Il bianco e nero nei primissimi libri per bambini

In questi giorni ho il privilegio di avere a che fare con un bambino tutto nuovo e tutto mio. È nato da poche settimane ma ha già manifestato, chiare e forti, alcune sue preferenze: la vicinanza, il contatto fisico (non potrebbe essere altrimenti, dopo nove mesi trascorsi all’interno di un bozzolo caldo e chiuso), l’esposizione alla luce e, più di ogni altra cosa, le parole. Ama ascoltare ciò che la mamma gli sussurra tenendolo stretto in un abbraccio. Ho il sospetto, ma è più una certezza, che tutti i neonati abbiano gli stessi gusti del mio Andrea.

Del resto è risaputo che l’udito dei bebè è perfettamente sviluppato. Le ricerche scientifiche hanno ampiamente dimostrato che il feto, già a partire dalla ventesima settimana di vita, riconosce il suono della voce materna e lo manifesta attraverso un’accelerazione del battito cardiaco e alcuni movimenti nella pancia (flessione degli arti, contrazione del tronco). Una volta nato, il neonato è naturalmente attratto dalla voce della mamma e la preferisce ad altre voci.
Come facciamo a esserne sicuri? Grazie ad alcuni originali esperimenti che hanno sfruttato ciò che il neonato sa fare meglio: succhiare il seno. Il bambino viene messo a contatto con due capezzoli di gomma artificiali. Succhiando il primo, il piccolo sente la registrazione della voce della mamma tramite un paio di cuffie, succhiando il secondo, la voce che passa è di una donna estranea. Indovinate quale capezzolo è presto il prescelto?

I ricercatori sfruttano anche il fatto che i bambini rallentano la suzione quando qualcosa desta la loro attenzione (come la voce materna) e ricominciano a succhiare rapidamente quando si annoiano (approfondimenti qui).

Entro il settimo mese di gestazione anche le papille gustative del feto sono formate, e i suoi recettori olfattivi, che gli consentono di odorare, sono funzionanti.

La vista dei neonati

E per quanto riguarda la vista? È il senso meno sviluppato. Negli ultimi mesi della gravidanza, il feto apre gli occhi e percepisce la luce identificandola come una tinta rossastra o viola. Quando nasce, il bebè vede in bianco e nero.

Andrea e la giostrina Munari
Andrea osserva una giostrina di Munari fatta in casa. La giostrina va posta a 25-30 cm dal suo viso in modo che possa mettere a fuoco gli oggetti senza toccarli.

Nelle prime settimane la sua vista è poco definita. Riesce a distinguere solo ciò che gli viene posto a una distanza ravvicinata, a 20-25 cm dal suo viso. Il bambino riconosce la differenza tra luce e buio e le prime immagini che fa proprie sono quelle caratterizzate da forti contrasti di luminosità, da contorni netti, regolari, percepiti da particolari cellule della corteccia visiva dette “cellule semplici” (studi di D. H. Hubel e T. N. Wiesel condotti negli anni ‘60).

Dal quarto mese di vita, il bambino inizia a percepire i colori in modo preciso e, passati i 6 mesi, dimostra sempre più interesse per ciò che lo circonda, scoprendo maggiori dettagli. Il contrasto bianco-nero è uno stimolo per il cervello dei neonati. È dunque possibile attivare la loro attenzione e incoraggiarne la concentrazione mettendoli di fronte a cartoncini o libretti con immagini in bianco e nero, con semplici motivi geometrici, rappresentazioni di oggetti comuni e animali a silhouette. Se il neonato vede le immagini in bianco e nero possiamo venire incontro a questa sua predisposizione proponendogli libri con fondi piatti, in bianco o in nero, sui quali spiccano sagome a contrasto:

 

Andrea legge Black & White

In queste immagini, Andrea legge Black & White, di Tana Hoban (HarperCollins Children’s Book, 2007), un libro consigliato dalla nascita fino ai 2 anni, realizzato con pagine in cartoncino spesso dal formato leporello che presenta, su entrambe le facciate, silhouette in bianco e nero di oggetti e animali.

