Humbert Humbert certo, ma la mia attenzione era interamente catalizzata da Lolita. Non ne capivo il comportamento, non ne accettavo le provocazioni. Non ero così, io! Oppure sì? Lo vedevo lo sguardo degli uomini sulle mie forme nuove da adolescente? Tutto quello che avevo vissuto internamente, tramite la lettura di libri sensuali ed erotici, nella scoperta e nella percezione di pulsioni ormonali, si rivelava nel contrappasso del “peccato”, del moralmente inaccettabile, del proibito. Perché Lolita era vera, era intorno a me, era nei comportamenti di compagne di scuole, nelle ragazzine di famosi programmi televisivi (erano gli anni di “Non è la rai”, discutibile ma seguitissimo programma televisivo, che metteva in scena ragazzine giovanissime, spudorate e sfacciate). L’uso della prima persona, la concitazione del romanzo, l’ambientazione stessa (il volume è degli anni ’50, non lontanissimo dagli anni ’90, rispetto ai romanzi ottocenteschi) me lo facevano sembrare troppo reale: percepii uno scollamento tra quello che era comunque una fantasia, per quanto reale nel meccanismo di percezione sensuale, e il mondo reale, dove violenza, stupro, ammiccamento, induzione alla prostituzione giravano intorno a me.

Torno al presente dopo questo viaggio nel mio passato da adolescente lettrice. Colgo una conversazione tra bibliotecarie: sono scandalizzate dalla richiesta di lettura delle 50 Sfumature da parte di ragazzine appena adolescenti. Si chiedono se dirlo alle madri, se tradire il rapporto di fiducia instaurato con le ragazze. Ci siamo dimenticati di cosa voglia dire avere un corpo che cresce? Di cosa succede a desiderare e a non riuscire a dare voce a quel desiderio? Certo, sono stata fortunata: io avevo accesso al Delta di Venere, che è un capolavoro della letteratura erotica. Ma perché negare agli adolescenti la possibilità di avere bei libri erotici? Non lasciamogli in mano le 50 Sfumature, pessima letteratura, e non certo per l’argomento, ma per tutto un mondo di bieca considerazione della donna, sottomessa, preda delle pulsioni più violente dell’uomo; ma non possiamo negargliele: offriamo invece altro. C’è ancora un fortissimo tabù riguardo alla sessualità nei libri per ragazzi. È raro trovare un libro che parli onestamente e con passione di quello che succede nell’immaginario di un adolescente.

Ho presente i libri di Marie-Aude Murail, perfetta indagatrice del mondo giovanile e scrittrice feconda e generosa, ma certo non sono libri erotici. Chiedo ai ragazzini cosa leggano, se leggono, se utilizzino solo video per soddisfare certe sane curiosità: mi rispondono, imbarazzatissimi, che qualche Manga contiene immagini esplicite e storie erotiche, ma i video servono meglio a soddisfare certe necessità. Video brutali, espliciti, spesso pornografici. Siamo sicuri che non sia meglio offrire in lettura un buon libro, che oltre a creare un immaginario sano, vitale, fecondo, li nutra anche, li faccia crescere, doni loro un qualcosa di più? La rivista Hamelin, nel numero 34 del settembre 2013 affronta esattamente questa problematica. “Sesso e altre bugie” è il titolo del numero e già da esso riconosciamo un mondo complesso, fatto di parole non dette, bugie celate, sguardi ambigui. Il corpo è negato dalla società, oppure utilizzato solo come specchio, come un manichino da esibire.

Norman Rockwell
Boy and girl gazing at the moon, Norman Rockwell

Eppure chi vive in mezzo ai bambini, sa che i bambini si toccano in continuazione la faccia, i capelli, i piedi, si mangiano le unghie, si esplorano, si osservano, si toccano i genitali con molta libertà. Crescendo, il corpo vive delle trasformazioni importanti e vitali, da salvaguardare anche nel pensiero, nella costruzione dell’immaginario. Una buona letteratura erotica potrebbe aiutare gli adolescenti e i ragazzi a vivere una transizione, a nutrire un corretto immaginario, che non sia stereotipato o negato o brutalizzato dai tabù. Siamo fatti di carne, di sangue, di acqua, di lacrime, di ossa, di secrezioni ed escrementi. Non dimentichiamolo in nome di una elevazione dello spirito o per paura di teorie false e pericolosissime.

Una risposta

  1. […] recente discussione sul sesso nei libri per adolescenti e preadolescenti, iniziata sulla rivista Libri Calzelunghe da un articolo di Angela Catrani, proseguita sulla rispettiva pagina Facebook e rilanciata sul blog […]