Il valore dello spazio bianco

Quando il primo scrittore sognò la nuova arte di fissare segni nellargilla, vide la luce silenziosamente anche unaltra arte complementare, senza la quale la prima sarebbe stata priva di significato. Lo scrittore era un artefice di messaggi, un creatore di segni; ma quei segni e messaggi richiedevano un mago che sapesse decifrarli, riconoscerne il significato, dar loro una voce. La scrittura richiede un lettore. (Una storia della lettura, Albert Manguel, traduzione a cura di Gianni Guadalupi, Feltrinelli, 2009, Milano pag. 157)

Se è indiscutibile la relazione etica che intercorre tra lautore di un libro e chi lo legge, non sempre si può affermare la stessa evidente corrispondenza per quanto riguarda leditore e i suoi lettori, o la comunità di lettori ai quali si rivolge.

Spesso ai gruppi editoriali più importanti non interessa che il lettore provi godimento a leggere, bensì che questi conduca a termine (il consùmere dei latini) una catena più o meno complessa di azioni alle cui origini presiede solitamente la penna dellautore. In ultima analisi quasi sempre importa soltanto che il lettore acquisti il libro.

Unaffermazione importante, questa dichiarata, con forza ed entusiasmo, nella premessa alla “Carta dei diritti del lettore”, a cura de lArcilettore, unassociazioni di lettori nata allo scopo di divulgare e condividere il piacere della lettura attraverso numerose iniziative caratterizzate dalla centralità dei lettori e dei libri.

Dati per assodati importanza e ruolo della letteratura in età evolutiva, sarà utile sottolineare quanto leggere sia unattività complessa. Richiede, infatti, oltre alla padronanza di abilità uditivo-fonologiche e visuo-percettive mediate dallattenzione visiva spaziale, lesistenza di fattori sociali, culturali e educativi che influenzano lacquisizione di dette abilità. (Il ruolo dellattenzione visiva spaziale nellapprendimento della lettura, Andrea Facoetti, Stampato in Il bambino e le abilità di lettura: il ruolo della visione, 2005, Milano, Franco Angeli)

Di conseguenza, quando ci si rivolge ai lettori più giovani, oltre alla qualità, allattrattiva dei contenuti, a uno stile e una forma consona, dovrebbe essere presente unattenzione particolare alla leggibilità del testo.

Forse tra gli espedienti tipografici, più a buon mercato per un editore, c’è proprio luso dello spazio bianco, altrimenti detto, spazio vuotoo spazio negativo.

A prima vista, luso adeguato di questo spazio, dà lidea di trovarsi di fronte a un testo attraente, ordinato ed elegante, che trasmette armonia ed equilibrio.

A uno sguardo più attento, salta agli occhi quanto questi spazi facilitino la lettura di un testo e aiutino a comprenderlo meglio.

Il giovane lettore avrà la sensazione e di fatto così sarà – di poter padroneggiare meglio la lettura e di poter vivere unesperienza alla sua portata.

Lo spazio ai margini, allinizio e alla fine di un capitolo, un paragrafo, tra le colonne, le righe, le parole, e le lettere, si rivela determinante per:

  • rendere meno densa una pagina scritta

  • guidare lo sguardo del lettore

  • evidenziare il testo

  • creare disegni geometrici impercettibili esteticamente piacevoli

  • offrire uno spazio creativo: uno spazio che permette al lettore di riposare lo sguardo e riempirlo con la sua immaginazione.

E così lo spazio bianco non solo coadiuva la leggibilità, ma quel processo per il quale la lettura diventa unarte capace di consentire laccesso a mondi magici.

Se la lettura riesce a coinvolgere non solo le capacità conoscitive della mente ma anche la sua fantasia e le sue emozioni”, non avremo solo insegnato a un bambino a decifrare le parole su un foglio bianco e a comprenderne il significato, ma avremo plasmato un lettore. (Imparare a leggere. Come affascinare i bambini con le parole, Bruno Bettelheim, Karen Zelan, Milano, Feltrinelli).

In questi termini, il semplice spazio bianco diventa uno spazio propedeutico al completo dipanarsi della magia della lettura.

Visto il potenziale di tale espediente e limportanza che esso sia usato scientemente, è bene indagarne il suo utilizzo in Italia, allo stato attuale.