Di seguito altri esempi di albi cartonati diretti alla primissima infanzia caratterizzati da pagine nere o bianche su cui risaltano figure a contrasto di oggetti, animali, elementi della natura, forme geometriche:

Sono grande - Non ho sonno
Copertine e esempi di interni: Sono grande, Luigi Paladin, Desideria Guicciardini, Lapis, 2009 – Non ho sonno, Luigi Paladin, Desideria Guicciardini, Lapis, 2009

 

I mie animali, cover e interni
Copertine e esempi di interni: I miei animali, Xavier Deneux, Tourbillon

 

Copertina de I bimbi guardano
I bambini guardano cerchi e quadrati, C. Picthall, Logos, 2006
White on black collage
Copertina e interni di Black on White, Tana Hoban, HarperCollins Publishers, 1993

Il lavoro di Tana Hoban

La capacità di decifrare il simbolismo delle illustrazioni, di capire cioè che un disegno è la rappresentazione di un oggetto reale, non è una conquista semplice. Fino ai 18 mesi circa i bambini non sono ancora in grado di comprendere questo processo; per loro è molto più facile riconoscere gli oggetti attraverso fotografie o disegni molto realistici (Luigi Paladin, Rita Valentino Merletti, Nati sotto il segno dei libri, Idest, 2015).
Un’evidenza ben nota alla famosa fotografa americana Tana Hoban che, dagli anni ‘60, ha realizzato moltissimi albi fotografici rivolti alla prima e primissima infanzia tesi a sviluppare l’osservazione e l’acutezza della percezione (alcuni esempi nell’immagine seguente):

Alcuni libri di Tana Hoban

Tana Hoban riteneva importante immortalare e dare il giusto peso a certi istanti di vita che, se non fotografati, sarebbero scivolati via, inosservati. Aveva a cuore il verbo to notice: notare, stare attenti al particolare. Con i suoi scatti, nati da momenti in apparenza banali, desiderava pungolarci e obbligarci a guardare intorno a noi e a posare lo sguardo su quello che ci sta intorno, senza superficialità.

Ciccì Coccò

Rimanendo in tema di albi fotografici rivolti ai bambini, purtroppo scarsamente diffusi nel panorama editoriale italiano, è impossibile non citare lo storico libro d’arte Ciccì Coccò di Enzo Arnone e Bruno Munari, uno dei primi e rari libri per bambini dove viene usata la fotografia. Un suggestivo racconto per immagini in bianco e nero, accompagnato da brevi testi e filastrocche in tre lingue (italiano, francese e inglese), in cui i bimbi protagonisti vengono ritratti in atteggiamenti spontanei, estemporanei, rubati alla loro quotidianità spensierata e sfrenata, alle prese con la loro libera esplorazione delmondo. Gli scatti sono stati realizzati da Arnone tra gli anni ’70 e ’80.

 

 

Un altro originale libro fotografico rivolto alla prima infanzia e che prevede l’impiego delle sagome nere sul fondo bianco è Les animaux de la ferme, di François Delebecque, Les Grandes Personnes, 2010. Si tratta di un cartonato di ampio formato con alette sulle quali sono raffigurate le silhouette di una serie di animali illustrati di profilo, per favorirne il riconoscimento. Alzando la finestrella compaiono le corrispettive immagini fotografiche.

 

Le Animeux copertina

Le Animeux cover
Les animaux de la ferme, di François Delebecque, Les Grandes Personnes, 2010.

