Incontrarsi dentro un libro

Una tana nel libro

Written by Francesca M

Dentro un libro si può cascare; da un libro si può fuggire. Nel libro si va fino in fondo, si cresce: il racconto della lettura attraverso sei libri variamente fantastici.

Si può entrare nel libro infilandoci prima il naso, e poi decidere di tuffarsi dentro completamente. Passato il varco, si è nella tana dei personaggi e se ne condivide la storia. È l’incontro più stupefacente che si possa fare, è il cammino del lettore nel libro.

Ebbene, condurre il me-stesso-nel-libro, scrive Aidan Chambers, “dipende da una buona combinazione di elementi familiari, che fanno sentire a proprio agio il lettore, e di elementi misteriosi e sconosciuti, che suscitano interesse, stupore e curiosità” (da Siamo quello che leggiamo, crescere tra lettura e letteratura, Aidan Chambers, a cura di Gabriela Zucchini, Modena, Equilibri edizioni, 2011- p. 104).

La lettura è benessere, rifugio e stupore. A volte basta poco per dimenticare dove ci troviamo e che ore sono. Quando un libro assorbe completamente, le energie, il tempo e lo spazio sono dimensioni relative, l’esperienza è incentrata nello scorrere delle parole e delle immagini, l’immaginazione e il ragionamento sono nelle pagine, dove ricadono tutte le emozioni che una storia riesce a trasmettere. Il lettore appagato si sente al sicuro in quella comoda tana, che sia un cuscino, un prato, una sedia, un letto, un ramo, una soffitta, una libreria ma soprattutto è a suo agio nella tana del libro. Ci si infila quando viene favorito l’abbandono delle difese, e a quel punto, qualsiasi rumore tace e parlano le pagine.

Alice si introduce nella tana del Bianconiglio, un pertugio stretto, che presto le fa perdere l’equilibrio, quello della realtà, affinché sia evidente da subito che il Paese delle Meraviglie è il regno dell’immaginazione. È un altrove in cui lo stupore guida il nuovo cammino e nulla ha senso, se si cercano spiegazioni razionali e anche per questo diventa piacevole perdersi. Alice sa che sarebbe bastato aprire gli occhi per tornare alla sbiadita realtà, senza i colori della fantasia, e così indugia il più a lungo possibile in mezzo alle Meraviglie.

La bambina subisce una sorta di trasfigurazione seguendo la storia e precipita nel libro. Si abbandona all’ascolto come nel sonno, il coniglio con l’orologio si fa visibile e la sua tana diventa accessibile: questo accade perché Alice ha fiducia nella narrazione, ci crede.

Alice e Bianconiglio nell’illustrazione di John Tenniel.

Anche l’Alice di Gianni Rodari rifugge la noia e ha voglia di evadere, ripercorre le tracce della prima senza intermediari: è una lettrice.

Pioveva. Non si poteva scendere in cortile e la televisione trasmetteva un programma noioso. Che fare? Alice prese di malavoglia dallo scaffale un vecchio libro di favole illustrato. Guardò la prima pagina con uno sbadiglio, ma alla seconda pagina era tutta attenzione, come una lumachina quando caccia le corna. Alla terza pagina era così interessata che cascò nel libro a capofitto.

Alice nelle figure, illustrazione di Anna Laura Cantone

In Alice nelle figure di Gianni Rodari, per distrarsi da un momento tedioso precipita a capofitto nel libro. Si “immerge” nella lettura ed evoca l’immagine di un tuffo, di un totale assorbimento. Per raggiungere questo altrove piacevole si entra proprio con la testa, sembrerebbe un rifugio in cui la materia contrasta, (aria e acqua/carta) eppure stabilisce che l’impossibile diventa possibile. È la tana in cui si acquisiscono dei superpoteri, basta avere fiducia nella storia. La metafora della lumachina che “tira fuori” le corna valorizza il momento in cui scatta qualcosa: è l’interesse, un’attrazione talmente forte, che la risucchia nel libro. L’abbandono alla lettura si fa liberatorio, attivo e soprattutto piacevole.