Case editrici, quali Uovonero, bianconero, Sinnos, che dellaccessibilità e dellintegrazione hanno fatto il loro punto di forza, ne conoscono la valenza e lo utilizzano insieme ad altri espedienti, per aumentare la comprensione dei testi ed eliminare le barriere tipografiche.

In particolare, osservando i loro testi, si possono evidenziare accorgimenti comuni quali:

  • una spaziatura adeguata tra le lettere

  • un interlinea maggiorata

  • luso di un bianco meno acceso per evitare i riflessi.

Il fantasma di Canterville. Con CD Audio formato MP3, Oscar Wilde, Biancoenero, collana Raccontami, 2012
Il fantasma di Canterville. Con CD Audio formato MP3, Oscar Wilde, Biancoenero, collana Raccontami, 2012

Ma leggiamo sullargomento cosa ne pensa Irene Scarpati, direttore editoriale di bianconeroedizioni:

Per noi che facciamo narrativa ad Alta Leggibilità lo spazio bianco è prezioso perché
rappresenta una delle più immediate strategie di abbattimento delle barriere tipografiche, che sono un concreto ostacolo allaccesso al contenuto di un testo.

È lo spazio bianco che mettiamo per separare due paragrafi, in modo da offrire una pagina più leggera e amichevole.

In questo caso lo spazio bianco diventa un traguardo più facilmente raggiungibile e incoraggia il lettore ad andare avanti.

È lo spazio bianco che si trova alla fine delle nostre righe (non giustificate ma a bandiera).

In questo caso lo spazio bianco dà ritmo alla lettura.

È lo spazio bianco che è fondamentale nella nostra font: nel disegno della singola lettera che, per essere più chiara, gioca su pieni e vuoti, ma anche nello spazio tra le lettere e le parole.


Uno spazio bianco che concorre alla restituzione del contenuto attraverso la leggibilità, il ritmo, il recupero della sicurezza del lettore.

 

Quindi chi più di noi può amare gli spazi bianchi?

Sulla scia di questi esempi, sono molte le case editrici che stanno facendo piccoli passi in questa direzione, basterà confrontare le nuove edizioni di alcuni libri con quelle precedenti, per verificarlo.

Si osservino a titolo esemplificativo le riproduzioni delle pagine del libro Lo straliscodi Roberto Piumini, illustrato da Cecco Mariniello, nella edizione del 1993 edizione El, ed Einaudi del 2015:

Se sia un cambio di direzione dovuto o una nuova consapevolezza e impegno, o a un adeguamento alle esigenze del mercato, non è facile da dirsi.

Percorso che ben si addice non solo a quegli editori che si rivolgono esclusivamente a un pubblico di giovani lettori, ma a tutti quelli che aspirano a conquistare questa fetta di lettori, e non solo per questioni economiche ma per assolvere allessenza stessa della mediazione editoriale.

Scrive il sociologo e filosofo Pierre Bourdieu:

La scelta di un luogo di pubblicazione (in senso ampio) -editore, rivista, galleria, giornale – non è così importante se non in quanto a ogni autore, a ogni forma di produzione e di prodotto, corrisponde un luogo naturale (già esistente o da creare) nel campo di produzione e in quanto i produttori che non sono al posto giusto – che sono più o meno condannati a fallire: tutte le omologhe che garantiscono un pubblico adeguato, critici comprensivi, e così via, a chi ha trovato il suo posto nella struttura, giocano al contrario contro chi si è smarrito fuori del proprio luogo naturale (Le regole dellarte. Genesi e struttura del campo letterario, Pierre Bourdieu, di Anna Boschetti, Il Saggiatore, 2005, Milano, pag. 234).

C’è da augurarsi che questa auspicabile tendenza possa trovare un terreno fertile anche nei libri divulgativi, brulicanti di testo e di immagini, quasi a dimostrare una sorta di horror vacui, e di sofferenza nei confronti dello spazio vuoto.

Senza invece tener conto che dare meno informazioni, o per lo meno fornirle non troppo ammassate nello spazio della pagina, equivale ad ottener maggiore attenzione da parte del lettore, facilitare la sua immersione nel libro e, di conseguenza, aiuta a suscitare un piacere più profondo.

