Incontrarsi dentro un libro

La cornice dell’incontro

Written by Carla Colussi

Cosa accade intorno a un incontro dentro a un libro

Negli ultimi quindici – vent’anni  la discussione sulla lettura e su come e quando far avvenire l’incontro tra il bambino e il libro è cresciuta enormemente. Si sono moltiplicati i progetti e le occasioni di condivisione di idee e obiettivi.

Oggi nelle scuole si fanno progetti lettura e molte sono le scuole che, malgrado le oggettive difficoltà, hanno una biblioteca scolastica e anche biblioteche di classe.

Nonostante questo e nonostante i dati ci dicano che i lettori 0-14 anni siano in crescita, è sconfortante constatare come tale dato crolli verso i diciotto anni per non risalire.

Questo non deve scoraggiarci, deve piuttosto spingerci a farci delle domande. Dobbiamo fermarci a riflettere.

Daniela Lucangeli, docente di Psicologia dello sviluppo presso l’Università di Padova, in un suo recente intervento ha parlato di obesità informazionale; sono talmente tante le informazioni che arrivano ai bambini che in realtà non nutrono, ma ingozzano.  Il cervello essendo “pieno”, per fare spazio deve lasciar andare alcune informazioni. La fretta e la quantità di informazioni e di stimoli non permette la sedimentazione.

Inoltre  noi ci rivolgiamo a bambini del XXI secolo che vivono una realtà mutata e mutevole; è necessario cambiare metodo di trasmissione del sapere. Dobbiamo aprirci ai nuovi linguaggi e trovare nuove tecniche per consentire l’incontro tra libro e ragazzo. Oggi fomentare l’amore per il libro e farsi mediatori dell’incontro con il libro, non può prescindere da alcuni punti fondamentali:

  • Rallentare
  • Ridurre
  • Ampliare
  • Diversificare

 

RALLENTARE

È assolutamente necessario darsi e dare tempo. Il momento della lettura, sia che l’adulto legga ad alta voce sia che i ragazzi leggano per conto proprio in classe, deve essere fuori dal tempo. I nostri ragazzi fin dalla nascita assorbono questa enorme e ormai folle accelerazione nella quale viviamo. Tuttavia  tale fenomeno accade per precisi motivi legati a fatti storici e sociali, non è un inevitabile destino. Ciò vuol dire che è possibile invertire la rotta. Cominciamo a virare. Rallentiamo.

RIDURRE

Ridurre tutto. Le aspettative, il numero di libri e di pagine, le attività e  le proposte. Concentrare la propria proposta su pochi titoli di qualità (su questo concetto tornerò), scelti accuratamente (meglio se con i ragazzi), individuare una o due  proposte di attività e lavorare in profondità.Lavorare da palombari e non da surfisti, come dice una prof grintosa.

Rallentare, ridurre, diversificare, ampliare

AMPLIARE

Ridurre le aspettative, ma ampliare le nostre conoscenzeper offrire a ogni ragazzo/a il SUO libro e facilitarlo/a nella scoperta di che tipo di lettore è. È  impensabile proporre i classici a chi comincia la sua avventura di lettore,  non tanto – e non solo –  perché sia cambiato il linguaggio (neanche io parlavo come Pollyanna!), ma soprattutto perché i linguaggi si sono moltiplicati e si sono contaminati tra loro dando vita a nuove strutture narrative e noi dobbiamo partire da qui per condurre, se è il caso, verso altro. Inoltre è assolutamente necessario che la nostra azione di facilitatore si rivolga a tutti; al ragazzo lettore debole e al ragazzo non di madre lingua italiana come al ragazzo lettore forte. Per fare questo la letteratura che proporrò deve parlare un linguaggio condiviso (attenzione non ho detto banale, piatto e sciatto). Il lettore inesperto, qualsiasi età abbia, è un lettore resistente, come ci dice Chambers. Ha bisogno che il libro si plasmi su di sé, pretende che l’autore lo prenda per quello che è, non è disponibile ad accogliere il libro e dargli l’occasione di parlargli. Ecco perché è necessario che ci sia una letteratura di ottimo livello che accoglie il lettore inesperto lo travolge e lo trascina dentro il libro. Ed è assolutamente necessario conoscerla.

In ultimo vale la pena soffermarci a riflettere che come ci ricorda Annalisa Strada, con la leggerezza arguta che la contraddistingue “Anche Manzoni è stato un esordiente”. Insomma un grande romanzo è tale anche se non è stato scritto cento anni fa! Ampliare, andare oltre il genere. Oggi l ‘editoria offre albi, silent e graphic novel che possono incontrare i gusti dei più riottosi, le esigenze di chi fa fatica con la pagina scritta per i più diversi motivi  e apre la mente di chi è lettore, proponendo narrazioni di-verse.

