Musica, maestro! Tempi, ritmo e bianco & nero nell’albo illustrato

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Numerose sono le scelte stilistiche che un illustratore può usare per creare movimento e ritmo in un albo illustrato.

La scelta dei colori in un albo non può mai essere casuale: crea focalizzazione, atmosfera, calore o distanza. Ma crea anche un tempo di lettura dell’immagine e un andamento: mentre guardiamo un albo, veniamo contagiati e immersi in un mood dato dalla singola illustrazione e dallo scorrere di una tavola dopo l’altra, fino alla percezione di un’atmosfera del libro, con un suo ritmo e tempi propri.

Se l’illustratore decide di giocare con forti contrasti di colore tra una tavola e l’altra, il ritmo dell’albo subisce naturalmente una variazione in linea con quella opposizione.

Prendiamo il caso in cui ci troviamo di fronte a un’alternanza di tavole in bianco e nero e tavole a colori: da un lato abbiamo immagini ad alto contrasto o con gradazioni di grigi, chiaroscuri, ombre e luce. Dall’altro siamo in un mondo a colori vivi e netti, sfumature e fusioni, giochi di sovrapposizioni e fantasie in cui ogni tinta ha un suo impatto e una sua temperatura differente dalle altre.

In questo passaggio dal mondo b/n al mondo a colori, ad ogni pagina arriviamo in un’altra atmosfera, i tempi si dilatano e si restringono e la sola percezione di questo cambiamento crea un movimento.

Il ritmo totale dell’albo è condizionato da questa alternanza. Racconta Ugo Valentini, che da anni crea laboratori di musica e albi illustrati:

Pensando al ritmo come “un movimento regolare nel tempo” mi viene da dire che nell’albo illustrato il ritmo sia “un movimento regolare nel tempo di lettura”. Più l’autore saprà esprimere questo movimento, che riguarda l’andamento di concetti opposti o semplicemente concatenati, più il lettore leggerà guidato dalle sue emozioni in un tempo “proprio” organizzato “in maniera nascosta” dall’autore.

Cominciamo col cercare di scovare i tempi “nascosti” ne Il Ghiribizzo, opera del lavoro e dell’amicizia tra Bruno Tognolini e Giulia Orecchia. Nella notazione musicale, in cima allo spartito, abbiamo un’indicazione del tempo e dell’andamento dell’opera musicale. Proviamo a giocare con essa, come se potesse dettare il tempo di approccio dei nostri albi.

Il Ghiribizzo, Bruno Tognolini, Giulia Orecchia, Motta Junior
Colori: tempo allegro, vivace, vivo. Rallentando.
B/N: tempo adagio, lento, lentissimo.
Musica consigliata durante la lettura:
Shining happy people, R.E.M.
Il ballo di San Vito, Vinicio Capossela

Mattia è un bambino vivace, vitale, incontenibile. La sua energia pulsante ha bisogno di manifestarsi fisicamente.

Il Ghiribizzo, testo Bruno Tognolini, illustrazioni Giulia Orecchia, Motta Junior, 2014
Il Ghiribizzo, testo Bruno Tognolini, illustrazioni Giulia Orecchia, Motta Junior, 2014

Il Ghiribizzo è la sua anima viva, un mostriciattolo che ha in sé tutti i colori dell’arcobaleno e che dona a Mattia l’innata voglia di saltare, correre, muoversi da tutte le parti.

Giulia Orecchia è celebre per il suo uso sapiente del colore, con accostamenti cromatici vivaci e netti che in queste tavole esplodono. Improvvisamente il tripudio di colori lascia spazio a pagine monocromatiche, sui toni del nero, grigio topo, nebbia: il mostro del Ghiribizzo non è ben voluto dagli adulti attorno a Mattia, esasperati dalla sua iperattività, e decide di tornarsene al suo paese, seguito da tutti gli altri Ghiribizzi.

Il Ghiribizzo, testo Bruno Tognolini, illustrazioni Giulia Orecchia, Motta Junior, 2014
Il Ghiribizzo, testo Bruno Tognolini, illustrazioni Giulia Orecchia, Motta Junior, 2014

Le pagine, come l’animo delle persone, si svuotano di vivacità.

