Orari d’uscita, quelli che segnano giornate scolastiche incominciate così come sono finite: male.
Per Auguste Mars, nuovo nella scuola, nuovo del posto e con un grave lutto alle spalle, l’orario d’uscita significava la possibilità di chiedere spiegazioni in merito a una dedica posta su un libro, che un professore sui generis gli aveva dato in lettura… e invece si era trasformato in una trappola, dalla quale era uscito con nozioni inutili sul regolamento interno della nuova scuola e con la sgradevole sensazione che il direttore fosse una persona per nulla piacevole.
E con il cellulare confiscato, come solo le persone poco piacevoli sanno fare: senza nessun motivo e senza nessuna spiegazione. Una O di ‘orario’ che diventa una O di ‘ordini’: ordini inconcludenti e maligni, appartenenti alla schiera degli ordini destinati ad essere infranti.
Orari d’uscita che porterebbero verso casa, alla tranquillità degli affetti cari, e invece si rivelano un cul de sac, tra le grinfie di un gruppetto di bulli. Ma anche un momento per dimostrare, tra la soglia del territorio scolastico e quello che non può più essere regolato dai suoi ordini, il proprio coraggio, i propri talenti.
Perché nessun orario prestabilito può segnare il corso imprevedibile delle storie.
