Lost in Translation

Yeongieu vinylusan – Yeong-I’s Plastic Umbrella

Written by Marina Petruzio

In inglese Yeong-I’s Plastic Umbrella, in francese, uniche due lingue in cui è stato tradotto ad oggi, Le parapluie vert, Yeongieu vinylusan è un albo illustrato interamente coreano. Due gli importanti autori del panorama culturale odierno della Corea del Sud: per i testi, Yun Dong-jae scrittore e soprattutto poeta tra i più quotati in Corea, Kim Jae-hong per le figure, artista con molte personali dedicate e illustratore di albi per l’infanzia, la sua arte viene definita come un ponte tra uomo e natura. Il verde nelle sue sfumature il colore maggiormente usato.
Un albo lento, che induce alla riflessione, che ha bisogno di tempo per elaborare un pensiero, per fare di quel giallo uno stile di vita e non solo un seme cromatico. Una bambina guarda il mondo a lei circostante, con un gioco di dentro e fuori scena l’illustratore la fa protagonista o attenta osservatrice. Parte della scena come della vita e fuori dall’illustrazione nei momenti in cui è più necessario osservare che non essere protagonisti. Una bambina guarda il mondo e ai lettori pare di vederlo attraverso i suoi occhi, quasi se ne percepiscono i pensieri tanto è vicina quando è da questa parte del libro. Vicina al lettore. Attenta osservatrice di un intorno che la sollecita a pensare, a scegliere, a farsi un’idea propria e ad agire seguendo un suo, unico, sentire.

Yeong-i è un nome di bambina, in Corea. Quella sulla via di scuola una mattina come tante. Solo, oggi, di pioggia a battente. Un piccolo fazzoletto arrotolato a trattenere i sottili capelli neri. Lo zaino con i libri sulle spalle e la piccola borsa col pranzo appesa al braccio. Maglietta giallo sole – in Asia il colore legato alla saggezza – e ombrello verde in plastica trasparente che si specchia luminoso nelle pozze lungo il cammino.

Qualcuno la osserva da dentro casa, un saluto silente quanto amoroso a quella bimba che va per la sua strada. Dentro, un muro tinto anch’esso di giallo scuro, mangiato dagli anni, inspessito dalle tante tinte via via sovrapposte, reso cupo da polvere e umidità. Piove oggi. Ma sul davanzale interno di una piccola finestra una vecchia latta ammaccata, un vecchio barattolo delle conserve, di colore verde, ospita una fioritura giallo sole di un’imminente primavera che attende solo di espandersi all’esterno.

Un sentiero di piccoli gradini lavorati nella terra battuta e resa dura come cemento è la via che porta a scuola e al villaggio. L’intorno è fango e grigio, un bianco sporcato dalla polvere resa densa, umida. Tutto è slavato e sembra sciogliersi lentamente. In quel grigiore odoroso di melma, tra le parole alte e gli scherni dei bambini in attesa di entrare a scuola, qualcuno si affaccia da un negozio urlando qualcosa in direzione del muro. Vecchio pazzo…

Un cumulo umido, del colore del fango, si stacca da un muro. È un vecchio. Seduto là, appoggiato a quel muro, ne ha assorbito il colore. La pioggia lo trafigge. Dorme all’addiaccio coperto da un cencio, sicuramente l’unico suo indumento, coperto dalla sua povertà. Accanto a lui una vecchia latta ammaccata, un vecchio barattolo delle conserve, di colore verde. Laddove potrebbero essere lasciate cadere anche solo delle minute monetine non resta spazio che per la pioggia, acqua sino all’orlo, acqua a tracimare. Attorno le urla dei giochi degli scolari che attendono l’ingresso a scuola, che la giornata cominci, che si sia tutti uguali. Una bambina osserva da sotto il suo vecchio ombrello di plastica verde che tutto tinge e tutto riflette.

Due povertà diverse. Una latta dove far crescere un po’ di bellezza, una per far fiorire la speranza del pane quotidiano, forse. Un cencio umido per non inzupparsi di pioggia o un vecchio ombrello, di quella plastica trasparente, spessa e a volte appiccicosa, che sfuma tutti i colori in quel verde che un po’ è speranza un po’ quotidiana povertà, che seppur bucato e mutilato della sua punta ripara più di un cencio. E che nelle ore di scuola, magari, si può condividere per poi ritrovarlo perfettamente e con cura chiuso, i suoi spicchi ripiegati, appoggiato con delicatezza al muro a fine giornata, quando ormai non piove più. Quel muro grigio adesso color di sabbia, ora che gli ombrelli sono spade per duellare e che quel verde brillante ripara da un caldo giallo sul sentiero in salita per tornare a casa.

Salendo piano, che il cammino è lungo, guardando il cielo ormai perfettamente azzurro, a Yeong-I, nel silenzio del suo andare e tornare sola, un piccolo pensiero si affaccerà generoso… poteva anche tenerlo… tra sé e sé, riparandosi dal sole col suo bellissimo ombrello di plastica verde.
Di riflessi e figure celate, di bianca, fitta pioggia e colori neutri come un pensiero che a poco poco emerge, è fatto questo albo.

Pubblicato in Francia da Didier Jeunesse è stato particolarmente apprezzato negli ambienti educativi per la particolarità dell’argomento trattato, per il realismo dell’immagine che nulla toglie alla crudezza di un mendicante scacciato, sbeffeggiato e intriso di pioggia, e per la poesia e l’incanto estremo con cui parole e illustrazioni narrano la povertà.

Yeong-I’s Plastic Umbrella
Testo Yun Dong-jae
Illustrazioni Kim Jae-hong
Traduzione dal coreano Shaun Gale
Edizione in lingua originale 2005
Edizione in inglese 2015
Changbi Publishers, Inc. Korea

sull'autore

Marina Petruzio

Fondatrice di Leggere insieme sul webmagazine Luukmagazine.com, una rubrica di recensioni di albi illustrati e libri rivolti all'infanzia e co-fondatrice del blog comeunacipolla.it, un luogo di confronto dialogico rivolto alla letteratura dei bambini e delle bambine

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