La storia ha improvvisamente cambiato andamento. Non serve leggere il testo, e nemmeno interpretare le espressioni dei personaggi: da solo il salto cromatico determina una svolta, non solo del senso, ma anche del ritmo e del tempo di lettura.

Giulia Orecchia, ragionando sulla scelta di usare questa alternanza, ci dice che “è stata una scelta che sentivo ovvia: quale altro elemento visivo poteva così immediatamente e inequivocabilmente comunicare la trasformazione del mondo ghiribizzo in mondo grigio?”.

La mamma di Mattia decide di andare a riprendere il Ghiribizzo del figlio, nel paese dei Ghiribizzi.

Il piccolo mostro colorato comprende la mamma, ma la sottopone a una prova, un segno di fiducia: le chiede di ballare. E la mamma balla!

Cominciamo a risalire verso un tempo più incalzante: ci viene voglia di battere il piede, l’andamento cresce e le pagine si ripopolano di colori vivi. Il mondo grigio si dissolve, il cuore (della narrazione… e il nostro?) comincia a battere più velocemente, l’ossigeno porta giallo, rosso, rosa, verde. Il nero scompare, il tempo è di nuovo Vivo.

Il Ghiribizzo, testo Bruno Tognolini, illustrazioni Giulia Orecchia, Motta Junior, 2014
Il Ghiribizzo, testo Bruno Tognolini, illustrazioni Giulia Orecchia, Motta Junior, 2014

L’approccio all’albo è plurisensoriale: da una parte sonoro con la voce, scritta il più delle volte a chiare lettere o solo intuita intimamente in un libro senza parole; dall’altra l’immagine, la componente visiva, i nostri occhi che si spostano sul foglio e seguono l’andamento di forme e colori nello spazio.

Ma l’alternanza tra b/n e colore rende l’esperienza sinestetica: sentiamo le immagini nella loro armonia, anche quando non interviene il testo scritto.

João Fazenda, illustratore portoghese, ha partorito un albo musicale e melodico non usando una sola parola: ha giocato con l’alternanza b/n e colore per creare un wordless di grande ritmo e poesia.

Dança, João Fazenda, Pato Logico
Colori: tempo allegro
B/N: tempo lento
Musica suggerita durante la lettura:
Libertango, Astor Piazzolla

Un uomo vive nel suo mondo grigio, quadrato e monotono. La bella compagna, un tripudio di colori e forme sinuose, è appassionata di danza e lo porta a ballare con lei. Il vestito rosso della donna incornicia la sua pelle rosea. Mentre si perde nella melodia e nel ritmo della musica, viene rapita da una sorta di estasi. La musica la porta in un altro mondo, in alto, in un’altra dimensione, fino a farla sollevare da terra e volare.

Dança, João Fazenda, Pato Logico, 2015
Dança, João Fazenda, Pato Logico, 2015

Il nostro amico grigio, nel suo completo bianco e nero, la guarda dal basso e non riesce ad abbandonarsi, rimane ancorato a terra.

Va a scuola di danza, prova a far scorrere quel flusso dentro di sé, ma la sua natura b/n è troppo rigida per permettergli di essere attraversato da musica e colore.

Un giorno, dopo tentativi goffi e mal riusciti di trovare dentro di sé il ritmo e lasciarsi andare, decide di compiere un gesto definitivo: si toglie le scarpe nere squadrate che gli imprigionano l’animo da ballerino, di allentare la cravatta triangolare e nera che lo stringe al collo.

I piedi rosa e rotondi escono fuori dalla prigione e cominciano a battere il ritmo; le guance si colorano, il grigio lo abbandona, i pantaloni diventano blu, le linee si ammorbidiscono. Egli comincia a danzare e, finalmente, i flussi di ritmo e colore lo attraversano, fino a renderlo leggero e incontrare sul soffitto la sua bella. Il blu e il rosso si fondono in una macchia di colore senza contorni.

Il grigio che avvolge la vita del protagonista scandisce un tempo monocorde, un ritmo piatto, una routine da catena di montaggio. La danza e la musica hanno i toni caldi del giallo, rosso e rosa e un ritmo incalzante. Il passaggio dal b/n al colore crea un movimento in crescendo, un netto cambio di atmosfera e tono, un preludio alla grande chiusura finale del libro.