A volte quella tana è proprio il rifugio in cui ripararsi dal disagio, dalla frustrazione, dalla sofferenza. Tutto quello che si desidera è la leggerezza e l’avventura. Bastiano trova in una libreria antiquaria il libro La storia Infinita e la sua fuga finisce nella soffitta della scuola, lì ricava un nascondiglio. Le vicende del regno di Fantàsia che Bastiano legge, lo catapultano nel libro, che è la vera tana. La lettura lo appassiona a tal punto da condividere i successi e gli insuccessi del protagonista della storia, con trasporto. Atreyu è un guerriero ma anche un ragazzino, è determinato a combattere l’avanzamento del Nulla, commette errori ma non si arrende mai, e un po’ di quel coraggio resta attaccato addosso anche a Bastiano. La storia lo convince a farsi trascinare nel libro e, da lettore, Bastiano diventa personaggio. La trasfigurazione ha luogo dopo che ogni resistenza, ogni perplessità e timore lasciano lo spazio alla volontà di vivere davvero l’avventura. Sono i personaggi che gli mostrano il suo valore e Bastiano si butta, entra nel varco magico e si mette in gioco. “Fiordiluna!” grida, ed è il nuovo nome da dare all’Imperatrice e che aveva già scelto da un po’: è questo lo stratagemma per il tuffo nel libro, il lettore che decide di pronunciare il nome, entra magicamente nella storia. Prende forma a questo punto un gioco di specchi: il lettore che entra nel ruolo del protagonista, si immedesima in Bastiano, che a sua volta, si proietta in Atreyu, coraggioso combattente del Nulla. Tutti insieme affrontano il senso di vuoto, che si sperimenta in tanti modi diversi anche nella realtà.

La storia infinita, diretto da Wolfgang Petersen e basato sull’omonimo romanzo di Michael Ende

Gli elementi familiari, conosciuti e condivisibili sono l’aggancio, ma sono lo stupore e la meraviglia a spingere il lettore a credere nella storia. La curiosità libera il lettore dal vincolo del tempo e dello spazio per lasciare che il me-stesso-nel-libro vaghi liberamente nel mondo fantastico. Il libro è il rifugio in cui Alice si perde: chiede informazioni al sibillino Stregatto, ma percorre ogni sentiero che incontra appagata dallo stupore. Bastiano corre il rischio di non voler tornare alla realtà. Il libro è ristoro e decidere di lasciarlo per tornare alla quotidianità pare insopportabile: sua madre non c’è più e il padre non è empatico. Bastiano, infatti, inizia a perdere i ricordi e i desideri, e potrebbe annullare se stesso nella fantasia. Atreyu lo soccorre, conducendolo nelle Acque della vita, simboliche, che lo sommergono, lo liberano, lo ristorano. Bastiano compie l’ultima scelta e decide di sentirsi sufficientemente alleviato per tornare alla realtà: infatti, esce dal libro e riabbraccia il padre. Quando riporta il libro al libraio, questo gli confida di aver fatto lo stesso suo percorso, dentro e fuori dal libro, a conferma che si tratta di una Storia infinita.

Il varco tra il mondo della storia e quello reale resta aperto, potrebbe far uscire i personaggi dalle pagine, come in Cuore d’inchiostro, scritto da Cornelia Funke. Il passaggio è la voce del padre di Maggie, detto “lingua di fata” perché può evocare i personaggi dai libri. Per la figlia quella voce è il rifugio in cui trovare conforto dopo la sparizione della madre e cerca di perdersi in quel suono, il più a lungo possibile.