 

In Un bacio, di Emanuela Bussolati e Silvia Morara (editore Franco Cosimo Panini), le immagini fotografiche in bianco e nero riprendono un bambino nel momento della nanna che riesce a rasserenarsi solo grazie alla presenza amorevole della madre.unbacio_cov_web

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Un bacio, Emanuela Bussolati, Silvia Morara, Franco Cosimo Panini, 2011

 

Alcuni scettici si chiedono se sia davvero utile proporre libri ai piccolissimi, prima che siano in grado di tenerli saldamente in mano, vedere con chiarezza le figure, riconoscere il significato dei disegni. Il progetto Nati per Leggere ci ricorda che solo a partire dai 6 mesi il bambino matura le basi cognitive per accorgersi che il libro è un oggetto a sé, con delle peculiarità proprie, diverso dalle altre cose con cui gioca. Da questo momento in avanti sarà anche in grado di afferrarlo da solo, di toccarlo, rigirarlo ed esplorarlo con tutti i sensi.

È dunque sbagliato leggere e mostrare ai bambini libri di qualità prima dei 6 mesi?

La risposta è NO, al contrario. È consigliabile, se si vuole favorire la familiarizzazione con l’oggetto libro e farlo diventare un elemento conosciuto con naturalezza e senza forzature, un compagno di vita. Forti anche della consapevolezza che i bambini, fino a quattro anni, vivono una tumultuosa fase di apprendimento, irripetibile, quella che le neuroscienze chiamano età fertile del cervello.

Il compito di noi adulti è allora quello di investire nella prima infanzia, di fornire stimoli adeguati, di nutrire la mente dei nostri bambini da subito, anche andando alla ricerca dei libri che sanno di buono, come li definisce Luigi Paladin (Liber n. 107, Luglio Settembre 2015) riferendosi alle proposte di lettura per la fascia 0-3 anni. Libri cioè che prevedono un adeguato spazio bianco di rispetto del lettore.

Il bianco e nero dovrebbe essere più usato negli albi per i piccolissimi. Riprendiamo le parole di Paladin:

Se l’immagine è troppo complessa, il bambino ha difficoltà a cogliere l’insieme, perciò si focalizza su tanti piccoli particolari, a volte senza collegarli tra di loro, perdendo il senso del messaggio.

Paladin sottolinea anche che i baby libri non dovrebbero, come invece sono per la maggior parte, essere infarciti di colori e cose. Al contrario, l’attenzione andrebbe posta sulla forma, sui contorni e sui confini delle immagini, in modo che appaiano evidenti e separati dal fondo, riconoscibili.

Una buona illustrazione è quella che, servendosi di pochi ed essenziali tratti, riesce a rappresentare esseri umani, oggetti, animali in maniera decodificabile da tutti i lettori. Gli illustratori che si dedicano alla prima infanzia dovrebbero concentrarsi prevalentemente sulla forma, preoccupandosi di rispettare sempre l’essenza delle cose, altrimenti il cervello non le riconosce, non riesce a identificarle. Quando si semplifica, occorre mantenere quelle linee elementari basiche, quei particolari essenziali che consentono il riconoscimento dell’oggetto. Se non si rispetta questa regola, il disegno perde di senso e risulta disarmonico.

Sfortunatamente numerosi autori ed editori ignorano questi principi. Erroneamente si crede che un libro rivolto ai lettori più giovani debba prevedere una gran quantità di illustrazioni e di colori, meglio se sgargianti, e purtroppo questa è l’offerta dominante sugli scaffali.

 

Black & White, Tana Hoban, HarperCollins Children’s Book, 2007
Sono grande, Luigi Paladin, Desideria Guicciardini, Lapis, 2009
Non ho sonno, Luigi Paladin, Desideria Guicciardini, Lapis, 2009
I miei animali, Xavier Deneux, Tourbillon, 2015
I bambini guardano cerchi e quadrati, C. Picthall, Logos, 2006
Black on White, Tana Hoban, HarperCollins Publishers, 1993
Ciccì Coccò, Bruno Munari, fotografie di Enzo Arnone, Ed. Corraini, 8a ristampa 03/2014
Les animaux de la ferme, di François Delebecque, Les Grandes Personnes, 2010.