La nostra vista ci regala la possibilità di cogliere sfumature di colore, sovrapposizioni, tridimensionalità. Abbiamo biologicamente il dono di vedere molto bene ciò che ci è vicino, di assaporarne nettamente i contorni e le variazioni, distinguendo le differenze cromatiche. Abbiamo costruito un mondo iconico a nostra immagine e somiglianza, soprattutto in campo artistico.

Cosa succede ai nostri occhi?

Il bianco e il nero rappresentano il contrasto per definizione e garantiscono una percezione chiara e netta. I nostri occhi si posano su questa differenza tra assenza e presenza di colore senza fatica, abituati a distinguere la differenza.

Improvvisamente un capovolgimento: l’intervento di tavole a colori aumenta il nostro livello di attenzione rivolta verso le nuove stimolazioni.

Quando al b/n si associano immagini bidimensionali e piatte in contrapposizione alle immagini a pieni colori e volume e ricche di ombre e tridimensionalità, il climax è ancora più potente: il tempo cambia e da lento incalza, cresce, si affretta fino ad esplodere.

Chiamatemi Sandokan, un omaggio a Emilio Salgari, Fabian Negrin, Salani
B/N: Tempi lentissimo, lento, in crescendo
Colore: tempi vivace, vivo.
Musica consigliata durante la lettura:
Per un pugno di dollari, tema, Ennio Morricone
Bohemian Rapsody, Queen; Sandokan, sigla originale

Un pomeriggio noioso e piatto a casa della nonna, davanti alla tv, viene rappresentato da Negrin con illustrazioni bianche e nere bidimensionali: il ritmo è cadenzato, monotono, il tempo lentissimo.

Chiamatemi Sandokan, Fabian Negrin, Salani, 2011
Chiamatemi Sandokan, Fabian Negrin, Salani, 2011

La bambina protagonista trova un vecchio libro di Sandokan e si appassiona: il ritmo comincia, anche se di poco, ad aumentare. Arriva il cuginetto, con cui condividere la scoperta.

Il rosso comincia a insinuarsi nella pagina, il libro di Sandokan, unico elemento colorato, si fa strada. Dopo ben 11 pagine di bianchi e neri con piccoli sprazzi di tono mattone che sapientemente colorano le guance dei due bambini protagonisti, ecco il cambio di tempo: una doppia pagina di pieno colore notturno, misterioso, carico di emozione.

Il genio ironico di Negrin sottolinea il salto mantenendo la stessa posizione dei nuovi personaggi, Sandokan e Yanez, uguale a quella dei due cuginetti che giocano a “fare finta di essere Sandokan”. Ma siamo in un altro mood, in un’altra storia, in un altro libro: il ritmo è ora sostenuto, il tempo definitivamente vivo.

Dal noioso pomeriggio a casa della nonna b/n alla concitata avventura per mare, a suon di Rosso scarlatto, Verde foresta, Blu oltremare e Giallo tigre, la lentezza scompare, il flusso della storia è cambiato, e influisce anche lì dove ricompaiono le immagini in bianco e nero dei bambini. C’è un’avventura da vivere nella sua pienezza, ci sono battaglie, tempeste, arrembaggi a tinte forti e piene.

Per esigenze editoriali ed economiche Fortunatamente di Remy Charlip fu stampato a doppia pagina alternata B/N e a colori (ne ha parlato Barbara Ferraro in un precedente articolo). Quello che è uscito fuori da questo fortuito escamotage è un esemplare caso di ritmo regolare come una filastrocca, in cui invece l’andamento cambia ogni momento, una sinusoide di picchi verso l’alto e verso il basso.

Fortunatamente, Remy Charlip, Orecchio Acerbo
Colore e b/n alternati: tempi vivace e lento, ripetuti.
Musica consigliata durante la lettura:
Volta la carta, Fabrizio De Andrè

Ned ha una maglia rossa e pantaloni gialli, occhi azzurri e un’espressione fiduciosa. È felice perché qualcuno lo ha invitato a una festa a sorpresa. Appena giriamo pagina però la tavola in b/n fa il suo effetto spiazzante.

Il libro è ritmatissimo, ha i tempi di una filastrocca, accentuati dalla scelta costretta dell’alternanza. La melodia che si crea in Fortunatamente sembra quella di un susseguirsi di accordi maggiori e minori. Remy Charlip è stato anche un visionario coreografo, il ritmo e la musica hanno fatto parte della sua identità.