– Una poesia, una sola. Una corta corta. Dai, fallo per me.
Suo padre sospirò. – Una sola?
Lei annuì. – Su, leggi!
E Mo cominciò a riempire la quiete notturna di parole. Le attirava fuori dalle pagine come se non stessero aspettando altro che la sua voce: lunghe e corte, aspre e dolci, sibilanti e gutturali. Danzavano per la stanza, solleticavano la pelle, dipingevano figure di vetro colorato nel vuoto. Meggie continuò a sentirle anche quando si appisolò e Mo richiuse il libro. Parole che le spiegavano il mondo, il lato chiaro e quello oscuro, e via via eressero un muro di difesa contro i brutti sogni. Quella notte rimasero tutti fuori.
(Cornelia Funke. Cuore d’inchiostro).

Il muro di difesa crolla durante l’abbandono nel sonno e resta aperto il passaggio dei brutti sogni, non c’è un coniglietto bizzarro da inseguire ma ci sono tanti personaggi fantastici che escono dai libri e dall’inconscio. La voce speciale del padre di Maggie è la chiave del varco e l’aveva così anche la madre, ma ne è stata privata. Senza il potere della parola, la donna è rimasta imprigionata dall’altra parte. Riaperto il passaggio, i personaggi più strani attraversano i libri e portano fuori le loro storie, scappano. I loro corpi sono scritti e l’inchiostro è la loro sostanza, ma uscendo dal libro prendono consistenza, tridimensionalità e questo crea in loro un desiderio di potere e libertà, e per ottenerlo sono disposti a tutto. La storia che balza dentro e fuori i libri, zampilla vivace e tiene alta la tensione per tutto il racconto, che alla fine tornerà l’oggetto inerme che era, ma con tante vibrazioni chiuse dentro. Questo gioco di scambi tra il dentro e il fuori stimola la fantasia di ogni lettore, che nel libro ha immaginato di incontrare i personaggi.

Gli incontri in un libro sono bizzarri sempre, sono coincidenze fantastiche, e c’è da chiedersi dove sia la tana, dentro o fuori dal libro. Anche in Nessun dove di Neil Gaiman, una ragazza malconcia di nome Porta, custode del portale, tenta di sfuggire ai nemici e rivela a Richard Mayhew un mondo parallelo ribaltato, sotterraneo, pericoloso e nascosto. Porta scappa fuori ma poi si tira dentro il malcapitato Richard.

Entra nel racconto attivamente, passando da un portale, e una volta dentro rischia di perdere se stesso come accade a Bastiano. La memoria che le persone hanno di lui scompare, il suo appartamento viene venduto, nessuno lo ricorda più, nemmeno la fidanzata, quindi deve vivere tutta la storia per ritrovare se stesso, il se-stesso-fuori-dalla-storia.

La ricerca di se stessi a volte è il tema dominante di queste storie. È un cammino di crescita e consapevolezza che si alterna tra il sogno e la realtà, la fuga e la scoperta, ed è anche il filo che lega questi libri, dove l’altrove invade la realtà, e viceversa. È un gioco di specchi dove in ogni caso ci si lascia trasportare dallo stupore e dalla voglia di meraviglia. Si potrebbe dire che è la fantasia di un libro che si scrive da solo, di un libro da poter abitare per il tempo di un sogno, e rappresenta una delle fughe più piacevoli dalla realtà, che magari è noiosa, come per Alice, o dolorosa, come per Bastiano.

È la voglia di meraviglia che spinge Blake a cercare dentro Il libro del drago lo stupore. Il libro lo chiama e connette così due vicende: una contemporanea ambientata in un collegio di Oxford e l’altra a Magonza nel 1452, intorno a Gutenberg e alla sua straordinaria invenzione. Tra i due protagonisti, coetanei, ci sono più di 550 anni di storia, ma il destino li unisce nel libro.