DIVERSIFICARE

Appunto. I ragazzi non sono tutti i uguali. Ognuno ha il suo bagaglio di conoscenze ed esperienze, quindi diversificare, affinché, ancora una volta, ogni ragazzo trovi il SUO libro, che gli offra un appoggio per decollare. Diversificare nella scelta delle tecniche narrative, come si diceva, ma anche nei generi letterari, non fare della letteratura un mezzo per parlare di storia, mafia,bullismo, ma lasciarla parlare e basta. Uno dei libri più belli che ho letto ultimamente è Thornhill di Pam Smay.

Pam Smay, Thornhill (traduzione di Sante Bandirali, Uovonero, 2017).

Thornhill narra due storie che accadono in due periodi differenti; una è raccontata solo attraverso la parola, l’altra solo attraverso le immagini. Le due tecniche narrative si intrecciano e si completano. Le immagini, a tutta pagina e in bianco e nero, sono piene di particolare.  Si snodano come sequenze cinematografiche con primi piani, piani americani e campi lunghi. La parte scritta è il diario di una ragazzina ospite di un orfanotrofio e vittima di bullismo. Al diario la ragazza affida le sue paure. Sembra quasi di toccarla la paura e l’angoscia di Mary , prende allo stomaco. Mary chiusa nel suo mutismo selettivo realizza pupazzi di creta. Anche Ella, protagonista dell’altra storia, è sola. È andata a vivere in una casa davanti all’orfanotrofio, ma trent’anni dopo. L’alternanza tra narrazione scritta e narrazione per immagini, aumenta la suspance e la drammaticità delle storie.  Libro bellissimo che affronta con molteplici linguaggi tante tematiche, lasciando che a parlare sia prima di tutto la letteratura. Un libro come Thornhill può affascinare anche un lettore riottoso per la molteplicità di linguaggi, il fascino delle immagini e una narrazione che prende allo stomaco.

METTIAMOCI DEL NOSTRO

Non possiamo formare lettori e fomentare l’amore per il libro se non siamo noi stessi lettori. Voraci, appassionati e senza pregiudizi, ma consapevoli di cosa stiamo leggendo e facendo leggere. Perché esiste letteratura di serie A e letteratura di serie B (eh, sì!) e dobbiamo riconoscerla per leggerla e saperla proporre, a seconda dei momenti e dei casi. Non è necessario leggere solo grandi autori (di oggi o di ieri), però è necessario saperli riconoscere, dopo di che: che ognuno legga ciò che crede e ciò di cui ha bisogno in quel momento.

Vediamo ora come avventuraci insieme ai nostri ragazzi nel bosco della letteratura e con loro trovare, la strada.

Primo: leggere. Non loro. Noi. Dobbiamo leggere i libri per ragazzi per poterli conoscere e proporre.

Secondo:amare. Dobbiamo amare la letteratura per ragazzi e non pensare che siccome l’utenza a cui è destinata e giovane ed inesperta, tali libri siano banali e non possano dirci nulla. Questa è un pregiudizio ancora oggi molto diffuso. La letteratura per ragazzi è piena di libri di alto e altissimo livello. Offrite loro la possibilità di affascinarvi e ammaliarvi. Solo così potrete renderli affascinanti ai ragazzi.

Terzo: studiare. Così come abbiamo studiato la letteratura dell’Ottocento o quella del Duecento, dobbiamo studiare la letteratura per ragazzi. E poiché questa è sempre più multimediale, ovvero si esprime con e attraverso linguaggi diversi, è necessario approfondire le nostre conoscenze anche in altri settori.

Quarto: ancora studiare, perché per affascinare, ammaliare e fomentare amore per il libro dobbiamo sapere  come fare, che linguaggio usare, che strada intraprendere. Spesso di strada ce ne è più di una. Spesso le strade cambiano negli anni. Dobbiamo cambiare il cosa e anche il come. Dobbiamo essere ricercatori del come insegnare, sperimentando tecniche e riportando risultati da condividere con altri ricercatori. Registrare le lezioni, analizzarne i punti di forza e di debolezza. Abbandonare quando serve la lezione frontale e la lettura condivisa per permettere ai ragazzi di lavorare a piccoli gruppi, favorendo anche i più timidi ed introversi e il lavoro tra pari. Credo che il cosa e il come vadano a braccetto nonostante ultimamente qualcuno sembra mettere in dubbio ciò che per me è assodato da sempre.

Per facilitare l’incontro tra ragazzo/bambino e libro dobbiamo noi per primi incontrare il libro e incontrarci nel libro. Quest’incontro si rinnova giorno per giorno. Non è mai scontato ed è un incontro in cammino.

 

 

sull'autore

Carla Colussi

Libraia e contastorie, per anni ha lavorato nel Teatro Ragazzi. Oggi porta storie e laboratori nelle scuole, nelle librerie e nelle biblioteche. Ha un'associazione di promozione alla lettura (Girandole in Tour) e un blog StorieGirandole.it