E non a caso, la cooperativa Il Treno ha scelto di creare una bellissima traduzione di Lingua dei Segni italiana grazie a Vincenzo Speranza, insegnante sordo. La LIS si presta alla traduzione di albi illustrati perché utilizza fortemente la componente visiva delle illustrazioni come riferimento e sostegno. In questo caso crea una danza di segni a ritmo sostenuto e continuo, in cui l’alternanza tra colore e assenza di colore è ancora più chiara ed evidente di quanto lo sia nella parola scritta o letta.

Abbiamo visto come il salto tra immagini in b/n e a colori permettano un movimento di ritmo e tempo nell’albo illustrato, e uno spostamento da un mood a un altro.

Ma finora il bianco e nero sono stati attribuiti a un tempo lento, un’atmosfera cupa in contrapposizione alle illustrazioni in cui l’esplosione di colori vitali cambiava notevolmente tempo di lettura e battito.

In alcuni casi però ci troviamo in una situazione diametralmente opposta.

In A caccia dell’Orso, di Michael Rosen e Helen Oxenbury, il ritmo è dato dal susseguirsi di un ritornello bianco e nero e una strofa colorata. Nella celebre ritmatissima versione letta per festeggiare i 25 anni del libro, Rosen canta il ritornello in bianco e nero con un tempo allegro e la sua voce si fa più grave durante la strofa.

Potremmo pensare che in questo caso gli autori abbiano voluto sottolineare con i colori l’azione, il pathos e il movimento, e con il b/n la ripetizione e la ciclicità che ci riporta al ritornello, alla sicurezza. L’azione pericolosa e temibile è conclusa, i protagonisti hanno attraversato paludi e campi e li hanno superati.

Ecco quindi di nuovo il rassicurante ritornello, che permette di fermarsi e prepararsi alla nuova avventura.

Per concludere, da poco è uscito un bellissimo corto prodotto dalla Gobelins – Ecole de l’image, tributo alla pioniera dell’animazione e della silhouette Lotte Reiniger (di lei se n’è parlato anche in un precedente articolo), che gioca tutta la sua atmosfera e il suo andamento su un unico cambio repentino di colore.

Lotte balla in un mondo di luci e ombre, bianco e nero, un tributo alle sue opere meravigliose fatte di contrasti. Improvvisamente il suo compagno di ballo si ferma, fissa la finestra. Lei decide di percorrere il lungo corridoio e di affacciarsi.

Il mondo fuori è colorato, si sono persi completamente i b/n della sala da ballo. Ma quei chiaroscuri donavano un’atmosfera di festa, allegra, vitale. Il ritorno al colore è invece il ritorno alla vita vera, all’ombra della guerra, del nazismo, delle preoccupazioni quotidiane e per il futuro. L’andamento cala e sprofonda vorticosamente ripiegandosi verso un tono intimo, lento, amaro.

Michael Harvey, tra i più importanti storyteller europei, racconta le sue storie sul ritmo di un tamburo. Nei suoi workshop, quando parla del ritmo narrativo spiega che nella narrazione “per cambiare il ritmo è necessario modificare le pause – le pause sembrano solo vuoti, ma sono davvero un partner attivo nel dare il ritmo”. Lo spazio tra un colpo e l’altro di tamburo generano il ritmo, non il colpo stesso.

L’alternanza di illustrazioni b/n e a colori permettono un flusso tra colpi e pause che rende l’albo pienamente sostenuto e vivo e rapisce il lettore portandolo con sé in un flusso coinvolgente e melodico, in cui il suo cuore e il cuore dell’albo battono insieme.

Il Ritmo e il Tempo uniti assieme sono la vita, il carattere della musica, si può dire, il suo sistema nervoso; la loro unione determina l’umore di una composizione.
(La grammatica della musica, Otto Karoly, Einaudi)
Il Ghiribizzo, Bruno Tognolini, Giulia Orecchia, Motta Junior, 2014
Dança, João Fazenda, Pato Logico, 2015
Chiamatemi Sandokan. Un omaggio a Emilio Salgari, Fabian Negrin, Salani, 2011
Fortunatamente, Remy Charlip, Orecchio Acerbo, 2010, Roma
A caccia dell’Orso, Michael Rosen Helen Oxenbury, Mondadori, 2013