Che razza di libro è questo?
Blake voltò una pagina e poi un’altra e un’altra ancora alla ricerca di un modo per entrare nella storia, ma non riuscì a trovarne nemmeno uno.
Non c’erano parole a guidarlo, solo una serie di pagine bianche che portavano verso l’ignoto, come una scala a chiocciola. Lasciò che la sua mente le seguisse per un po’, chiedendosi dove sarebbero finite, ma sembravano non portare da nessuna parte, solo più avanti, sempre più avanti.
Si sentiva deluso ed eccitato al tempo stesso, come se si fosse imbarcato in un’impresa alla ricerca di qualcosa. Ma cosa stava cercando? E come avrebbe capito di averla trovata?
Era solo un ragazzino di dodici anni a cui non piaceva particolarmente leggere.
Eppure era certo che più esplorava, più a fondo scavava, più era probabile che portasse alla luce qualcosa, magari un segreto codificato nella carta, che avrebbe condotto a una scoperta ancora più grande.
Ma come era possibile, si chiese, leggere un libro bianco?
Alla fine chiuse il volume e lo rimise sullo scaffale, senza capire che la storia si stava già scrivendo da sé…

Blake, come Maggie, scopre l’importanza della voce, della parola: c’è un mistero, un libro che vuole essere letto, emette vibrazioni come ci aspetteremmo di sentir provenire da Cuore d’inchiostro, ma si rivela bianco, solo entrando nella storia si può scoprire se sia il libro senza parole o un ragazzo senza voce. Il rifugio è la biblioteca, un luogo di silenzio e raccoglimento, ma lo è anche il libro, che rivela di essere speciale: è il passaggio segreto per quel mondo di misteri e anche di crimini. I balzi tra dentro e fuori a un libro comunque mantengono sempre un po’ di rischi, perdersi può anche essere fatale, e i personaggi sono spesso minacciosi, ci sono nemici da combattere, altrimenti la storia sarebbe ben poco avventurosa. Trova molti ostacoli anche Alice, tra le meraviglie deve fare i conti con una Regina che vuol far saltare teste continuamente. Per Blake è ancora più rischioso: affronta misteri oscuri perché in realtà quel libro, che di fatto lo ha chiamato a sé, è l’Ultimo Libro, quello che contiene l’intera conoscenza del Mondo, e ci sono molti malvagi che vorrebbero possederlo.

Dai libri può uscire anche qualcosa di così straordinario da stravolgere completamente il rifugio, da distruggerlo. Il lettore-personaggio che finisce così lontano dal suo mondo reale, può rischiare anche di non tornare più: l’abbiamo visto con Bastiano, Maggie, Richard. E i due fratelli Shepherd, Judy e Peter. Come Blake, che è stato scelto dal libro, anche a loro accade qualcosa di simile.

I fratelli Judy e Peter sono afflitti dalla noia, è il loro Nulla da combattere. Trasgrediscono alle regole con una piccola fuga da casa e non trovano un libro, come ci aspetteremmo a questo punto, ma una scatola: Jumanji. Avventure nella giungla. È un gioco da tavolo, che narra una sua storia e nel modo più interattivo possibile. I fratelli in principio lo ignorano, ma lo scopriranno man mano che il gioco avanzerà.

Nel rifugio di casa i ragazzi iniziano a giocare, anche se la scatola contiene un curioso avvertimento: “Gratuito. Svago per molti ma non per tutti. P.S.: Leggere attentamente le istruzioni”. Quello che accade è davvero sorprendente: una invasione di fantasia imbizzarrita e irrefrenabile travolge i due fratelli nella realtà domestica. La giungla entra in salotto. Le illustrazioni di Chris Van Allsburg sono evocative e visionarie. Il confine tra la realtà domestica, fatta di oggetti e riferimenti del quotidiano, è ancora più efficace con l’introduzione degli elementi fantastici del mondo immaginario. L’autore esplora questo confine e lo rende ancora più sottile. Lo sgomento e lo stupore provati dai due fratelli sono gli stessi dei personaggi incontrati finora che finiscono nei libri, ma sono più vividi, perché piombano con irruenza indomita in casa. Per quanto pericoloso, il gioco deve essere finito, come per gli altri protagonisti di libri, la storia e il percorso devono essere completati.