A rassicurazione che questa possa essere la strada giusta da intraprendere, riporto le parole di due personalità, leader nel mondo della comunicazione:

Nelle sesta legge sulla semplicità, il graphic designer, John Maeda, nel suo libro Le leggi della semplicità, scrive:

CONTESTO (Ciò che sta alla periferia della semplicità non è assolutamente periferico) C’è qualcosa di intrigante nel modo in cui i nostri occhi e le nostre mani lavorano di concerto. Immaginatevi seduti davanti a un tornio da vasaio, curando ogni dettaglio con grande concentrazione.

Tutto ciò che conta sta accadendo davanti a voi, sulle punte delle vostre dita, ed è tutto compreso nel vostro ristretto campo visivo. Il telefono squilla, o il campanello suona, e il controllo viene meno a causa dello sfondo che travolge la ribalta. Per fortuna, notate che la pentola sul fornello sta bollendo o scoprite di avere un taglio sulla mano. (Le leggi della semplicità, John Maeda, a cura di M. Faillo, 2006, Milano, Bruno Mondadori).

O più semplicemente, con il Jan Tsichhold, tipografo, scrittore, designer e insegnante tedesco, tra i più importanti progettisti del libro del Novecento, potremo dire:

White space is to be regarded as an activate element, not a passive

background.

Dimostrata la valenza tipografica dello spazio bianco, nella narrativa destinata a un pubblico di giovani lettori, non possiamo tacerne la valenza poetica che ogni autore dovrebbe conoscere e salvaguardare in fase di stampa del testo.

Significativa linsistenza con la quale Elsa Morante si rivolse ai suoi interlocutori editoriali, in fase di pubblicazione dellIsola di Arturo nel 1956, che verteva proprio sugli spazi bianchi:

questi spazi, così come io li ho indicati sul testo dattiloscritto, rispondono nel mio racconto, a un determinato ritmo narrativo: per il quale ognuno dei capitoli principali – divisi da occhiello serba, attraverso le pause fra i capitoli brevi, una sua continuità dazione.

E ancora:

È necessario, perciò, mantenere fra i successivi Capitoli brevi, questi spazi sulla stessa pagina: li si potrà, magari, ridurre a un poco meno di quel terzo di pagina che si era deciso, se Lei lo giudica necessario per lestetica tipografica. (Lettere di Elsa Morante a Bruno Fonzi del 24 novembre 1956, in Bardini, Morante Elsa. Italiana. Di professione poeta, Nistri- Lischi, Pisa 1999, pag. 82. Citata in Le diverse pagine. Il testo letterario tra scrittore, editore, lettore, Cadioli Alberto, Il Saggiatore, Milano, 2012)

Un espediente di valore quindi al servizio di autori, editori e lettori, ma soprattutto della lettura, sempre più a rischio in unepoca dominata non solo dalla comunicazione visiva ma anche dalla velocizzazione delle storie audiovisive e digitali, di cui le nuove generazioni sono esperti fruitori.

Una storia della lettura, Albert Manguel, traduzione a cura di Gianni Guadalupi, Feltrinelli, 2009, Milano pag. 157
Il ruolo dell’attenzione visiva spaziale nell’apprendimento della lettura, Andrea Facoetti, Stampato in “Il bambino e le abilità di lettura: il ruolo della visione”, 2005, Milano, Franco Angeli).
Imparare a leggere. Come affascinare i bambini con le parole, Bruno Bettelheim, Karen Zelan, Milano, Feltrinelli
Le regole dell’arte. Genesi e struttura del campo letterario, Pierre  Bourdieu, di Anna Boschetti, Il Saggiatore, 2005, Milano, pag. 234.
Le leggi della semplicità, John Maeda, a cura di M. Faillo, 2006, Milano, Bruno Mondadori.
Lettere di Elsa Morante a Bruno Fonzi del 24 novembre 1956, in Bardini, Morante Elsa. Italiana. Di professione poeta, Nistri- Lischi, Pisa 1999, pag. 82. Citata in Le diverse pagine. Il testo letterario tra scrittore, editore, lettore, Cadioli Alberto, Il Saggiatore, Milano, 2012)

Una risposta

  1. […] fa abitudine, a leggere gli spazi è altra questione. L’hanno ben spiegato Angela Catrani e Alessandra Starace in due recenti articoli pubblicati su Libri […]