Jumanji, illustrazione di Chris Van Allsburg

Questo libro esprime perfettamente la citazione iniziale di Aidan Chambers: l’autore ci accompagna prima nella quotidianità della casa della famiglia Shepherd, e poi libera la giungla. Con gli occhi schiviamo gli animali che travolgono i mobili e ci ripariamo dalla pioggia monsonica che scroscia dal soffitto del salotto, mentre i protagonisti giocano attorniati da scimmie dispettose.

Jumanji, illustrazione di Chris Van Allsburg

Dopo un’esperienza tanto forte, che scuote ogni equilibrio, che confonde realtà e finzione, sogno e veglia, illusione e concretezza, non si è certo più gli stessi della prima pagina. La prova più difficile, che il lettore e il personaggio hanno superato, è la fiducia nella storia e poi in se stessi. C’è molto coraggio nell’avere fiducia e ciò dimostra una crescita di autostima. Alla fine del libro, e dell’avventura, sono stati sperimentati i propri limiti: entrare in gioco significa anche crescere. Bastiano cresce. Alice nel Paese delle Meraviglie cresce, nella libertà che la fantasia le lascia. A questo proposito ci sono molti dialoghi divertenti sul suo cammino, ad esempio mentre la Duchessa conversa di morale con Alice, e le suggerisce: “Sii ciò che vuoi parere”. Ormai ha dimostrato di avere coraggio e autostima, la caratterizzano, e il lettore lo sa, perché ha affrontato il percorso con lei.

Si sperimentano avventure incredibili in ognuno di questi libri. È una condivisione di fiducia ed entra nella tana chi ci crede. A storia finita, restano pezzetti di quel coraggio. Accresce, in chi ha attraversato quelle pagine, la consapevolezza di possedere abilità simili ai personaggi più forti e audaci. Il libro diventa casa per tutto quello che già era noto, diventa desiderio per tutto quello che stimola, e riflette come uno specchio, perché permette di scoprire o riscoprire una parte di se stessi. Dopo aver letto un buon libro, non si è più come quando si legge la prima pagina, ma si è più ricchi.

Bibliografia
Siamo quello che leggiamo, crescere tra lettura e letteratura, Aidan Chambers, a cura di Gabriela Zucchini, Equilibri edizioni, Modena, 2011
Alice nel paese delle meraviglie, Lewis Carol, illustrazioni di J. Tenniel, Crescere edizioni, collana La biblioteca dei ragazzi, Varese, 2015.
Alice nelle figure, Gianni Rodari, illustratore Anna Laura Cantone, Emme Edizioni, San Dorligo della Valle, 2005.
La storia infinita, Michael Ende, Longanesi, traduttore A. Pandolfi, collana La Gaja Scienza, Milano, 1981
Da cui il film: La storia infinita, film fantastico del 1984, diretto da Wolfgang Petersen
Cuore d’inchiostro, Cornelia Funke, traduzione Roberta Magnaghi, Mondadori, Milano, 2007
Nessun dove, Neil Gaiman, traduttore Elena Villa, Fanucci, collana TIF Extra, Roma, 2011
Il libro del drago, Matthew Skelton, traduttore F. Paracchini, Mondadori, Milano, 2006
Jumanji, Chris Van Allsburg, autore e illustratore, Logos, collana illustrazione, Modena, 2013

sull'autore

Francesca M

Collabora con la rivista letteraria online /Book avenue, nella rubrica Piccoli Lettori Crescono, in qualità di redattrice, occupandosi di recensioni di libri per bambini e ragazzi. Scrive storie, rivolta ai ragazzi, e promuove laboratori e approfondimenti di lettura. Dopo qualche piccolo premio letterario e l'inclusione nel catalogo del concorso Syria Poletti/Sulle Ali delle Farfalle 2013 (Sacile), nel 2016 ha pubblicato il suo primo romanzo per ragazzi, La vacanza spettrale.